La moglie dell’avvocato Xie Yang cerca asilo politico negli Stati Uniti, dopo rocambolesca fuga.

Chen Guiqiu è scappata dalla Cina con le due figlie a piedi, ed è finita in una prigione tailandese, fino a quando alcuni ufficiali statunitensi l’hanno aiutata a fuggire da una porta sul retro, come nei film.

La moglie di Xie Yang con le figlie

Ora Chen e le figlie sono sane e salve in Texas, e sperano di ottenere l’asilo politico negli Stati Uniti dopo la loro straordinaria fuga per mezzo mondo.

Intanto suo marito, il famoso avvocato per i diritti umani Xie Yang, sta aspettando la sentenza, dopo essersi dichiarato colpevole di “incitamento alla sovversione contro il potere statale” nel processo lampo di questi giorni.

Mentre il presidente Donald Trump è stato accusato di soprassedere agli abusi che avvengono in certi paesi, le vicissitudini di Chen dimostrano che i funzionari statunitensi hanno fatto di tutto per aiutarla a scappare dalle grinfie cinesi.

Chen ha sempre difeso pubblicamente il marito, il cui caso ha attirato l’attenzione internazionale, specialmente dopo le accuse di aver subito torture dalla polizia.

Chen ha dichiarato che a causa del suo attivismo è stata interrogata più volte dalle autorità, che hanno inoltre molestato lei e i membri della sua famiglia, ed è stata minacciata di sfratto e di perdere il lavoro di professore di ingegneria ambientale presso l’Università di Hunan.

All’inizio di quest’anno, Chen e le due figlie, di quattro e quindici anni, hanno provato a prendere un treno che dalla provincia di Guangdong raggiungeva Hong Kong.

“In quel momento mi sono accorta che ero stata segnalata ovunque. Alla stazione ci hanno impedito di salire sul treno e mi hanno separato dalla maggiore delle mie figlie, che è stata portata dove io non la potessi vedere. Mi si è spezzato il cuore a non sapere che cosa le stesse succedendo.”

A metà febbraio hanno lasciato la loro casa nella Cina centrale e con solo poche cose nello zaino hanno camminato per quattro giorni, per sfuggire alle guardie.

Nel loro cammino verso la Tailandia sono state scortate da sostenitori che a volte han dato loro passaggi in macchina, fino a che non hanno raggiunto una casa sicura a Bangkok.

Ciononostante, ufficiali tailandesi sono riusciti a rintracciarle e a portarle in tribunale, dove è stato intimato loro di lasciare il paese.

Chen non si è preoccupata, perché aveva già ottenuto i permessi per andare negli Stati Uniti, ma mentre si trovavano nel centro di detenzione per immigrati, si sono presentati degli agenti cinesi che le volevano riportare indietro.

“Ero scioccata e le mie figlie erano terrorizzate. Nella prigione mi era stato tolto il telefono, quindi non mi aspettavo più alcun aiuto… non ringrazierò mai a sufficienza gli americani”.

I diplomatici statunitensi, infatti, hanno convinto le autorità tailandesi a permettere alla famiglia di lasciare l’edificio.

Gli agenti cinesi, però, le hanno seguite fino all’aeroporto di Bangkok, dove i rappresentati dei tre paesi hanno avuto un’animata discussione.

Tutto ciò è accaduto il 3 marzo, settimane prima dell’incontro in Florida fra Trump e Xi, che a quanto pare hanno parlato ben poco di diritti umani.

Chen ha dichiarato che non può raccontare quanto è successo dopo l’incidente all’aeroporto, poiché si tratta di informazioni delicate a livello diplomatico, ma il risultato è che dal 17 marzo sono salve in Texas.

Lei e le figlie hanno iniziato l’iter per richiedere asilo politico negli Stati Uniti.

“Abbiamo un avvocato… abbiamo incontrato lo staff dell’amministrazione Trump e sono stati di grande aiuto.”

La figlia minore di Chen è una cittadina americana per nascita. La sua nazionalità ha permesso agli Stati Uniti di agire legittimamente nel proprio ruolo consolare, quando sono intervenuti ad aiutarle in Tailandia.

“È normale, anzi obbligatorio, che i governi assistano i propri cittadini in difficoltà. Il problema sussiste solo se la Cina vuole vederlo come tale”, ha dichiarato Sophie Richardson, direttore dell’area Cina per Human Rights Watch.

Bob Fu, attivista americano che ha pianificato la rocambolesca fuga, ha detto: “è stato il salvataggio più difficile di cui mi sia occupato. Direi un miracolo.”

Intervistato sulla fuga di Chen, un portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese ha dichiarato che le autorità hanno già rilasciato le informazioni riguardo il caso di Xie, e ha aggiunto: “se è questo che vi interessa, cercate su internet. Io non ho altro da aggiungere.”

Xie ha lavorato su svariati casi sensibili a livello politico, come per esempio ha difeso i sostenitori e gli attivisti per la democrazia a Hong Kong.

Lunedì si è dichiarato colpevole di “incitamento alla sovversione contro il potere statale”, dopo aver affermato davanti alla corte di aver ricevuto un lavaggio di cervello da Hong Kong e Corea del Sud per “sovvertire” il sistema cinese (n.d.t. vedi articolo precedente).

Xie ha aggiunto di non aver subito torture dalle autorità cinesi. Amnesty International ha definito il processo una farsa.

Chen non vede il marito dal momento dell’arresto avvenuto nel 2015.

“Anche se lo rilasciano, finché resterà in Cina, non sarà mai libero davvero”.

Le figlie sono molto felici di essere in Texas perché “non ci sono più poliziotti che le seguono.”

Yahoo News,10 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove,LRF Italia Onlus

English article,Yahoo News:

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