In Cina testano a Turfan una cittadella alimentata da eolico, pannelli fotovoltaici e geotermico

La Cina per il 70% del suo approvvigionamento di energia elettrica usa carbone contro il 29% della media mondiale. Il dragone, perciò anche se spende poco inquina. Il fatto è che questo suo inquinamento fa torcere il naso agli Stati Uniti che hanno sempre molto da ridire in merito, anche se loro inquinano forse di più. (Ma questa è un’altra storia e riguarda l’economia e non la tutela dell’ambiente).

Dunque, i cinesi ogni tanto se ne vengono fuori con brillanti proclami, com’è d’altronde nel loro stile. Questa volta annunciano un esperimento di energia sostenibile a Turfan, capitale dello Xinjiang. Siamo nel nord-ovest della Cina, sulla Via della Seta e nel bel mezzo di un deserto, ventoso, che ospita uno degli impianti eolici più grandi al mondo, quello di Dabancheng.

Informa l’agenzia Xinhua che a Turfan in un area di circa 8 Km quadrati sarà impiantata una cittadella che sarà alimentata solo da energia proveniente da eolico, geotermico e da pannelli fotovoltaici:
Un impianto di produzione di energia fotovoltaica con una potenza installata di 13 MW sarà costruito per rifornire di energia elettrica per i residenti della zona, per illuminare le strutture pubbliche e per alimentare i veicoli elettrici sia privati sia pubblici. Il numero di autovetture private sarà ridotto al minimo mentre le batterie di accumulo dell’energia solare verranno utilizzate per autobus e taxi.
Ha spiegato il vice sindaco Su Tiancheng che la nuova cittadella sarà popolata da 60mila persone che abiteranno in 7000 appartamenti. La prima fase del progetto è iniziata con la costruzione delle infrastrutture comunali a cui seguiranno gli edifici residenziali, servizi di pubblica utilità e un parco acquatico.

I lavori saranno seguiti da una squadra speciale composta da esperti della BIAD, Beijing Institute of Architectural Design, dall’ International Eurasian Academy of Science, dal Solar and Wind Evaluation Center of the China Meteorological Administration e dal Guangzhou Urban Planning and Designs Institute.

Servirà a convincere i cinesi a ripensare alle loro città in maniera più sostenibile o sarà l’ennesimo esperimento a vuoto?

Fonte: EcoBlog, 19 maggio 2010

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