La risoluzione cinese vantaggiosa per tutti (Win-Win) è tutt’altro.

Sembra tutto così bello: “universalità”, “dialogo costruttivo”, “cooperazione win-win”. La risoluzione inaspettata della Cina sul “promuovere la causa internazionale dei diritti umani attraverso la cooperazione Win-Win”, presentata questa settimana al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, è piena zeppa di frasi del genere. Il governo cinese vuole che il mondo creda che sia un cittadino modello quando si tratta di diritti umani, ma la sua bozza di risoluzione tradisce effettivamente l’intento opposto.

Concentrarsi solo sul dialogo intergovernativo e sulla cooperazione, piuttosto che sulle effettive violazioni dei diritti umani o sulla responsabilità di questi, è ovviamente una “vittoria” per la Cina, ma non è chiaro chi sia l’altro vincitore.

Certamente non le vittime di torturedetenzioni arbitrarie e sparizioni forzate. Certamente non molte comunità nei paesi in via di sviluppo che la Cina dice di sostenere  – comunità dove si commettono abusi con effetti dannosi, a volte mortali, condizionati dall’influenza politica ed economica cinese sui loro stessi governi. E certamente non il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite, che la Cina ha assiduamente cercato di indebolire negli ultimi anni.

Un vero esempio di “win-win” potrebbe essere quello di rilasciare coloro che sono detenuti ingiustamente, come la  poetessa, pittrice e fotografa cinese Liu Xia, il cui unico “crimine” è quello di essere la moglie del premio Nobel e famoso dissidente Liu Xiaobo, recentemente scomparso, o il rispetto del diritto degli uiguri e  dei  tibetani, lasciandoli liberi di praticare la loro religione. Rilasciare i sostenitori dei diritti linguistici tibetani, Tashi Wangchuk e l’economista uiguro Ilham Tohti, sarebbe una vera doppia vittoria.

Per quanto riguarda l’entusiasmo profuso dalla Cina per la cooperazione internazionale, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite, un grande slam potrebbe includere quanto segue:

Permettere visite in Cina a seguito richieste eccezionali dei relatori speciali delle Nazioni Unite, garantendo la partecipazione di gruppi indipendenti della società civile alla prossima revisione periodica universale della Cina senza rappresaglie e autorizzare l’Alto Commissario delle Nazioni Unite ad una verifica della situazione dei diritti umani nel paese. Potrebbe anche includere la piena e significativa conformità della Cina alle prossime revisioni del corpo del trattato e un impegno pubblico a porre fine alla chiusura della partecipazione dei suoi critici alle Nazioni Unite.

La bozza di risoluzione della Cina non riconosce nemmeno il mandato del Consiglio per i diritti umani di “affrontare le situazioni di violazione dei diritti umani, comprese violazioni gravi e sistematiche”, e non precisa le conseguenze quando i paesi si rifiutano di cooperare.

Come scritto, la risoluzione della Cina è una vittoria solo per se stessa e, se adottata, è una grave perdita per qualsiasi paese serio che tratta la violazione dei diritti umani in Cina e in tutto il mondo.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: Human Rights Watch, 005/03/2018

English article: Human Rights Watch, China’s ‘Win-Win’ Resolution Is Anything But

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