Persecuzione Uiguri Turkestan Orientale

La UAA (Associazione Uiguri Americani) in un comunicato stampa del 6 giugno denuncia le autorità cinesi per  gli ennesimi atti di repressione violenta della libertà religiosa nel Turkestan Orientale (Xinjiang): dalla morte sotto tortura di un ragazzo di soli 11 anni, al raid in una scuola di Hotan.  Gravissimi episodi di violenza della polizia contro gli Uiguri nel Turkestan OrientaleCome per le altre religioni, anche per l’Islam il PCC pretende il controllo totale: gli Imam sono sottoposti a periodiche “sessioni di studio”,  devono insegnare solo ciò che dice il partito e devono far circolare solo le versioni del Corano rivedute e corrette dalle autorità.

I mussulmani non possono portare la barba, le donne non possono portare il velo e sotto i 18 anni è vietato l’accesso alle moschee e alle scuole coraniche. E’ proibito perfino il digiuno durante il Ramadan. In questo contesto la UAA denuncia sul suo sito gli ultimi gravissimi episodi di violenta repressione che i mussulmani uiguri hanno subito nell’ultimo mese.

Nei giorni scorsi c’è stato un violento raid della polizia in una scuola di Hotan. La versione ufficiale parla di “persone sospette” e di “incontro religioso di preghiera illegale”: le autorità hanno  dichiarato di aver “salvato” 54 bambini dall’indottrinamento coatto religioso. La polizia ha lanciato lacrimogeni e fatto irruzione nei locali della scuola picchiando ciecamente insegnanti e studenti. Almeno 12 ragazzi sono rimasti seriamente feriti. Sono state poi arrestate una cinquantina di persone con l’accusa di detenzione di pubblicazioni illegali e di disturbo della sicurezza sociale. La notizia è state riportata anche  dall’Indipendent.

A maggio, insieme ad altri due ragazzi, Mirzahid Amanullah Shahyari, di soli 11 anni, era stato arrestato per lo studio “illegale” del Corano ed è morto in circostanze molto sospette nelle mani della polizia: il corpo mostrava chiari segni di tortura, ma ai genitori è stato detto che si è suicidato. Alla madre è stato ingiunto di non parlare della morte del figlio ed è stato vietato di raggiungere il marito in Turchia, nonostante avesse già i documenti e i permessi in regola.  Lo zio, Pamir Yasin, un uiguro di Urumqi, è stato arrestato per aver Twittato della morte di Mirzhaid “incitando l’odio etnico,le discriminazioni etniche ed aver pubblicato on line contenuti etnicamente discriminatori ed offensivi”. A Kashgar, sempre nel mese di maggio, sono state comminate nove pesanti condanne per “istruzione religiosa illegale”: la più lunga, 15 anni, è stata per Sadike Ku’erban, responsabile dell’educazione religiosa di 86 ragazzi.

Le notizie sulla repressione religiosa degli Uiguri arrivano con difficoltà in Occidente. In Italia non circolano affatto. Sta a tutti voi lettori parlarne e divulgare ciò che riusciamo a conoscere, se amate la Libertà e la Verità.

FRP