La lotta cinese all’inquinamento fa schizzare il prezzo dei metalli

Diminuire l’inquinamento fa alzare il prezzo delle materie prime. Gli sforzi della Cina per ridurre le contaminazioni ambientali stanno spingendo a livelli record le quotazioni di alcuni metalli: la causa è la chiusura di numerose miniere e impianti di lavorazione poco sicuri e molto inquinanti. Il paese asiatico, come spiega un’inchiesta del Financial Times, è uno dei maggiori produttori di minerali e metalli, dal piombo al carbone al meno conosciuto antimonio. Proprio quello dell’antimonio – usato per realizzare materiali ignifughi – è il caso più eclatante. La Cina copre il 90% della produzione mondiale: il giro di vite sulle miniere inquinanti ha fatto schizzare il prezzo a circa 11mila dollari a tonnellata, il 150% in più rispetto al gennaio 2009. A dimostrazione della serietà delle intenzioni del governo cinese, quest’anno un terzo della capacità produttiva di antimonio è venuta meno per la chiusura di miniere. Nella sola regione di Lengshuijiang sono state chiuse più di centro miniere illegali. Ma l’antimonio è in buona compagnia: la tendenza a rendere più sicure e meno inquinanti le miniere ha fatto alzare anche i prezzi internazionali di carbone, piombo, stagno e metalli rari.

Fonte: La Stampa.it, 17 settembre 2010

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