La Cina prende le distanze dalla Corea del Nord e potrebbe votare le sanzioni

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato ieri il testo della bozza di risoluzione che preannuncia nuove sanzioni contro la Corea del Nord, in risposta al recente test nucleare di Pyongyang. Il testo, messo a punto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti), insieme al Giappone e alla Corea del Sud, prevede ispezioni sistematiche ai carichi aerei, marittimi e terrestri  verso o da la Corea del Nord, un’estensione dell’embargo sulle armi, nonché un aggravio delle sanzioni finanziarie già esistenti. Si chiede inoltre l’abbandono dei test missilistici e il ritorno ai negoziati a sei. Il voto è previsto per oggi.

Secondo fonti russe, la Cina, il principale alleato di Pyongyang, avrebbe già dato un via libera informale alla bozza. Membro permanente del Consiglio di sicurezza, la Cina è considerata uno degli attori principali nel confronto con la Corea del Nord, a causa dei suoi scambi nel settore dell’energia con Pyongyang e della sua supposta influenza sul suo vicino. Sebbene Cina e Corea del Nord siano stati “fratelli di sangue” dal tempo della Guerra di Corea (all’epoca il figlio dell’ex leader cinese Mao Zedong fu ucciso e poi seppellito in territorio nord coreano) il rapporto tradizionalmente amichevole tra i due paesi sta mutando.

Nell’ottobre del 2006 si era già assistito a una parziale svolta nell’atteggiamento di Pechino verso i suoi alleati, quando la Cina votò la risoluzione 1718, la più forte azione internazionale contro la Corea del Nord dalla fine della guerra di Corea (1953). La risoluzione, che prevedeva  l’ispezione delle barche in uscita o in entrata verso il paese, non ha avuto però gli effetti sperati, proprio a causa della poca sollecitudine cinese alla sua applicazione.

La situazione attuale è diversa. La reazione cinese sui media e nelle dichiarazioni ufficiali è stata più che mai critica verso lo storico alleato e i suoi esperimenti missilistici. Il Global Times, considerato il giornale ufficiale del governo cinese in lingua inglese, ha affermato che “non c’è più ragione per la Cina di mantenere ulteriormente la sua passata politica verso questo indisponente vicino”. La politica cinese verso il suo imprevedibile alleato sarebbe quindi a un punto di svolta poiché “la mossa provocatoria della Corea del Nord ha peggiorato le cose dal punto di vista internazionale e regionale e il Paese è ora condannato ad essere marginalizzato dalla sfiducia della comunità globale, minando lo sforzo cinese di prevenire la nuclearizzazione della Penisola Coreana e di mantenere la pace e la stabilità nel Nord Est asiatico”.

In un altro articolo, si esprime la forte delusione del popolo cinese nei confronti di un Paese che aveva finora goduto delle sue simpatie: “La Corea del Nord non sembra fare tesoro dell’amicizia del popolo cinese e del suo governo. Essa non rispetta il parere della Cina e mette il governo di Pechino in una posizione scomoda”. E ancora “il desiderio più grande del popolo cinese è la pace e la stabilità; è giunto il momento per Pyongyang di rispettare questo desiderio e riguadagnare il rispetto della Cina”. Un tono che Pechino non avrebbe mai usato anche fino a pochi mesi fa, quando la Cina aveva celebrato un sessantennio di rapporti amichevoli con la Corea del Nord.

Alle forti parole di condanna della stampa, si aggiungono le critiche dei leader cinesi. Stando alle dichiarazioni ufficiali, dopo gli eventi delle ultime settimane, per la Cina è impossibile continuare a sostenere il vicino comunista e l’alleanza sta diventando una costante fonte di imbarazzo per Pechino. Sul sito del ministero degli esteri cinese in Corea del Nord, la condanna agli esperimenti nucleari nordcoreani è all’ordine del giorno.

Il 3 giugno scorso, a Tokyo, il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi, di fronte alle richieste giapponesi di una forte condanna verso la Corea del Nord, aveva ribadito che la Cina è “d’accordo per una risoluzione appropriata ed equilibrata del Consiglio di sicurezza dell’Onu”. Nel corso della scorsa settimana, Pechino ha più volte chiesto alle parti di non acuire le tensioni nella penisola coreana e di fare prova di moderazione, nel nome della stabilità nel Nord Est asiatico.

Mentre gli sforzi della comunità internazionale si concentrano sulla denuclearizzazione delle due Coree, infatti, gli interessi cinesi in gioco sono ben più complessi. Oltre a voler bloccare l’escalation nucleare nordcoreana, che porterebbe a una corsa agli armamenti in tutta la regione, la Cina si preoccupa della salvaguardia della stabilità nell’area perché lo ritiene un presupposto irrinunciabile alla sua crescita interna e alla stabilità sociale.

I cinesi sono consapevoli che portare al collasso Pyongyang causerebbe una serie di disordini civili che inevitabilmente si ripercuoterebbero aldilà del confine. La Cina dovrebbe cimentarsi con un afflusso di centinaia di migliaia di rifugiati, un compito che può rivelarsi economicamente insostenibile.

Inoltre, il crollo del regime nordcoreano, potrebbe portare a una riunificazione delle due Coree, sotto la guida statunitense. La Cina, che ha a lungo considerato la Corea del Nord  come un tampone strategico contro l’avanzata delle forze alleate degli Usa verso il suo territorio, si è recentemente detta favorevole a una riunificazione pacifica delle due Coree. Purché ciò non comporti una Corea ostile e succube dell’influenza americana o giapponese. 

fonte: L’Occidentale, 12 giugno 2009

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