Le dighe in Tibet sorgeranno in zone ad elevato rischio sismico

Forti terremoti e tensioni etniche minacciano la costruzione della diga cinese Zangmu sul fiume Yarlung Zangbo. Il progetto è già al centro di gravi polemiche con New Delhi, preoccupata che siano deviate le acque del fiume, che l’India chiama Brahmaputra ed è essenziale per la vita e l’economia di milioni di persone.

La diga Zangmu è la prima di un progetto di 5 dighe nei 100 chilometri del Canyon Jiacha (nella foto), a sudest di Lhasa. Ma i geologi dicono che la zona è a elevato rischio sismico.

Il geologo Yang Yong spiega al quotidiano South China Morning Post che il canyon è costituito da “alte montagne che sorgono improvvise da una zona di terra piatta, formando due pareti quasi verticali sull’orizzonte. Questo evidenzia un violento movimento geologico. Non posso immaginare un luogo più pericoloso per costruire dighe”. “Il Canyon Jiacha è posato sopra un’enorme faglia attiva, proprio dove si incontrano le placche tettoniche di India ed Eurasia”.

Egli aggiunge che il Canyon è in grado di trattenere un’immensa massa d’acqua, “ma il luogo non è sicuro. Nella regione ci sono stati in epoca recente forti terremoti. Simili eventi non soltanto sono un grave pericolo per la diga, ma possono anche essere favoriti o creati dalla diga, che trattenendo grandi masse d’acqua può alterare il delicato equilibrio geologico di un’ampia regione”.

Alcuni sismologi ritengono, inoltre, che la Cina può essere entrata in un periodo di maggiore attività sismica, come dimostrano il terremoto di grado 8 nel Sichuan del maggio 2008 che ha ucciso circa 88mila persone e il terremoto di grado 7,1 del Qinghai di 2 settimane fa.

Fra l’altro le 5 dighe nel Canyon Jiacha sono parte di un grande progetto che prevede la realizzazione di molte dighe sul fiume Yarlung Zangbo, tra cui la maggiore proprio nel Canyon Yarlung Zangbo per una capacità di 40mila megawatts, oltre il doppio della Diga delle Tre Gole.

Inoltre è anche prevedibile un’attiva opposizione degli abitanti della zona. Il distretto Shannan, a ovest del Canyon Jiacha, è il più fertile e ricco del Tibet e le dighe altererebbero la situazione e il modo di vita dei residenti, costringendone molti ad andare via.

Pechino risponde che le dighe saranno costruite in sicurezza e che permetteranno un forte sviluppo economico della zona, con vantaggio per i residenti, anche perché la scarsità di energia elettrica è il maggior ostacolo odierno allo sviluppo del Tibet e in alcuni periodi l’energia è razionata anche a Lhasa.

Intanto cresce la polemica con l’India. Fonti indiane “non ufficiali” accusano Pechino di volere, in realtà, non solo realizzare le dighe ma anche deviare il corso del fiume Brahmaputra verso zone aride cinesi, tra cui il deserto del Gobi che avanza ogni anno di 3 chilometri, e per creare in futuro il “Canale Occidentale” per convogliare le acque verso il Fiume Giallo, sempre più secco, e aumentare le risorse idriche di Shaanxi, Hebei, Pechino e Tianjin. Altri bacini sarebbero creati sui tributari del fiume, come i fiumi Siang, Subansiri e Lohit.

Il problema riguarda anche il Bangladesh, pure dipendente dal fiume Brahmaputra.

Fonte: AsiaNews, 1 maggio 2010

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