Karzai e Hu Jintao, energia e estremismo islamico

Senza dover scendere direttamente sul terreno con il proprio esercito, la Cina è sempre più “presente” in Afganistan. Lo conferma la visita di questi giorni del presidente afghano Hamid Karzai a Pechino. Arrivato il 23 marzo nella capitale cinese, accompagnato da un’ampia delegazione, Karzai ha incontrato ieri il presidente Hu Jintao e oggi il premier Wen Jiabao. I due capi di Stato hanno firmato accordi per potenziare l’economia afghana e stabilizzare la regione. Dove Pechino ha numerosi interessi. Al momento non sono stati diffusi ulteriori particolari, ma i documenti siglati dovrebbero andare dalla cooperazione economica, al potenziamento del know how tecnico, fino alla garanzia di tariffe agevolate per l’export afghano in Cina.

Hu ha dichiarato che la visita di Karzai “porterà la partnership tra i due Paesi a un nuovo livello”. Il presidente cinese, inoltre, ha chiesto un’accelerazione nella collaborazione in diversi settori: risorse minerarie, agricoltura, energia idroelettrica, progetti di infrastrutture. Dal canto suo Karzai ha chiesto alla Cina il forte sostegno per la pace nel suo Paese.

La sicurezza nella regione è obiettivo fondamentale anche per gli interessi di Pechino: i vertici del ministero cinese degli Esteri avevano già fatto sapere la settimana scorsa che la Repubblica Popolare Cinese vuole continuare nell’opera di ricostruzionedell’Afghanistan, impegnandosi in alcuni settori chiave per il ritorno alla normalità, come scuole e ospedali.

La Cina, assetata di materie prime e risorse energetiche per alimentare la sua economia, sta già sviluppando nel vicino Turkmenistan orientale alcuni giacimenti di gas. A dicembre ha inaugurato un gasdotto vicino al confine afghano che collega la Cina occidentale al Turkmenistan attraverso Uzbekistan e Kazakhstan. Nel 2007 la compagnia di Stato, China Metallurgical Group, si è aggiudicata l’appalto per sviluppare uno dei più grandi giacimenti inesplorati di rame nel mondo, situato a Aynak, nella provincia di Logar, a sud di Kabul. Il progetto presentato, dal valore di 3 miliardi di dollari, è il più grande investimento straniero in Afghanistan.

Invece dello scontro frontale, la Cina continua a sostenere la linea di una soluzione politica con i talebani per arrivare alla stabilità e alla pace. Sul dossier afghano sostiene il ruolo del Consiglio di Sicurezza Onu, di cui è membro permanente, forte anche dei buoni rapporti di cooperazione con nazioni chiave nella regione come Pakistan e Russia. Con la rete di relazioni intessuta con Kabul da un lato, e Mosca e Islamabad dall’altro, la Cina controlla da vicino la situazione afghana, fondamentale sia come snodo energetico (per le riserve e il passaggio di gas e di petrolio), sia come base dell’estremismo islamico (temutissimo per il fattore di destabilizzazione che rappresenta nella regione dello Xinjiang, a maggioranza musulmana).

Fonte: AsiaNews, 25 marzo 2010

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