Lettera aperta alla “libera” stampa

Articolo di Claudio Tecchio tratto da Dossier Tibet visita il sito

Care/i giornaliste/i “accreditate”/i

Il CIO aveva detto che solo per qualche giorno, e solo per voi, la censura preventiva del regime comunista avrebbe allentato i controlli. Ma ieri, accendendo il computer, vi siete accorti che, “stranamente”, molti siti, risultavano inaccessibili. I cinesi, ed il CIO, vi avevano fatto anche credere che avreste potuto muovervi liberamente in tutto il paese ma oggi scoprite che in molte zone, non ci potete mettere piede.

Volevate andare a Pechino “per dare voce al dissenso”. Ma i dissedenti, come era facile prevedere, sono finiti tutti in carcere o nei gulag.

Volevate “parlare con la gente comune, con i diseredati e gli ultimi”. Ma i diseredati, come si poteva facilmente immaginare, li hanno già deportati da mesi e gli ultimi rimasti, non sono certo disposti a parlare con voi sapendo di rischiare la galera.

Prima di autorizzarvi ad entrare in Cina, complici le autorità di molti paesi “liberi”, a vostra insaputa vi hanno fatto anche fatto l’esame del sangue ed ora i vostri dati sensibili sono negli archivi della polizia politica cinese.

E adesso che “finalmente” siete arrivati nella camera d’albergo, scoprite che è imbottita di microfoni e telecamere che dovrebbero monitorarvi giorno e notte.

Che la vostra posta elettronica, sia in arrivo che in partenza, viene letta con attenzione da centinaia di zelanti funzionari di partito che decidono di volta in volta di inoltrarla sil vostro computer.

Che i vostri telefoni sono sotto controllo.

Capisco che “tenete famiglia” (ed i compensi pattuiti, trasferta compresa, fanno gola) ma credo che a tutto ci sia un limite, e questo limite, anche se non ve ne siete accorti, i comunisti cinesi lo hanno passato da un pezzo.

Un sussulto di dignità consentirebbe anche a qualcuno di voi di riscattarsi per tutte le menzogne scritte, per tutte le veline propinate ai lettori, spacciandole come “verità dei fatti” , per i lunghi silenzi sulle atrocità del regime, per i maldestri tentativi di criminalizzare i giovani patrioti tibetani.

Gridate finalmente al mondo quello che in tutti questi anni avete finto di non sapere per non perderela ghiotta occasione di partecipare al “Grande evento olimpico”.

E poi fate i bagagli e tornatevene a casa sbattendo la porta in faccia al boia di Pechino!

Claudio Tecchio

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