Le donne cinesi? Scappano all’estero per sfuggire ai soprusi dei loro uomini

Con tono trionfalista, il China Daily riprende i dati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica in collaborazione con le Nazioni Unite e con il Centro Studi sulle Donne cinese secondo la quale le donne, nella Repubblica popolare cinese, si sarebbero finalmente conquistate la posizione loro assegnata dal Grande Timoniere, che le definiva le creature che “reggono l’altra metà del cielo”.

In effetti, secondo la pubblicazione, la popolazione femminile in Cina rappresenta il 45,4% della forza lavoro. Il Direttore dell’Istituto Nazionale di Statistica, Wang Kejun, ha dichiarato che “l’uguaglianza di genere è un diritto umano che qualunque stato interessato a mantenere una crescita sostenibile non può non tutelate”.
Secondo Wang Kejun, inoltre, il rapporto paritario tra donne e uomini garantirebbe la “sicurezza politica, sociale, economica, culturale e ambientale” nel Paese. Un concetto piuttosto vago, e in netto contrasto con una realtà molto più rappresentativa della condizione delle donne cinesi, quella del “traffico di mogli”.
La politica del figlio unico, applicata nel Paese dal 1979 e che ha spesso spinto le famiglie a soddisfare la preferenza nei confronti del figlio maschio – considerato l’unico in grado di portare avanti la stirpe – con pratiche illegali di aborto selettivo, ha creato e consolidato nel tempo un divario enorme tra il numero di neonati di sesso maschile e femminile.

La Commissione Nazionale per la Pianificazione delle Famiglie e della Popolazione già nel 1982 aveva denunciato uno squilibrio di genere per la presenza di 108 uomini ogni 100 donne. Oggi il rapporto è di 119 a 100, ed è stato stimato che nel 2020 saranno almeno 30 milioni i cinesi che non riusciranno a trovare moglie. Numeri che non faranno altro che incrementare la domanda al “mercato nero delle donne”.

Seppure dati certi in questo settore non esistono, è confermato che il numero di adolescenti vendute con l’inganno a cinesi in cerca di compagnia sia in continuo aumento. Con la promessa di salari regolari nell’ordine di 50-70 Euro mensili,   vengono cedute per poche centinaia di Euro ai migliori acquirenti. Purtroppo, il mercato nero delle mogli è talmente florido che per soddisfarne la domanda i trafficanti cinesi (spesso donne, in grado di conquistarsi più facilmente la fiducia delle ragazze e delle loro famiglie) hanno iniziato a “importare” adolescenti anche dai Paesi vicini: principalmente Thailandia, Myanmar, Vietnam e Corea del Nord.

Infine, di recente è  stato persino notato che tante ragazze della Repubblica popolare preferiscono andare in spose ai cugini di Hong Kong e di Taiwan, essenzialmente per sfuggire agli atteggiamenti violenti per cui sono famosi gli uomini del continente. A dispetto di quanto sostiene il governo, quindi, per le ragazze cinesi il rapporto paritario tra i due sessi resta un sogno realizzabile solo trasferendosi all’estero ed evitando di sposare un cittadino cinese.

Fonte: Panorama, 3 agosto 2009

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