La Cina promessa da Xi in cinque parole. I diritti umani non sono una priorità.

Oltre 30mila parole, per tre ore e mezzo di discorso: Xi ha inaugurato il Congresso tratteggiando i successi dei suoi cinque anni di regno e disegnando «la nuova era per il socialismo cinese». Alcune parole, però, sono state ripetute più volte a dare il segno della sua leadership.

Dopo le tre ore e mezza di discorso inaugurale di Xi Jinping al diciannovesimo congresso del partito comunista iniziato il 18 ottobre, le speculazioni e le analisi, interpretazioni e previsioni si sono sprecate. Per chi si occupa di Cina si tratta di un’immensa mole di materiale su cui provare a interpretare il futuro della Cina e comprendere al meglio l’indirizzo politico del leader cinese.

Di sicuro Xi Jinping ha sottolineato i progressi fatti dal Paese sotto la sua guida. E proprio uno studio numerico delle parole più volte ripetute nel suo discorso permettono di riassumere alcun punti cardine del suo «pensiero» che, presumibilmente, finirà nella carta costituzionale del Partito Comunista Cinese.

Parola numero uno: Partito

Xi Jinping ha detto la parola «Partito» durante il suo intervento 331 volte. È stata la parola più usata (nel diciottesimo congresso Hu Jintao l’aveva nominata «solo» 235 volte). Tutta la politica di Xi Jinping dal suo arrivo al vertice del potere cinese è stata volta a far sì che il Partito riguadagnasse la fiducia della popolazione.

Non a caso Xi nel suo discorso ha sempre premesso che tutti i successi ottenuti e quelli futuri della Cina dipenderanno dal Partito, ovvero dalla sua leadership, ovvero da Xi Jinping. Xi ha recuperato la fiducia dei cinesi nel Partito in modi diversi: con la campagna anti-corruzione ha dato l’idea di un partito capace di ripulirsi e di rinnovarsi; con il sogno cinese ha consentito di disegnare un partito lanciato sul campo internazionale e teso a «rinnovare» la potenza cinese e porla al centro del mondo, come gli compete.

Il Partito – durante la presidenza di Xi – ha fatto notevoli sforzi nel controllo del web e delle opinioni, si è «difeso», a suo modo, da attacchi esterni e ha provato a utilizzare forme contemporanee di propaganda – specie online – per rinnovare la propria immagine. Una sfida che ad ora è riuscita. E come ha ricordato Xi al congresso, «Dobbiamo fare di più per proteggere gli interessi del popolo e opporci fermamente a qualsiasi iniziativa possa arrecargli danno, o allontanare il Partito dal popolo».

Parola numero due: Cina

Per 186 volte Xi Jinping ha nominato la parola Cina. Scontato, direte, ma questo rende bene il carattere nazionalista e patriottico dell’impostazione politica di Xi e del suo «sogno cinese». Xi ha sottolineato come la Cina sia ancora un Paese in via di sviluppo, come siano tante ancora le sfide e come sia complicato rinnovare una nazione così vasta e popolata.

Ma la Cina e il suo concetto di «patria» costituiscono l’architrave del «sogno cinese», composto dalla «comunità internazionale dal destino comune» al centro del quale  si pone l’operosità, l’orgoglio e la forza del popolo cinese.

Parola numero tre: Forze armate

Il nazionalismo di Xi e la natura accentratrice si riscontra nei tanti riferimenti compiuti dal presidente all’esercito. Xi Jinping ha sottolineato la necessità di modernizzare le forze armatecinesi. Nel corso del suo primo quinquennio, al riguardo, Xi ha già fatto tanto: ha potenziato la marina in virtù delle tante sfide anche commerciali che aspettano il Paese, ha riorganizzato le forze armate, dando più rilevanza ai corpi speciali, e ha provveduto a purgare una serie di generali a lui poco graditi.

L’esercito avrà una duplice funzione: cercare di colmare il divario ancora notevole con gli Usa, difendendo le aree che la Cina contende con altri Paesi e sulle quali rivendica sovranità, e supportare le manovre commerciali della Nuova via della seta attraverso il controllo militare degli «snodi» più strategici, come Gibuti, dove Pechino ha da poco inaugurato una base militare.

Parola numero quattro: Socialismo

Spesso ci si chiede: come può un paese come la Cina, inserita in pieno nell’economia globale, dichiararsi ancora socialista? Secondo i cinesi, come ha ribadito Xi, la Cina è ancora nella prima fase del socialismo; per sviluppare appieno bisogna risolvere alcuni problemi primo fra i quali il benessere della popolazione. Potremmo dunque sostenere che il concetto di uguaglianzache almeno a parole sembra guidare il progetto economico interno, costituisca uno scampolo di «socialismo» ancora esistente. Intendendo qualcosa di reale e non puramente nominale.

A questo proposito i riferimenti alla risoluzione del problema della povertà in molte aree del Paese, principalmente quelle rurali, è molto sentito dalla dirigenza cinese. Vedremo se in questo senso Xi Jinping sarà conseguente ai suoi proclami e auspici.

Parola numero cinque: Diritti umani

Nelle occasioni congressuali o internazionali, in cui vengono lanciate grandi promesse, la Cina viene descritta in modo oltremodo positivo, dimenticando alcune ottusità e falle presenti nel sistema. L’espressione «diritti umani» è stata utilizzata da Xi Jinping solo in un’occasione nelle oltre tre ore di discorso. Ha parlato di «stato di diritto» e leggi internazionali, ma è stato molto chiaro circa le differenze tra sistema cinese e democrazie occidentali.

Il tema dei diritti umani, è chiaro, non è al momento una priorità per la dirigenza cinese. Per il partito comunista, infatti, non costituisce un limite del proprio modello. E visti i nodi da risolvere in futuro, questa potrebbe essere una pericolosa dimenticanza.

EastWeste.eu,20 ottobre 2017

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