Jilin: Il signor Jin Junjie è morto a causa della persecuzione

Il signor Jin Jinjie, 35 anni, di nazionalità coreana, viveva a Chaoyangchuan, nella prefettura autonoma coreana di Yanbian, provincia di Jilin. Si era laureato all’Università di Yanji e lavorava come impiegato nel Centro per gli Scambi Educativi Internazionali presso l’Ufficio Educativo della provincia di Jilin. Il 22 giugno 1999 andò al Comitato del PCC della provincia di Jilin per fare appello per il Falun Gong, venne arrestato e incarcerato nell’Accademia di polizia della di Changchun. Venne quindi torturato con il metodo “Letto di Stiramento” mentre veniva interrogato nel Dipartimento di Polizia del Distretto di Erdao. È stato quindi detenuto per 15 giorni nel Centro di Detenzione di Daguang.
Il 14 ottobre 1999 il signor Jin Junjie si è recato nuovamente a Pechino per fare appello per il Falun Gong. Venne arrestato, portato nuovamente a Changchun e condannato a un anno di lavori forzati. Nel campo di lavoro forzato di Fenjin è stato torturato: il metodo “cavalcare un cavallo di legno” è stato chiamato così dalle guardie del campo. I praticanti ero obbligati a sedere su una panca lunga 2 metri, larga 5 centimetri e alta un metro. I praticanti erano obbligati a sedere gli uni accanto agli altri per lunghi periodi di tempo. Questa tortura è molto dolorosa e causa la formazione di vesciche sul sedere.
La durata dei lavori forzati del signor Jin venne estesa di sette mesi, e venne trasferito al campo di lavoro forzato di Chaoyanggou nel marzo del 2001. Le guardie piegarono dei fili metallici per creare una frusta spessa un dito. Il signor Jin venne obbligato a distendersi sulla pancia per poi essere frustrato da capo a piedi. Gli altri prigionieri lo prendevano a calci nello stomaco prima dei pasti causandogli vomito e l’impossibilità di mangiare. Il signor Jin diventò emaciato, arrivò a 45 chili. Dal 18 maggio in poi le guardie della seconda divisione ordinarono al prigioniero Li Fuchen di picchiare il signor Jin con un bastone. Le sue mani e piedi divennero gonfi e pieni di lividi.
Il signor Jin è stato torturato al punto che non poteva più andare alla mensa per mangiare e nemmo uscire dal letto. Le guardie della seconda divisione erano preoccupate che potesse morire, così parlarono con l’amministrazione del Campo, che lo rilasciò. Sua madre lo portò a casa trasportandolo sulla schiena, nell’estate del 2001.
Nel settembre del 2001 il signor Jin venne arrestato ancora a casa e incarcerato nel Centro di detenzione di Longjing per 15 giorni. Due o tre mesi più tardi venne trasferito nel Campo di Lavoro forzato della prefettura di Yanji. Qualche mese dopo venne portato nel Campo di Lavoro forzato di Jiutai, dove è rimasto per due anni e otto mesi. È stato torturato in modo inumano con il metodo dell’essere rinchiuso in una piccola cella per un lungo periodo.
Durante il periodo di detenzione le guardie provarono a fare il lavaggio del cervello al signor Jin e di prendergli le impronte digitali. Per protestare iniziò uno scipoero della fame, e venne per questo torturato con il metodo dell’alimentazione forzata. Il dottore del campo di lavoro, Wang (cognome sconosciuto) gli legò insieme i quattro arti e gli fece somministrare una soluzione ad alta concentrazione di sale che gli danneggiò la salute. Al momento del rilascio il signor Jin era ammanettato e con la testa macchiata di sangue.
Dall’estate del 2007 il signor Jin ha sofferto di congestione e difficoltà a respirare, diventò molto magro e vomitava sangue. I dottori dissero che aveva una tubercolosi polmonare. È morto il 13 dicembre 2008.

Versione Cinese: http://minghui.ca/mh/articles/2008/12/16/191699.html

(Fonte: DossierTibet, 3 Gennaio 2009)

http://www.dossiertibet.it/Lists/News/DispForm.htm?ID=4266&Source=http%3a%2f%2fwww.dossiertibet.it%2f

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