Categoria: Lavoro forzato

The Laogai Museum: il primo museo dedicato alle prigioni cinesi. [ foto e video]

Il  “Laogai Museum” si trovava tra la 20th street a la S street a Dupont Circle, a Washington DC. E’ stato aperto al pubblico nel Novembre del 2008 e successivamente ampliato. Fondato da Harry Wu, il noto attivista dei diritti umani morto in circostanze misteriose il 26 aprile del 2016. Lui stesso fu imprigionato in un laogai per 19 anni. Subito dopo la sua morte, il corpo fu immediatamente cremato e il museo chiuso.

Sequestrata una pelletteria cinese che scaricava i solventi nelle fogne

Intervento della polizia municipale alla Querce in un’azienda che lavora per un noto marchio di moda. Tre dipendenti senza contratto.

Rogo Prato: emerge fenomeno ‘ditte fantasma’ cinesi

Sono 1469 le ispezioni nelle fabbriche cinesi svolte nell’ambito della fase due del progetto.‘Prato lavoro sicuro’, avviata lo scorso aprile, che ha portato a rilevare un nuovo fenomeno illegale: quello delle ‘ditte fantasma’, ovvero realtà che ufficialmente non esistono perchè nascoste all’interno di civili abitazioni.

Abusi e torture nelle carceri cinesi, arriva l’inchiesta della CNN

Inchiesta della CNN, intervistati i tre prigionieri arrestati in Cina. Abusi e torture nelle carceri cinesi, il governo blocca i dissidenti con la violenza.

Harry Wu, il Solgenitsyn cinese

Controrivoluzionario, cattolico, reazionario, revisionista: con queste etichette, con queste genericissime accuse, che ricordano le condanne giacobine della rivoluzione francese, e l’articolo 58 del codice penale sovietico, milioni di uomini sono stati e sono rinchiusi a tutt’oggi nei campi di concentramento cinesi, senza processo alcuno.

Apple, l’iPhone X assemblato da studenti cinesi forzati a lavorare 11 ore al giorno

I ragazzi, secondo il Financial Times, sarebbero stati costretti a un periodo di «esperienza lavorativa» a Foxconn, l’azienda che assembla i dispositivi Apple in Cina, obbligatoria per poter ottenere il diploma. Le società dichiarano di prendere provvedimenti ma assicurano: «È stata una scelta volontaria»

Ugo Cappuzzo, il medico padovano che rimase per tre anni nella prigione di Mao

Domenico Cappuzzo non fu un padre tenero: interpretò il suo ruolo genitoriale con rigore, come si usava a quel tempo, in famiglia e a scuola. Una severità che usava con le figlie Lidia e Ines, e con il figlio Ugo, intelligente e vivace, nato l’1 gennaio 1907, che soffrì particolarmente le regole ferree e le dure punizioni, solo in parte temperate dalla dolcezza materna.