Le rivolte in Cina di cui si parla poco….

Durante la scorsa estate la stampa nazionale ed internazionale si è molto occupata delle rivolte in Tibet e della brutale repressione della polizia e dell’esercito comunista cinese. Questi eventi hanno creato molti grattacapi al Partito Comunista che  voleva invece presentare l’immagine di una “società armoniosa” e senza problemi sociali. Ora le Olimpiadi sono passate e sembra che gli interessi finanziari delle multinazionali e del regime cinese abbiano vinto il confronto. Tuttavia non solo la resistenza, anche se passiva, continua in Tibet ma anche all’interno della Cina stessa vi è una crescente e forte resistenza di cui si conosce poco e se ne scrive a parla ancora meno. Nel 2003 vi sono stati ben 58 000 casi di rivolte popolari, nel 2004 queste sono aumentate a 74 000 e nel 2005 a 87 000. Questo è stato confermato,  all’inizio del 2006, dall’allora Ministro della Pubblica Sicurezza Zhou Yongkang. Negli anni seguenti le statistiche non sono state pubblicate poichè potevano danneggiare l’immagine della Cina nel mondo.

In Cina i contadini si rivoltano per la difesa della terra, i cittadini contro le demolizioni e gli sfratti forzati a scopo di speculazione edilizia ed i migranti per potere sfamarsi e sopravvivere. ….Secondo l’economista He Qinglian, negli ultimi 10 anni, 60 milioni di contadini hanno perso il loro piccolo pezzo di terra  che poteva sfamare le loro famiglie e 150 milioni sono stati costretti ad abbandonare le loro terre  a causa della vera e propria catastrofe ambientale che si sta svolgendo nella Repubblica Popolare. In questi giorni 10,000 residenti della città di Longnan (Guansu) sono scesi in piazza per difendere i diritti di poche decine di persone a cui sono state demolite le case a scopo di speculazione edilizia. Si sono scontrati con la polizia, usando sbarre e piccozze, hanno bruciato macchine e due edifici pubblici. La popolazione, priva di mezzi per ottenere giustizia e persino del diritto di protestare, come ultima possibilità di far valere i suoi diritti scende in piazza, dove coagula il sempre più diffuso malcontento. La polizia interviene a difendere spesso gli interessi delle grandi ditte, protette da funzionari locali. Come a Tonggu (Jianxi) in ottobre, quando in migliaia hanno protestato contro una ditta che tagliava il loro bosco e si sono scontrati con la polizia, con decine di feriti e auto date alle fiamme.   Recentemente gravi scontri fra cittadini e le forze dell’ordine si sono svolti a Shenzen nel Guangdong a seguito della morte di un motociclista causata dalla polizia. Il popolo è esaperato dal clima di impunità che regna attorno alle forze dell’ordine o ai funzionari di partito. In settembre, nella contea di Shenqui (Henan), migliaia di studenti si sono scontrati con la polizia ingaggiando per ore una guerriglia urbana. Essi protestavano contro la chiusura dei campi sportivi per la costruzione di immobili a fini speculativi; decine i feriti. Precedentemente, migliaia di agenti e manifestanti si sono anche contrapposti, nel corso di due diverse proteste : la prima a Jishou (nello Hunan), dove 10 mila persone si sono riversate per le strade della città chiedendo di essere risarcite del denaro sottratto, in maniera “fraudolenta”, da una società di raccolta fondi. La seconda nella città costiera di Ningbo, nella Cina orientale, durante la quale oltre 10mila dimostranti hanno preso d’assalto una azienda chiedendo giustizia per un giovane che, secondo i testimoni, è stato lanciato fuori da una delle finestre riportando numerose ferite. Anche Guizhou è stata teatro di una vera e propria rivolta popolare, alla quale hanno preso parte decine di migliaia di persone che chiedevano giustizia per la morte di una ragazza; la manifestazione è stata repressa nel sangue dalla polizia e dai reparti anti-sommossa dell’esercito cinese.

Poichè in Cina la terra è di proprietà dello Stato o dei collettivi, sempre controllati dal Partito, la vendita della stessa rappresenta un grande introito per le autorità locali. He Qinglian dichiara che questo introito nell’anno fiscale 2002-2003 ha rappresentato 35% delle entrate, nell’anno seguente 47% e nel 2005-2006 ben 2/3 delle entrate. Quindi le autorità locali cinesi cercano di controllare il malcontento popolare, soprattutto mediante la repressione.  Vi sono delle pene molto pesanti contro chiunque cerca di organizzare rivolte o proteste. Per questa ragione sono stati arrestati molti capi contadini.  Inoltre il partito cerca di controllare l’informazione e bloccare qualsiasi notizia di rivolte, censurando la stampa. Nonostante ciò alcune notizie riescono a trapelare.  Un altro metodo usato dal regime è quello di arrestare qualunque giornalista o dissidente interessato al malcontento del popolo. Questa è stato, per esempio, il caso di Hu Jia e Guo Feixiong ed altri dissidenti ed avvocati dei diritti umani.  L’attuale crisi economica causata dalla diminuzione delle esportazioni provocate dai numerosi scandali di prodotti nocivi e dalla diminuzione della domanda, non fa che peggiorare la situazione, poichè migliaia di imprese sono in bancarotta e la disoccupazione è in aumento.  Le rivolte e gli incidenti continuano….   La causa di questi eventi non è ideologica o politica ma, principalmente, il popolo si ribella per poter sopravvivere e mangiare. Questi milioni di rivoltosi non sono i nostri studenti dei centri sociali che giocano alla rivoluzione ma veri e propri affamati.

La storia si ripete. Solzenycin dichiarò numerose volte che il regime sovietico si reggeva solo grazie all’aiuto finanziario e tecnologico dell’occidente. Consiglio la lettura del libro di Charles Levinson “Vodka Cola” che dimostra come dagli anni ’20 del secolo scorso le multinazionali hanno collaborato con i sovietici come oggi collaborano con la Cina.

L’economista He Qinglian ricorda che l’economia cinese è fortemente dipendente dall’occidente.

Quando smetteremo di sostenere gli aguzzini del popolo cinese ?

Toni Brandi
www.laogai.it

 

Vedi questo video su youtube sulle rivolte in Cina







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