Il patriarca Kirill incontra Ye Xiaowen, ministro cinese per gli affari religiosi

Mosca, Russia – Il neoeletto patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, ha ricevuto una visita da parte di una delegazione della Repubblica popolare cinese. La delegazione era guidata da Ye Xiaowen, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi, molto noto per i suoi attacchi contro il Vaticano.

L’incontro è avvenuto il 2 febbraio scorso, anche se il sito www.orthodox.cn ne ha dato notizia solo ieri. Kirill ha ringraziato Ye per aver visitato la Russia “proprio nel giorno della mia intronizzazione”, avvenuta il realtà il giorno prima. Egli ha sottolineato di aver già incontrato Ye nel luglio 2006, al Summit mondiale dei leader religiosi, tenutosi a Mosca, in occasione del G8

“È stato un buon raduno e una conversazione soddisfacente”, ha detto Kirill, ricordando che da allora “il nostro rapporto ha avuto molti sviluppi positivi”.

Il miglioramento dei rapporti fra gli ortodossi russi e quelli cinesi (circa15 mila, sparsi in tutto il vasto territorio) è perfino iscritto nel Trattato di buon vicinato firmato fra la Russia e la Cina per gli anni 2009-2012.

Proprio attraverso Kirill, al tempo metropolita responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato, da anni la Chiesa ortodossa russa si offre per far studiare seminaristi cinesi ortodossi e far rinascere un clero cinese fra le comunità ortodosse della Cina. Varie volte in passato Kirill si è detto anche disponibile a inviare sacerdoti russi in Cina per la cura dei fedeli. Ma vi sono problemi di libertà religiosa perché la Chiesa ortodossa non è fra le religioni riconosciute dal governo. Negli ultimi anni, l’allora Patriarca Alessio ha cercato di far aprire le maglie della Cina anche sfruttando l’influenza di Vladimir Putin e il bisogno che Pechino ha del petrolio russo.

Durante l’incontro con Ye, Kirill ha ricordato i diversi problemi che deve affrontare la comunità dei fedeli ortodossi in Cina: la ricostruzione della chiesa della Dormizione nel territorio dell’ambasciata russa a Pechino; la mancanza di sacerdoti ad Harbin, Urumqi, Kulj (Yining) e Labdarin (Eerguna).

La Chiesa ortodossa russa è giunta in Cina da circa 300 anni. Le prime comunità erano costituite da russi emigrati e risiedevano soprattutto nel nord del Paese. Anche attualmente la maggioranza dei fedeli è di discendenza russa. Essi sono situati in quattro punti del Paese: nell’Heilongjiang, ad Harbin, dove vi è anche una parrocchia dedicata al Manto protettivo della Madre di Dio; nella Mongolia Interna (a Labdarin); nel Xinjiang (a Kulj e Urumqi).

La Rivoluzione Culturale ha poi azzerato la presenza di vescovi e preti. Ancora oggi i fedeli non hanno alcun sacerdote, e la domenica si radunano solo saltuariamente per pregare. Vi sono però 13 studenti cinesi ortodossi che studiano all’Accademia teologica Sretenskaya di Mosca e all’Accademia di S. Pietroburgo. Per le grandi cerimonie a Natale e Pasqua vi sono sacerdoti russi che celebrano le funzioni, ma all’interno dei territori dell’ambasciata o dei consolati.

La Chiesa ortodossa cinese ha una giurisdizione autonoma, ma il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli cercano di farla entrare nella loro orbita. Dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli dipende il metropolita Nektarios, con base ad Hong Kong. Questa sede produce molte pubblicazioni per i fedeli cinesi e ha spesso sottolineato l’esigenza di una maggiore libertà religiosa.

fonte: AsiaNews, 13 febbraio 2009

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