In Cina diventa una festa il ricordo della repressione del Tibet nel 1959

Pechino, Cina – La Cina ha annunciato oggi una festa per commemorare la sanguinosa repressione militare della rivolta dei tibetani nel 1959. Il parlamento del governo cinese del Tibet ha indetto per il 28 marzo di ogni anno il “Giorno dell’emancipazione del servo della gleba”, anche se non è chiaro se sia un giorno di vacanza o solo di commemorazione.

Oggi la statale Xinhua ricorda come “il 28 marzo 1959 i tibetani, servi della gleba e schiavi, che erano oltre il 90% della popolazione, sono stati liberati dopo che il governo centrale ha sconfitto una rivolta armata organizzata dal Dalai Lama e dai suoi seguaci”. La Cina spiega che ha annesso nel 1951 la regione per liberarla dalla teocrazia buddista nella quale un’elite religiosa teneva gli altri sottomessi come schiavi (nella foto: cittadini tibetani di Chushul osservano, nel 1959, artisti che dipingono ritratti di Mao Zedong).

Moti tibetani ripetono, invece, che Pechino ha conquistato il Paese con la forza e ha represso la rivolta nel sangue, costringendo all’esilio il Dalai Lama e chi lo sostiene. Da allora opera un sistematico annientamento della cultura, delle religione e della stessa identità etnica dei tibetani, perseguitando con carcere e discriminazioni la semplice fede religiosa nel Dalai Lama e favorendo la massiccia immigrazione nella regione di etnici Han, cui sono riservati posti di potere a facilitazioni nei commerci. Come ancora nel sangue sono state represse le proteste dello scorso marzo.

Per il 2009 i gruppi pro-Tibet hanno annunciato grandi commemorazioni per i 50 anni della repressione cinese. Per questo molti ritengono che Pechino abbia voluto fornire in via preventiva una interpretazione ufficiale dell’anniversario.

Proprio ieri il Dalai Lama, in visita a un college a New Delhi, richiesto circa le prospettive per il Tibet, ha commentato che “è sempre minore la fiducia verso il governo (cinese), ma è inalterata la fiducia verso la popolazione cinese”, nella speranza che la popolazione porti infine “a cambiamenti nel governo, tra i leader e anche nella politica… Io penso che tutto possa migliorare nel lungo termine… lo spirito dei tibetani è forte, molto forte”.

(Fonte: AsiaNews, 19 Gennaio 2009)

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