L’America e la Cina di nuovo a confronto sul rapporto di cambio

Geithner ripropone di nuovo il problema del rapporto tra il Dollaro USA e lo Yuan Cinese. Lo ha ricordato nella sua relazione tenuta davanti alla “Senate Banking, Housing, and Urban Affairs and House Ways and Means Committees” dicendo che “Con oltre 1,3 miliardi di abitanti e un’economica che cresce a doppia cifra, la Cina rappresenta il mercato straniero più dinamico per i nostri prodotti” e che “l’export Usa in direzione di Pechino è cresciuto più che verso qualsiasi altro paese: le vendite di beni e servizi americani laggiù hanno superato i 53 miliardi di dollari, in rialzo del 36% rispetto al 2009”. Toccando il tasto del rapporto di cambio del Dollaro con la valuta Cinese ha poi aggiunto che “per affrontare la sfida bisogna focalizzarci su tre temi: il primo è quello di spingere Pechino a cambiare il suo modello di crescita che deve basarsi di più sulle vendite interne e meno sulle esportazioni e che il cambio tra le due valute dev’essere lasciato maggiormente libero di fluttuare; infine, bisogna creare le condizioni affinché le fabbriche, i lavoratori e gli agricoltori statunitensi siano messi in grado di competere ad armi pari con l’industria cinese, eliminando dazi e condizioni protezionistiche a favore di Pechino”. Geithner si fa carico di esprimere un pieno dissenso dell’amministrazione di Washington commentando che il rapporto tra le due valute è troppo favorevole all’economia del drago asiatico e questo valore sostiene le esportazioni cinesi a scapito di quelle americane. Deciso il ministro dell’economia americano quando dice che “il ritmo dell’apprezzamento della divisa cinese é stato troppo lento e la sua ampiezza troppo limitata”. Dopo aver permesso nel triennio 2005-2008, la rivalutazione della sua propria moneta nei confronti del Dollaro USA, la Cina ha nuovamente legato lo yuan all’andamento del dollaro. Solo nel giugno scorso, il governo cinese ha annunciato un ritorno ad una maggiore fluttuazione del tasso di cambio. Ma nei tre mesi successivi – ha sottolineato Geithner – “l’apprezzamento è stato solamente dell’1%, e di fatto lo yuan è sottovalutato rispetto alle altre monete mondiali”. Una situazione non più tollerabile dall’amministrazione americana. Ma la globalizzazione non è solo America e Cina; l’Europa soffrirebbe troppo una svalutazione pilotata del Dollaro nei confronti della principali divise provocando una contrazione dell’export e il procrastinarsi dell’atteso rilancio della produzione. Occhio alle conseguenze perchè l’attuale modello di sviluppo Cinese tutto orientato verso l’esterno con prezzi sicuramente vantaggiosi rispetto ad America ed Europa “calamita” capitali esteri verso la propria economia e reimpiegati poi per acquistare obbligazioni governative degli stessi Paesi economicamente in competizione. Da qui la stizza ripetuta di Geithner e i primi malumori all’interno dell’amministrazione Europea.

Fonte: La Repubblica.it, 17 settembre 2010

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