La Cina sconfessa il fengshui

Pechino, Cina – Alla fine, il professor Ma Wei qualche domanda se la deve pur essere fatta. Sarà stato l’orientamento sbagliato dell’aula, magari.O un errore nella scelta del sito dell’università. Se il suo corso di fengshui, l’antica arte geomantica cinese, è finito com’è finito ci sarà stato un dettaglio fuori posto. Di sicuro c’è che il suo corso originario è stato abolito. Motivazione: il fengshui è superstizione e non può essere insegnato, figuriamoci in un ateneo la cui denominazione è Università di Scienza e Tecnologia. Però Ma Wei è tenace ed è tornato a insegnare. Invece del fengshui, «cultura americana». Contrappasso perfetto. Eppure tutto era cominciato sotto gli auspici migliori. Il trentaquattrenne Ma Wei, laurea in ingegneria civile, nel 2007 aveva proposto al consiglio accademico di Wuhan (Cina centrale) di tenere un corso sulla scienza millenaria di scegliere la posizione di costruzioni, cimiteri, città, e di disporre le parti in un edificio armonizzandosi con i fattori naturali.

Gli era stato detto di sì e nel primo semestre dell’anno scorso l’università di Wuhan, sede Centro-Sud, fu la prima nella storia della Repubblica Popolare a inaugurare un vero e proprio corso sul fengshui (anche se, a dire il vero, alcune lezioni erano state organizzate nel 2005 in Jiangsu). Un fatto non scontato. L’antica geomanzia, letteralmente «vento e acqua », è apertamente seguita a Hong Kong, a Taiwan, ovunque ci siano cinesi che mettono mano a un progetto, ed esperti della materia possono emettere esose parcelle per il loro contributo. Non nella Cina fondata da Mao Zedong. Dove il fengshui è stato a lungo scoraggiato come oscurantista e superstizioso: solo con l’avvio delle riforme ha ripreso a essere praticato, ma spesso – ancora – con prudente discrezione. Due anni fa, per dire, un’organizzazione di Shanghai era stata costretta a rimandare la richiesta di fare del fengshui un «intangibile patrimonio culturale della città»: non era il caso… Il 2008 del professor Ma è stato un successone. Un’ottantina di studenti di architettura durante il primo semestre, altri 130 nel secondo: «D’altra parte – spiegava lo scorso ottobre – quelli nati dopo il 1980 non sanno nulla di cultura tradizionale e il fengshui merita di essere insegnato in modo scientifico».

Il seguito entusiastico ha imbarazzato le autorità accademiche e il resto l’ha fatto l’attenzione mediatica. I dubbi hanno cominciato a rincorrersi, «lo status del fengshui resta incerto, si colloca fra scienza e superstizione», ammoniva dall’Accademia di scienze sociali dell’Hubei tale Feng Guilin. L’università s’è messa a indagare. E nell’incertezza lo stesso professor Ma ha provato a cambiare il titolo, girando intorno al fengshui senza citarlo. Niente da fare: respinto. Ecco allora la decisione di passare, per il 2009, alla «cultura americana», anche se – riporta il Changjiang Daily – Ma Wei promette di includere elementi di cultura tradizionale. Quando la notizia ha cominciato a circolare sui media cinesi, s’è destata l’armata del web, compattamente o quasi schierata con Ma e il suo corso di fengshui. Ieri a mezzanotte, sul battutissimo portale Sina.com in 25 mila e passa avevano espresso il loro parere sulla vicenda, e l’83,9% era per il mantenimento del corso sulla geomanzia tradizionale. Quanto a Ma, se ne sarà fatta una ragione. Si vede che anche per trattare con i consigli accademici occorre una specie di fengshui, ma chissà chi lo insegna.

Il Corriere della sera, 18 marzo 2009

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