La colonizzazione economica della Cina in Africa

Gli investimenti cinesi in Africa sono passati da meno di un miliardo di dollari annui prima del 2004 ai circa 7 miliardi del 2006 e ai 4,5 miliardi del 2007, secondo i dati della Banca mondiale. Gli scambi commerciali sono passati da 10,6 miliardi nel 2000 ai 107 miliardi del 2008, secondo partner dopo gli Stati Uniti. La Cina ama presentarsi come partner paritario (“cinquanta-cinquanta”, ripete sempre) e desideroso di aiutare gli altri Paesi in via di sviluppo. Ma crescono le accuse che Pechino voglia spogliare i Paesi poveri delle loro risorse, senza preoccuparsi se quanto paga porti vantaggio alla popolazione o solo a ristrette elite.

Pechino offre prestiti agevolati, in cambio di minerali e materie prime. Ma molti dicono che ciò non aiuta i Paesi poveri, già molto indebitati e che sono così costretti a privarsi delle principali ricchezze.

Nel 2008 la Cina ha prestato al Congo 9 miliardi di dollari per costruire ferrovie e dighe. Ma le opere sono state appaltate alle cinesi China Railway Group e Sinohydro Corp, il prestito è stato gestito dalla Export-Import Bank of China e in cambio Pechino ha preteso diritti di sfruttamento per le miniere di cobalto e di rame. Il Fondo monetario internazionale ha criticato l’accordo, perché ha fatto crescere il debito pubblico del Congo.

Gli investimenti e i prestiti cinesi con certezza aiutano la crescita dell’economia africana, che ha registrato un +5,8% nel 2008. Ma non sono così create strutture produttive e servizi essenziali per lo sviluppo a medio e lungo termine.

Inoltre Pechino è molto criticata per le condizioni di lavoro dei minatori e degli operai, spesso fatti lavorare per salari miseri in condizioni insalubri e pericolose. Spesso, poi, le ditte cinesi fanno venire dalla Cina non solo dirigenti e tecnici ma persino gli operai per gli appalti ottenuti: così che l’economia locale beneficia in minima parte di queste opere.

La Cina risponde che le sue offerte sono vantaggiose per gli Stati africani. E’ un dato di fatto che Paesi e ditte occidentali siano titubanti a fare accordi con Paesi africani caratterizzati da grandi difficoltà interne, spesso con una situazione politica incerta.

La Cina ha finanziato l’Angola per 4,9 miliardi nel 2004, a condizione che il 70% delle opere da realizzare fossero affidate a ditte cinesi e pretendendo concessioni minerarie o petrolifere. Altri Paesi e gli enti internazionali non hanno concesso prestiti al Paese per mancanza di adeguate assicurazioni che ne beneficiasse la popolazione e non l’elite politica. Nel 2008 gli scambi commerciali tra i due Paesi sono arrivati a 25 miliardi e Luanda è il terzo fornitore di petrolio per la Cina, dopo Iran e Arabia Saudita.

Esperti osservano che Pechino è ora il principale partner nella ricostruzione dell’Angola, dopo la lunga guerra civile finita nel 2002.

L’ex presidente zambiano Levy Mwanawasa ha detto, in un forum economico nel 2007, che “chi si oppone agli investimenti cinesi [in Africa] deve darci un aiuto uguale a quanto fa la Cina… Noi abbiamo guardato ad Oriente solo quando voi popoli dell’Occidente ci avete lasciati”.

Fonte: AsiaNews, 22 luglio 2009

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