La situazione dei diritti nello Xinjiang è ‘ulteriormente deteriorata’ negli ultimi mesi

La Commissione del Congresso esecutivo sulla Cina (CECC) ha comunicato che negli ultimi mesi si sono intensificate le restrizioni sui controlli di religione e di sicurezza nella regione dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, avvertendo che la cooperazione antiterrorismo di Washington con Pechino, non deve andare a scapito dei diritti degli uiguri.

In una dichiarazione, la Commissione del Congresso esecutivo sulla Cina (CECC) ha dichiarato che la situazione nello Xinjiang è “ulteriormente deteriorata” dal rilascio della relazione annuale del 2017, dove è affermato che la libertà di parola e di religione, lo stato di diritto e dei diritti individuali erano peggiorati sotto il PCC.

“I rapporti indicano che il PCC ha implementato un linea dura, con una rete di sicurezza in tutta la regione, supervisionando l’assunzione di decine di migliaia di nuovi addetti alla sicurezza, la convocazione di manifestazioni di massa e la raccolta involontaria del DNA dei residenti, le impronte digitali, scansioni degli occhi e tipi di sangue“, ha dichiarato il senatore Marco Rubio, presidente del CECC.

“I civili sono detenuti senza motivo, i campi di ‘educazione politica’ proliferano e un apparato di sorveglianza vasto invade ogni aspetto della vita quotidiana. Queste violazioni dei diritti sono profondamente preoccupanti e il rischiano di servire da catalizzatore per la radicalizzazione”.

Chris Smith, co-presidente del CECC, allo stesso modo ha espresso allarme per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang.

“La rete di sorveglianza e di sicurezza espansiva del governo cinese nello Xinjiang è una grave violazione della privacy e dei diritti umani internazionali, compreso il diritto alla libertà religiosa, visto che il governo sta trasformando le moschee in centri di propaganda politica e etichettando le credenze religiose come estremista”, ha detto.

“Queste politiche sembrano essere del tutto controproducenti e una ricetta per l’instabilità e l’insoddisfazione, piuttosto che la sicurezza”.

Smith ha esortato l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di evitare di condonare le restrizioni alla libertà nello Xinjiang, in nome della lotta al terrorismo.

La CECC ha anche espresso preoccupazione per l’espansione dei campi di rieducazione politica dello Xinjiang, dove un gran numero di uiguri, di etnia kazaka e altri sono stati tenuti per mesi per “crimini” come la preghiera, indossare abiti “islamici”, o avere connessioni estere.

Inoltre la commissione ha detto che le autorità cinesi hanno ordinato agli uiguri che studiano all’estero, in paesi come l’Egitto, la Turchia, la Francia, l’Australia e gli Stati Uniti di tornare nello Xinjiang e hanno successivamente detenuto alcuni di questi in campi di rieducazione di cui molto poco è noto”.

I funzionari hanno anche emesso le percentuali della popolazione nella loro giurisdizione che deve essere inviata a sottoporsi all’educazione politica’, ha detto il CECC, citando rapporti d’oltremare.

La Cina conduce regolarmente “dure” campagne nello Xinjiang, tra raid della polizia sulle famiglie uiguri, le restrizioni sulle pratiche islamiche e sulla cultura e la lingua del popolo uiguro, tra cui video e altro materiale.

Mentre la Cina accusa alcuni uiguri per gli attacchi “terroristici”, gli esperti fuori della Cina dicono che Pechino ha esagerato la minaccia uigura e che le politiche nazionali repressive sono responsabili della recrudescenza della violenza che dal 2009 ha lasciato centinaia di morti.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation


Fonte: Radio Free Asia, 13 gen 18

English article: Rights Situation in Xinjiang Has ‘Further Deteriorated’ in Recent Months: CECC

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