La polizia cinese “sottrae” le schede elettorali e impedisce il controllo del voto

In un villaggio vicino Pechino il capo del Partito comunista locale vince le elezioni per pochi voti, ma la polizia impedisce alla commissione elettorale di effettuare uno spoglio completo. Esplodono proteste e ci sono parecchi arresti.

Arrestati almeno 13 residenti (tra cui 3 membri del collegio di controllo elettorale) e ricercati diversi altri, per le proteste esplose a fine luglio per le elezioni nel villaggio di Raolefu, una zona rurale nei sobborghi di Pechino. Il 27 luglio il candidato Song Jianzhong ha perso il ballottaggio contro il capo del villaggio e Segretario del locale Partito comunista (Pcc) Wei Jiandong per appena 5 voti. Ma i risultati finali non riportavano i dati di 51 seggi e i residenti hanno chiesto un nuovo conteggio. Wei lo ha negato e ha ordinato alla polizia di portare subito via le urne. Almeno 500 persone infuriate hanno allora bloccato le porte per impedire l’asporto delle schede. I funzionari elettorali hanno promesso di fornire ampi chiarimenti, mai arrivati. Invece il giorno dopo sono arrivati oltre 200 poliziotti in tenuta antisommossa che hanno portato via con la forza le urne. Ci sono stati scontri e 4 residenti sono stati arrestati per “blocco stradale”, accusa che i presenti negano. Nelle settimane successive sono proseguite le proteste, con gruppi di decine di residenti in giro per la città accusando Wei di brogli e di avere comprato voti e chiedendo nuove elezioni. La polizia ha arrestato almeno altre 9 persone, tra cui il presidente del Comitato elettorale Liu Jinfu, che aveva accusato Wei di brogli e affermato che il Comitato era stato impedito da lui e dalla polizia a verificare i voti. Song è scomparso e si ritiene si sia nascosto. Secondo la legge, ci sono elezioni dirette solo per eleggere i capi del villaggio e i rappresentanti locali per i Congressi del popolo. Le altre elezioni sono ristrette ai Congressi del popolo e controllate dal Pcc. Wei insiste di avere chiamato la polizia solo per “proteggere le schede dai residenti che volevano prenderle”. Ma il noto avvocato pro-diritti umani Li Xiongbing spiega al quotidiano South China Morning Post che “secondo la legge elettorale, Wei non aveva alcun potere di ordinare alla polizia di portare via le urne. Il Commissario delle elezioni è l’unico che può farlo”.

Fonte: Asia News, 25 agosto 2010

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