La Vaquita: ne restano solo 30, la minaccia viene della Cina

Il cetaceo messicano finisce nelle reti usate per pescare il totoaba, la cui vescica natatoria è considerata un potente afrodisiaco dalla medicina tradizionale cinese e costa come la cocaina. E per salvare la vaquita scende in campo anche Di Caprio.

Dopo tigri e rinoceronti, le assurde credenze della medicina tradizionale cinese sulle sostanze che fanno aumentare la potenza sessuale degli uomini stanno portando a estinzione un’altra specie: la vaquita. Ne restano una trentina di esemplari e per alcuni studiosi non arriverà a fine anno. Anzi potrebbe non arrivare nemmeno a fine giugno. Per la vaquita, nome con il quale è conosciuta la focena del golfo di California (Phocoena sinus), cetaceo simile ai delfini, sembra giunta l’ora finale. La vaquita è protetta da anni in Messico grazie a una riserva naturale presso il delta del fiume Colorado, nessuno la caccia ma in un anno la sua già scarsa popolazione si è dimezzata. Il suo problema è il totoaba, un pesce a sua volta minacciato di estinzione.

Totoaba

Il totoaba (Totoaba macdonaldi) è una specie pregiatissima in Cina, non per le sue carni ma per la vescica natatoria. Per la medicina tradizionale cinese è il migliore rimedio per l’infertilità maschile e per altre patologie e viene regalata ai matrimoni nelle famiglie facoltose oppure come omaggio ai top manager. Il suo valore è altissimo, negli ultimi tempi è calato ma ora sta risalendo: 20 mila dollari al chilogrammo, quelle più grandi possono arrivare a 50 mila dollari.

Cocaina del mare

Il prezzo è dieci volte maggiore del caviale, 30 volte più caro dell’avorio, pari a quello della cocaina e si avvicina a quello dell’oro. Al mercato nero cinese, soprattutto a Shantou e nella provincia del Guandong, la vescica natatoria di totoaba viene chiamata «cocaina del mare», come segnalato dal rapporto di Elephant Action League, che da anni sta denunciando il commercio illegale.

L’appello del Wwf

Cosa ha a che fare il totoaba con la vaquita? In apparenza niente, ma le particolari reti utilizzate per la cattura dei totoaba (reti da posta verticali a imbrocco) nel golfo della California stanno facendo strage degli ultimi esemplari di vaquita. Questo tipo di reti sono fuorilegge nel nord del golfo della California, ma il bando termina alla fine di maggio. Il Wwf ha lanciato un appello al presidente del Messico per la messa al bando definitiva di questo tipo di reti e a Cina e Stati Uniti per aiutare il Messico a porre fine al mercato illegale di totoaba.

L’impegno di Di Caprio

Alla campagna ha aderito anche Leonardo DiCaprio che ha invitato i suoi follower sui social media a sostenere gli sforzi per salvare la vaquita. A DiCaprio ha risposto con sei tweet il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, al quale ha ricordato che il «Messico è attivamente impegnato per la difesa della vaquita». Il ministro dell’Ambiente del Messico, Rafael Pacchiano, ha annunciato la creazione di un santuario marino per la vaquita, con tre delfini addestrati per localizzare i cetacei e condurli nell’area protetta. Il costo è di 4 milioni di dollari: il Messico ne metterà tre, il resto arriverà (si spera) con le donazioni di chi ha cuore la sopravvivenza della rara focena del golfo della California.

Corriere della Sera,16 maggio 2017

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