La prigione per corrotti e attivisti: i ‘successi’ della legge cinese

La Corte suprema ha reso pubbliche le cifre dei processi e delle condanne contro la corruzione: oltre 45mila casi di corruzione giudicati, che hanno coinvolto 63mila persone. Ma “il più grande risultato” vantato è la condanna di avvocati e cristiani per i diritti umani, come Zhou Shifeng e Hu Shigen: tutti incriminati di cospirare “contro la sicurezza dello Stato”.

Pechino (AsiaNews) – Nel tradizionale rapporto sulla giustizia in Cina presentato all’Assemblea nazionale del popolo, la Corte suprema e il Supremo pubblico ministero si sono vantati di aver processato decine di migliaia di criminali, soprattutto persone corrotte del mondo del business, e attivisti per i diritti umani.

Letto ieri dal giudice supremo Zhou Qiang (foto 1), il rapporto presenta risultati di grande efficienza: oltre 45mila casi di corruzione giudicati, che hanno convolto 63mila persone. Fra queste 35 sono personalità a livello ministeriale e provinciale; 240 a livello di prefettura.

Il rapporto del Pubblico ministero è stato letto da Cao Jianming. Commentandolo, il giudice Zhang Yongjian ha detto che esso è la dimostrazione della decisione del Partito e del governo di combattere la corruzione in questo “particolare e decisivo momento”.

Dal 2012, da quando Xi Jinping è divenuto segretario generale del Partito, la Cina ha lanciato una lotta senza tregua alla corruzione, che ha fatto cadere personalità molto alte del potere: membri del Politburo, segretari di partito, generali, ecc… Molti osservatori sospettano che dietro tale campagna vi sia il tentativo di Xi di eliminare i suoi oppositori politici. In ogni caso, la Corte suprema e il Supremo pubblico ministero hanno confermato che gli sforzi contro la corruzione non saranno indeboliti e che non cambierà la tolleranza-zero verso i corrotti.

Ma ciò che è considerate il più grande risultato per la Corte e per il Pubblico ministero sono gli arresti e le condanne verso i crimini contro “la sicurezza dello Stato”. In Cina qualunque reato di opinione – un articolo, una presa di posizione, un incontro – può essere bollato come “un attentato contro la sicurezza dello Stato”.

Il rapporto della Corte suprema si vanta di “aver punito con severità e condannato casi di sovversione come quello di Zhou Shifeng”. Quello del Supremo pubblico ministero mette come “il più grande risultato” l’arresto e la condanna di Zhou Shifeng (foto 2) e Hu Shigen (foto 3).

Zhou Shifeng e Hu Shigen sono un avvocato e un attivista per i diritti umani entrambi condannati lo scorso anno. Zhou è il fondatore dello studio legale Fengrui, i cui membri hanno tutti subito fermi e arresti. Lo scorso agosto Zhou è stato condannato a sette anni di prigione per aver organizzato proteste e aver inviato suoi associati a seguire seminari sui diritti umani all’estero.

Hu, attivista pro-democrazia dai tempi di Tiananmen, cristiano protestante e leader di una comunità sotterranea, è stato condannato a sette anni e mezzo.

Zhou e Hu sono fra i circa 300 avvocati e attivisti, arrestati o interrogati in una campagna di repressione chiamata “709”, perché iniziata il 9 luglio 2015. Molti di loro, almeno la metà sono cristiani. Fino ad ora solo quattro di loro sono stati condannati. Gli altri attendono il processo. Alcuni di essi sono ancora in prigione in luoghi isolati e sconosciuti, per i quali si teme la tortura e la distruzione della loro mente.

Li Chunfu (foto 4), un avvocato per i diritti umani, rilasciato su cauzione lo scorso gennaio dopo più di cinque mesi, è tornato a casa confuso e con chiari segni di schizofrenia.

Asia News,13 marzo 2017

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