L’Alto Commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad al-Hussein attacca Cina, Russia e Stati Uniti

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, il principe Zeid Ra’ad al-Hussein, alla 37° sessione in corso dei diritti umani Consiglio a Ginevra, ha espresso  preoccupazione, senza usare toni mediatori, per la mancanza dei diritti fondamentali in Cina sotto il governo del presidente cinese Xi Jinping.

Zeid Ra’ad Al Hussein, alto commissario dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, durante il suo intervento da Ginevra (Foto ONU)

Zeid Ra’ad al-Hussein ha iniziato il proprio discorso accogliendo favorevolmente il voto unanime del Consiglio di Sicurezza per il cessate il fuoco in Siria. Si sbarazza dei toni mediatori, dimostrandolo fin da subito, quando dice che sarà davvero una lotta all’ultimo sangue tra lui e chi cerca di “farlo inginocchiare in segno di supplica”.

Al Hussein, infatti, prima dice che la risoluzione in Siria deve essere vista con uno spirito diverso rispetto a tutte le altre, che hanno invece continuato a permettere sette anni di “uccisioni di massa”. Ricorda che “questa mattina, gli attacchi aerei sono continuati”. Poi dice: “Più volte il mio ufficio e io abbiamo portato all’attenzione della comunità internazionale le violazioni dei diritti umani, che dovrebbero servire come limite prima della azione preventiva. Invece, c’è sempre stata un’azione minima. E dato che questo è l’ultima volta che faccio un discorso alla sessione d’apertura come Alto Commissario, voglio essere brutale”.

Per l’Alto Commissario le responsabilità delle violazioni dei diritti umani da parte di chi uccide e mutila ricade “sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza”. Ha accusato i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu di detenere il veto su alcune delle più eclatanti violazioni dei diritti del mondo.

Zeid Ra’ad al-Hussein ha espresso forti denunce su alcuni usi del veto del Consiglio di Sicurezza, che conferisce poteri straordinari ai cinque paesi che la esercitano: Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e gli Stati Uniti.

“Finché il veto verrà usato per bloccare l’unità d’intenti, quando invece ce n’è più bisogno, quando questa unità poteva ridurre l’estrema sofferenza di persone innocenti, beh fino a quel momento sono loro, i membri permanenti, che dovranno rispondere di queste vittime”. Al Hussein non ce l’ha tanto con Francia e Gran Bretagna, che anzi elogia. L’attacco è rivolto a Cina, Russia e Stati Uniti, perché finiscano di usare in modo così dannoso questo potere e chiede loro di farlo “per l’amor di Dio”.

L’Alto Commissario dei diritti delle Nazioni Unite ha affermato che la situazione dei diritti umani in Cina  rimane oscura rispetto a ciò che viene presentato. Nel rapporto annuale delle Nazioni Unite sui recenti sviluppi dei diritti umani ha aggiunto che il suo ufficio continua a ricevere “ricorsi urgenti” provenienti dai difensori dei diritti, avvocati, legislatori, venditori di libri e membri di comunità tibetane e uigure.

“Molti di questi casi riguardano persone che lottano contro le ingiustizie economiche, sociali e culturali, come i casi di corruzione; sequestro illegale di terra e sfratti forzati; distruzione di siti culturali; vincoli su pratiche religiose e restrizioni sull’uso delle lingue locali

Casi come la demolizione dell’istituzione buddista tibetana di Larung Gar e Yarchen Gar, lo sfratto forzato di studenti che studiano in queste istituzioni e la detenzione dell’attivista per i diritti linguistici tibetani Tashi Wangchuk sono state incluse nell’elenco della violazione dei diritti umani in Cina dal capo dei diritti delle Nazioni Unite. Inoltre ha condannato tutti gli atti di terrorismo, affermando senza riserve che non vi è alcuna giustificazione per questa cieca violenza, che si scatena contro la gente comune.

E, parlando dei diritti umani, Al Hussein aggiunge: “molti a New York vedono il pilastro di Ginevra – quello dell’UNHCHR – non abbastanza seriamente”. Mentre sull’Europa arriva l’attacco frontale che accende gli animi della mattinata: “oggi, l’oppressione è di nuovo di moda; lo stato di sicurezza è tornato, e le libertà fondamentali vengono ritrattate in ogni regione del mondo. E anche la vergogna viene ritrattata. Xenofobi e razzisti stanno abbandonando ogni senso di pudore – come Viktor Orban che nel mese di febbraio ha detto ‘non vogliamo che il nostro colore… si mischi con altri’. Ma sanno che cosa succede alle minoranze nelle società in cui i leader cercano la purezza etnica, nazionale e razziale?”. Nessuna pietà dunque, da parte sua, come aveva già mostrato durante tutto il suo mandato. Un mandato che lascia, così, con fierezza. Senza mai aver avuto peli sulla lingua – una qualità più unica che rara nel suo ruolo. E senza davvero aver ceduto alle minacce di chi minacciava “l’integrità della sua voce”.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation


Fonte: La Voce di New York, CBS News, Phayul, 9/03/2018

English article: CBS News, Rights chief: U.N. members share blame for human “slaughterhouses”

English news: Phayul, UN Rights chief expresses concern over situation in China

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