La nuova politica dei due bambini in Cina non porrà fine all’aborto forzato o al genericidio

E’ fuorviante parlare di “abbandono” della politica del figlio unico. La politica dei due figli, il nuovo regolamento annunciato, non terminerà nessuna delle violazioni dei diritti umani causate dalla politica figlio unico, tra cui l’aborto forzato, la sterilizzazione forzata o l’aborto selettivo delle bambine.

La motivazione addotta per questa regolazione è del tutto demografica: “per bilanciare lo sviluppo della popolazione e affrontare le sfida di una popolazione che invecchia”. La regolazione è un tacito riconoscimento che la continuazione della politica del figlio unico ha portato al disastro economico e demografico. La politica è stata originariamente istituita per motivi economici. E’ ironico che attraverso la stessa, la Cina ha scritto la sua condanna a morte economica.

Assente dal bando del partito comunista cinese è alcuna menzione ai diritti umani. Anche se ora consentirà a tutte le coppie di avere un secondo figlio, la Cina non ha promesso di porre fine all’attuare forzatamente l’aborto, la sterilizzazione o la contraccezione. La coercizione è il cuore della politica.

Nel mondo nascono in media 103/107 maschi ogni 100 femmine. Ma in Cina l’anno scorso il rapporto alla nascita era di 115,88 a 100. Così alla fine del 2014 la popolazione cinese era di 700 milioni di uomini contro 667 milioni di donne, uno scarto di 33 milioni: uomini che non avranno mai una compagna di vita tutta per sé, un numero più elevato del totale di tutti gli uomini residenti in Italia.

Chi si azzarda a farne più figli di quanto consentito, rischia l’aborto forzato, la sterilizzazione, la confisca dei beni, la perdita del lavoro e/o lo sfratto. La pratica dell’aborto selettivo deriva dalla preferenza radicata nella cultura cinese per il figlio maschio, perché è sull’uomo che grava il dovere di mantenere i genitori anziani. Di conseguenza le famiglie, potendo avere un figlio solo, rifiutano il feto di sesso femminile, per tentare con un’altra gravidanza di concepire l’erede maschio.

Il conseguente squilibrio demografico ha avuto effetti drammatici per le donne, cinesi e non. Secondo un rapporto del 2013 redatto dal Dipartimento di stato Usa sul traffico delle persone (Tip Report), vengono rapite e ridotte a schiave del sesso donne e bambine dell’interno della Cina e di altri paesi asiatici (come la Birmania, il Vietnam, il Laos, Singapore, la Mongolia e la Corea del Nord), ma anche prelevate dalla Russia, dall’Europa, dall’Africa e dalle Americhe.

Fonte: Women’s Rights Without Frontiers, 30 ott 15

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