L’Oms loda la sanità nordcoreana, ma “è solo propaganda”

Le dichiarazioni del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità sullo stato del servizio sanitario in Corea del Nord “servono soltanto ad accreditarsi con il dittatore di Pyongyang, Kim Jong-il, in visita ufficiale in Cina. Il fatto che il direttore sia una signora cinese, Margaret Chan Fung Fu-chun, non è un caso e dimostra come Pechino sfrutti ogni palcoscenico internazionale e ogni carica che ottiene per fini propri”. Lo dice ad AsiaNews un operatore della Caritas coreana, anonimo per motivi di sicurezza: ogni due mesi, infatti, gli viene permesso di entrare nell’ultimo regime comunista del mondo per portare aiuti sanitari e alimentari.

Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate dalla Chan dopo una visita ufficiale in Corea del Nord: dopo un viaggio di due giorni e mezzo, in cui ha visitato quasi esclusivamente la capitale, il funzionario ha definito il servizio sanitario del Nord “invidiabile. Molti Paesi in via di sviluppo non hanno l’abbondanza di medici che si può permettere la Corea. Parliamo di un medico ogni 130 famiglie, quasi un record per la regione asiatica”. Il rappresentante dell’Oms non ha specificato però che Pyongyang non permette a nessuno di abbandonare il suolo nazionale.

Inoltre, spiega la fonte di AsiaNews, “parliamo di medici quasi esclusivamente fatti di carta straccia. In Corea del Nord basta un diploma quasi regalato per dichiararsi medico, e i figli dell’elite che decidono di studiare Medicina sono molti, proprio per la facilità degli studi. Lo dimostra il fatto che, quando la situazione nel Paese si fa veramente grave – per epidemie di tubercolosi o di altre malattie infettive – il regime permette ai medici della Caritas del Sud di entrare nel Paese e portare un vero aiuto alla popolazione”.

Un esempio di quanto affermato viene dalla storia recente. Nel 2008, dopo un disastroso terremoto che ha colpito il nord del Paese, Pyongyang ha persino invitato i medici di Seoul a recarsi sulla zona. Inoltre, nel 2005 – per la prima volta in assoluto dalla sua presa di potere – il governo comunista nordcoreano ha concesso persino ad una delegazione cattolica la possibilità di visitare gli ospedali pediatrici dedicati alla cura della tubercolosi e di interagire con medici e pazienti.

Nella delegazione era presente p. Gerald Hammond, che racconta: “Dal primo al 12 maggio 2005 siamo stati in Corea del Nord, per portare aiuti medico-sanitari. Abbiamo visitato Pyongyang, Nampo, e la provincia sud-orientale di Pyengan. Sono sicuro che aver avuto il permesso di compiere questo viaggio è stato un dono divino”.

Il sacerdote, superiore dei missionari Maryknoll in Corea, continua: “Il ministero della Salute ci ha permesso di visitare 17 ospedali del popolo, pediatrici, dedicati alla cura della tbc. Al momento, otto di questi sono sostenuti materialmente dalla Chiesa cattolica”. Infatti, nonostante la repressione della libertà religiosa operata dal regime di Pyongyang, questi ospedali “ricevono ed usano le nostre medicine: sulle scatole vi sono i simboli del cattolicesimo ed il nome delle istituzioni che le hanno inviate, in coreano ed in inglese”.

Per la popolazione, continua il missionario, “gli ospedali del popolo sono l’unica risorsa sanitaria accessibile: questi hanno personale preparato e strutture adeguate alla cura, ma mancano equipaggiamenti e medicinali: il nostro impegno cerca di aggiornare le conoscenze mediche locali, ma anche garantire la sopravvivenza dei pazienti”. Inoltre “gli ospedali coprono una piccolissima parte del territorio nazionale: il resto è affidato ai medici scalzi, che tuttavia vengono rapinati per rubare loro i medicinali. È materiale che vale molto, al mercato nero”.

Inoltre, nonostante questa presunta eccellenza, il regime ha permesso nel 2006 l’apertura del Rason International Catholic Hospital. La struttura sanitaria si trova nella provincia di Hamgyeongbuk-do, nella parte est del Paese, ed è stata costruita grazie agli sforzi del Servizio cattolico di cooperazione internazionale di medicina, formato dalla Congregazione benedettina di S. Ottilio e dalla Chiesa cattolica di Corea. L’edificio è su tre piani che si sviluppano su di un’area di 25 mila metri quadrati, con attrezzature sanitarie per la diagnosi e le varie terapie. All’interno vi sono 100 posti letto ed il personale è composto da 80 persone, fra medici e paramedici.

Fonte: AsiaNews, 4 maggio 2010

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