Il compleanno del Dalai Lama, fra feste e repressioni

Migliaia di persone celebrano oggi il 75mo compleanno del Dalai Lama, il leader spirituale del buddismo tibetano e capo della diaspora in India. Nel frattempo, però, continua la persecuzione contro i tibetani: oltre alla consueta repressione operata dal regime di Pechino, anche il governo del Nepal ha scelto di usare il pugno di ferro contro gli esuli. In occasione del compleanno, infatti, le autorità di Kathmandu hanno arrestato decine di manifestanti.

Dall’Australia all’Europa sono previste manifestazioni in sostegno del Dalai Lama, premio Nobel per la pace nel 1989. Il leader buddista parlerà invece a 5.000 sostenitori riuniti davanti al tempio di McLeod Ganj, una stazione collinare dell’Himalaya indiano dove vive sin dalla fuga dalla Cina, avvenuta nel 1959 dopo la fallita sollevazione popolare contro il dominio cinese. Smentendo chi lo dava malato, la quattordicesima reincarnazione di Avalokiteshvara (il Buddha della compassione) ha partecipato di persona ai festeggiamenti e ha incontrato i fedeli.

Samdhong Rinpoche, primo ministro del governo tibetano in esilio, dice ad AsiaNews: “I tibetani di tutto il mondo dovrebbero cercare di mettere in pratica gli insegnamenti di Sua Santità: non violenza, compassione e preghiera. Noi auguriamo al nostro leader spirituale una vita lunga e in salute. Nel corso dell’anno, prenderemo delle misure per migliorare e proteggere l’ambiente, come ci insegna il buddismo: Sua Santità è molto vicino all’ecologia, e non c’è miglior modo per festeggiare il compleanno”.

Nonostante questi aspetti positivi, però, il governo cinese ha proibito ai tibetani di festeggiare il compleanno. Il popolo tibetano, infatti, non può augurare una lunga vita al Dalai Lama o bruciare incenso per lui, come è tradizione: persino esporre una sua fotografia può costare la galera. Secondo Pechino, infatti, il leader buddista è un pericoloso separatista. Per Rinpoche, “ogni tibetano, dentro o fuori la regione, festeggerà il compleanno di Sua Santità”.

Per chi vive in Tibet, prosegue, “sarà un festeggiamento interiore, riservato al cuore. Le loro preghiere e i loro meriti accumulati sono semi di gioia per il mondo. I cinesi mostrano la loro profonda insicurezza e paura, nell’imporre misure così ridicole: hanno paura della popolarità del Dalai Lama, e usano il proprio potere per sopprimere e opprimere il cuore dei tibetani. Ma, anche se possono controllare i corpi, non possono controllare i cuori e le menti”.

Questa festa, conclude il primo ministro, “è un’occasione per ringraziare tutti coloro che amano la pace per il loro sostegno ai tibetani. Non si sono piegati alla pressione e continuano ad incoraggiarci. A mani giunte, chiediamo a Sua Santità Benedetto XVI di benedire e pregare per il Dalai Lama, per il popolo sofferente del Tibet e per la pace e l’armonia dell’umanità”.

Fonte: Asia News, 6 luglio 2010

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