L’esca cinese per gli investitori stranieri

Fan Yu, Epoch Times | 14/06/2017
Pechino e Hong Kong hanno approvato un nuovo programma per lo scambio internazionale delle obbligazioni, chiamato ‘bond connect’, nella speranza di portare una nuova ondata di investitori stranieri a comprare le obbligazioni cinesi. La piattaforma è simile in teoria ma alquanto diversa in pratica allo ‘stock connect’ già esistente tra Hong Kong e Cina continentale, che permette agli investitori stranieri di comprare i titoli della Cina continentale.

Pechino spera che il bond connect migliorerà la reputazione internazionale del mercato delle obbligazioni cinesi e aiuterà a diversificare rispetto al rischio di insolvenza delle obbligazioni cinesi. Ma un immediato successo è improbabile, vista la tiepida reazione ricevuta dal programma stock connect e il clima generale di scetticismo tra gli investitori nei confronti del sistema creditizio cinese.

UN ACCESSO PIÙ FACILE

Quello cinese è il terzo mercato obbligazionario del mondo dopo quello di Stati Uniti e Giappone, ma è per lo più chiuso agli investitori stranieri. Il mercato interno delle obbligazioni è stato aperto per la prima volta agli investitori stranieri a febbraio del 2016 e, sotto le norme vigenti, gli investitori stranieri che vogliano comprare bond cinesi devono registrarsi in Cina continentale.
Il bond connect, invece, eliminerà quest’obbligo, e le aziende che risiedono a Hong Kong potranno comprare obbligazioni onshore a volontà, senza il bisogno di una licenza ottenuta in Cina continentale.

In una dichiarazione congiunta del 16 maggio, la Banca Centrale cinese e la Monetary Authority di Hong Kong hanno dichiarato che «gli scambi verso il nord inizieranno immediatamente, mentre quelli verso sud (vale a dire gli investitori cinesi che investono nelle obbligazioni di Hong Kong) partiranno in una seconda fase».

In teoria, non ci dovrebbero essere dubbi che il bond connect espanderà il mercato interno dei titoli cinesi e porterà a una nuova ondata di investitori. Secondo quanto dichiarato a Fund Selector da Gregory Suen, direttore degli investimenti a reddito fisso presso il Hsbc Global Asset Management, «i principali vantaggi del bond connect, rispetto all’attuale mercato cinese interbancario di scambio titoli, sono la velocità di accesso e le facilitate procedure di apertura conto».

Attualmente, secondo stime della Banca Centrale cinese, 473 società d’investimento sarebbero attive nel mercato interno delle obbligazioni, e i loro investimenti raggiungerebbero un totale di 800 miliardi di yuan (105 miliardi di euro).
Tuttavia, il vero dato delle società straniere detentrici di debito cinese è più basso di quello ufficiale, dato che circa 200 delle 473 società risiedono a Hong Kong, che è comunque territorio cinese, anche se – in questo caso – Pechino lo considera straniero.

Per provvedere all’aumento di scambi previsto, la Hong Kong Exchanges and Clearing e il China Foreign Exchange Trade System hanno formato una joint venture il 7 giugno dal nome Bond Connect Company, allo scopo di offrire servizi di trading e di supporto ai partecipanti al mercato del bond connect.

Pechino spera che l’entusiasmo degli investitori istituzionali stranieri per il bond connect superi la reazione fiacca alla ‘stock connection’ tra Hong Kong e Shenzhen, in cui l’attività commerciale rimane timida. Ma questa speranza è parecchio lontana dalla certezza.

NESSUN CIRCOLO VIRTUOSO

Lo stock connect tra Hong Kong e Shenzhen è aperto da sei mesi, ma rimangono problemi logistici e di domanda. Secondo il South China Morning Post, le differenze tra le procedure di vigilanza di Shenzhen e Hong Kong sul clearing e sulla liquidazione hanno causato il fallimento di una notevole fetta di scambi nei mesi recenti. In più, la domanda estera per i titoli di Shenzhen finora non ha raggiunto le aspettative di Pechino, forse perché i titoli di Shenzhen, in gran parte legati alla tecnologia, sono visti come troppo rischiosi dagli investitori esteri.
Ed è difficile che i bond vadano meglio. Nonostante l’apertura del mercato interno dei bond agli investitori stranieri di febbraio scorso – con la rimozione della necessità di ricevere l’approvazione, a patto che l’investitore abbia un ente registrato localmente – il mercato dei bond cinesi detenuti da stranieri rimane piccolo: alla fine del 2016, infatti, secondo il Financial Times, la proprietà straniera di bond cinesi costituiva solo l’1,3 per cento del valore totale del mercato. Questo significa che gli investitori non ritengono che i ritorni sull’investimento in bond cinesi siano sufficienti a compensare l’aumento del rischio di insolvenza derivante dal possesso di crediti in yuan: il debito ha alimentato una buona parte della crescita economica recente della Cina e ora – secondo l’agenzia di rating Moody’s – ammonta quasi al 260 per cento del Pil.

Inoltre, alle principali agenzie di rating come Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch non viene permesso di operare in Cina: i bond cinesi vengono valutati da agenzie di rating interne, che gli investitori stranieri guardano con scetticismo, poiché elargiscono valutazioni del credito troppo generose. In parole povere: è difficile valutare la solvibilità di chi emette obbligazioni in Cina, perché le informazioni del regime non sono affidabili.

«Gli investitori internazionali non si accontentano di provvedimenti formali» conclude parlando alla Cnbc Rachel Ziemba, direttore generale di Roubini Global Economics, che continua: «Vogliono capire. E vogliono essere remunerati per il rischio. In una situazione in cui in Cina i tassi di interesse salgono e il mercato immobiliare tende a stabilizzarsi, la domanda di maggiore informazione inizia a diventare molto grande».

Il nuovo accordo commerciale Usa-Cina, firmato durante l’incontro negli Stati Uniti tra il leader del Partito Comunista Cinese Xi Jinping e Donad Trump ad aprile, ha tracciato un sentiero perché in futuro le agenzie statunitensi di rating comincino a operare in Cina nei prossimi mesi di quest’anno. Per gli investitori stranieri questo è un passo nella giusta direzione, anche se introduce nuove sfide: le agenzie di credito estere, infatti, opereranno sotto la supervisione delle autorità di vigilanza cinesi sulle security. Durante tempi di difficoltà economica, rimarranno indipendenti e oggettive?


Fonte: Epoch Times, http://epochtimes.it/n2/news/unesca-per-gli-investitori-stranieri-il-bond-connect-cinahong-kong-4578.html

Articolo in inglese: Can a China-HK Bond Connect Attract Foreign Investors?

Traduzione di Vincenzo Cassano

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