La legge sul figlio unico, un orrore che dobbiamo fermare

La legge sul figlio unico è forse l’orrore più spaventoso nella storia del regime comunista cinese. In 30 anni di applicazione, la folle politica di pianificazione familiare ha provocato 275 milioni di aborti: una buona parte di questi sono stati imposti con la violenza e la coercizione. Negli ultimi anni, tuttavia, la popolazione cinese ha iniziato a ribellarsi e a chiedere – anche attraverso canali ufficiali – una revisione della legge. Nel frattempo sono nate associazioni (in patria e all’estero) che cercano di salvare le madri e i figli dallo scandalo degli omicidi di Stato. Women’s Rights in China è una delle più attive: Jing Zhang, la presidente, è una cattolica sopravvissuta ai campi di lavoro forzati che oggi vive negli Stati Uniti. Il suo percorso, già così duro, non l’ha allontanata dal dramma delle donne che cercano di far sopravvivere i propri figli dalla persecuzione del governo. Riportiamo di seguito una sua testimonianza.

Questo bambino [v. foto] sembra adorabile e amabile come tutti i bambini. Eppure ha corso un grave pericolo, mentre era ancora nell’utero della madre, a causa di una politica scritta dagli uomini. Dopo una lunga battaglia e tante difficoltà, questo bambino è arrivato nel mondo. Il piccolo è stato chiamato Li Dahai – “raggiungere i mari” – un modo per esprimere la gratitudine della madre Cao Ruyi e della sua famiglia nei confronti di tutte quelle persone che vivono oltremare che, con proteste e aiuti, sono riusciti a salvarlo.
La mattina del 6 giugno del 2012, alcuni funzionari della Commissione per la pianificazione familiare e dozzine di poliziotti ausiliari sono piombati nella casa di Cao Ruyi, nella città di Changsha. Lei ha 38 anni ed è incinta al quinto mese, ma non ha il Permesso di nascita del governo. Cao viene arrestata e portata all’ospedale provinciale dell’Hunan per le Donne e i bambini, dove deve subire un aborto forzato. Suo marito viene picchiato mentre cerca di proteggerla.
Dopo aver ricevuto questa notizia, il gruppo Women’s Rights in China (Wric) si riunisce per discutere in che modo poterla aiutare. I volontari del Wric arrivano a Changsha la sera stessa e si mettono in contatto con Cao attraverso un telefono cellulare. È in grado di darmi i dettagli della situazione attraverso una telefonata a lunga distanza. Per fortuna i 7/8 agenti della Pianificazione familiare che sono a guardia della sua porta di ospedale non si accorgono che sta parlando.
Il 7 giugno il deputato al Congresso americano Chris Smith esprime la sua preoccupazione per questa violazione dei diritti umani. Più avanti, Cao mi dirà che a causa di questo un funzionario della Pianificazione familiare l’ha minacciata: “Dato che hai parlato di questa storia con degli stranieri, arriverò fino in fondo a questa storia. Ho molti amici nell’esercito. Ti tratteremo come meriti, a modo nostro”.
Nel frattempo viene spostata in un albergo nei pressi dell’ospedale, perché qui non ci sono più letti disponibili. La Commissione per la pianificazione familiare tiene 3 stanze di questo hotel sempre prenotate per potervi rinchiudere quelle donne incinta “in maniera illegale” e che devono subire un aborto forzato. Cao è malata e traumatizzata e ha bisogno di diverse iniezioni.
Dopo che la sua storia è divenuta nota a livello internazionale, i volontari del Wric hanno potuto accompagnare il marito di Cao a un negoziato con i funzionari del governo: questi permettono alla donna di tornare a casa ma solo dopo averla costretta a firmare un Ordine di aborto forzato, un atto in cui si impegna a abortire la sua gravidanza entro il 16 giugno. La sua famiglia deve pagare 10mila yuan (circa mille euro) di “multa immediata”, e nel futuro dovrà paganre un’altra da 100mila yuan (10mila euro). Cao Ruyi torna a casa il 10 giugno dopo 5 giorni di tormenti.
A questo punto salvare la vita del bambino diventa la priorità assoluta. Abbiamo quindi preparato un piano per la fuga di Cao e del marito: la coppia ha cambiato da subito il numero dei propri cellulari. Nascosti molto lontano da casa ma relativamente lontani dal pericolo, sono stati esclusi dai contatti con il mondo esterno fino alla nascita del bambino avvenuta il 15 ottobre. Per salvaguardare la sicurezza e la salute della famiglia, subito dopo il parto non abbiamo voluto rendere nota la notizia.
Ma anche se il caso di Cao Ruyi ha ricevuto l’attenzione internazionale, molti casi di aborti forzati continuano a verificarci in Cina. Tragedie come quella di Zhang Ronghua continuano ad avvenire, così come la morte di donne come Feng Jianmei e Pan Chunyan. Il Congresso americano e il Parlamento europeo hanno condannato l’inumana Legge sul figlio unico e la pratica degli aborti forzati in Cina.
Tuttavia, nell’ottobre del 2012 un’Organizzazione americana ha dichiarato – in inglese e cinese – che il governo di Pechino aveva interrotto la pratica degli aborti forzati. China Aid, Women’s Rights without Borders e altre organizzazioni hanno rigettato un simile tentativo di disinformazione. Le politiche per gli aborti forzati continuano. I volontari del Wric continuano a scoprire – nel corso delle nostre indagini nella Cina rurale – istanze di aborti forzati provocati dalla Legge sul figlio unico.
Ho organizzato il rapporto “Gli aborti forzati continuano nella Cina rurale”. Il 2 ottobre una donna della provincia dello Shandong, Zhang Ronghua, muore incinta sul tavolo operatorio. Il 5 novembre Xiao Weiting rischia di morire nello stesso ospedale in cui era rinchiusa Cao Ruyi. Le statistiche pubbliche rilasciate dal governo cinese ammettono che – nei 30 anni fra il 1980 e il 2009 – a causa della Legge sul figlio unico e della politica di Pianificazione familiare sono avvenuti 275 milioni di aborti forzati. Qualunque caso possiamo scoprire, sarebbe solo la punta dell’iceberg.
Nel dicembre del 2012 i volontari del Wric hanno visitato di nuovo la famiglia di Cao Ruyi, portando una donazione di 300 dollari americani da parte di una donna statunitense che aveva conosciuto la loro storia tramite noi. Li Pu, marito di Cao Ruyi, ha espresso profonda gratitudine ai molti amici stranieri che hanno aiutato la loro causa, in particolare il deputato Smith e il pastore Bob Fu. Era certo che, senza questo aiuto, suo figlio non si sarebbe salvato.
Dopo l’incontro con la famiglia, l’8 dicembre la volontaria del Wric Su Changlan scrive: “A casa loro, pensando che una vita così piccola era arrivata nel mondo, ho camminato nella maniera più gentile possibile per non disturbare il sonno del bambino”. Eppure, anche se il piccolo Dahai può per il momento dormire tranquillo nell’abbraccio di sua madre, rimane un bimbo senza cittadinanza e senza registrazione di residenza. Non potrà in futuro frequentare la scuola pubblica. Inoltre ad aspettare Cao Ruyi e suo marito c’è la multa astronomica da 100mila yuan per “nascita illegale”. I problemi legati a questa multa e alla registrazione della residenza del bambino continueranno a gravare sulla famiglia nel loro viaggio lungo e pericoloso.

Fonte: Asia News, 13 febbraio 2013

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