Il commento di Riccardo Zerbetto all’articolo di Jamyang Norbu sullo Special Meeting

Finalmente una  lettura chiara e dettagliata di quanto è avvenuto allo Special Meeting. Un incontro che aveva suscitato in tutti noi sostenitori di un chiaro segnale di cambiamento nelle relazioni Tibet-Cina e che francamente aveva deluso nelle conclusioni sostanzialmente allineate a sostegno della Middle Way.L’incomprensibile pervicacia con la quale Samdong Rimpoche e il Kashag perdurano nella irrealistica aspettativa di concessioni da parte della Cina, dopo decenni di vane attese, pone un quesito: perchè tanta miopia?  Non resta che sospettare che una logica ci sia e che, essenzialmente, vada ricercata nei vantaggi che una simile posizione consente: quali ?

– sicuramente economici. Governi, star del cinema e fondazioni varie sono propensi a sostenere genericamente la “causa tibetana” ma nessuno intende impegnarsi in una politica di sostegno al Rangzen (indipendenza) che comporterebbe fortissime tensioni, ritorsioni politico-commerciali da parte della Cina e … sangue ;
– di comodo. La situazione in India, per quanto precaria, viene evidentemente preferita ad una messa in gioco radicale che comportarebbe una situazione di sostanziale “guerra” (si tratta di una “questione di vita o di morte” viene detto dai proclami cinesi) ;
– rapporti con l’India. al di làd ei trattati scritti, ci sono evidentemente accordi molto “chiari” sul fatto che il sostegno implicito ad ospitare degli oppositori al governo cinese sul tema tibetano non verrebbe tollerato.
La Cina ha già saputo imporre la legge del più forte invadendo l’India militarmente ed evidentemente l’India non si sente ancora in grado di poter fronteggiare una nuova minaccia di guerra ;
– c’è poi il tema della non violenza e del messaggio buddhista al mondo che, evidentemente, rappresenta la priorità per il Dalai Lama nella sua qualità di leader religioso che prevale evidentemente su quello di leader politico ;
“Graecia capta ferum victorem coepit”. Non diversamente la valutazione del Dalai Lama è che il buddhismo abbia maggiori possibilità di diffondersi nel mondo attraverso la diaspora ed il messaggio pacifista che non attraverso una sanguinosa insurrezione ;
– c’è infine il discorso sugli “oracoli” che, come be sappiamo, sono spesso all’origine delle scelte dei tibetani sia nelle situaizoni personali che di scelte politiche di ampio respiro. Cosa sappiamo noi di questi segreti
messaggi ? Personalmente troppo poco, ma ritengo che tale elemento non sia affatto irrilevante nell’indirizzare la politica del governo in esilio.

A questo punto, credo che l’unica via di uscita sia il sostegno alle forze che intendono effettivamente riscattare il Tibet dalla colonizzazione cinese. Un sostegno che deve venire da una azione internazionale forte e coesa tra nazioni democratiche e sensibili ai Diritti dell’uomo e dell’autodeterminazione dei popoli. La partita si giocherà, a mio parere, sulla posizione che Barak Obama sarà in grado di sostenere nel prossimo futuro. Personalmente lo ritengo l’unico uomo di governo capace di fare scelte coraggiose e di rottura con un passato governato dalla logica del potere e del compromesso. La annunciata vista negli USA del Dalai Lama ci consentirà di verificare se qualcosa può effettivamente mutare.

Da parte nostra non resta che procedere con un insieme di “azioni” specifiche come :

– mantenere il livello di all’erta sulla questione tibetana (vedi il blog di Piero come altre iniziative in Italia e nel mondo) ;
– stimolare i governi ad assumere posizioni meno succubi alle minacce cinesi ;
– sabotare i prodotti cinesi ;
– sostenere i processo di democratizzazione dei tibetani (oltre che degli stessi cinesi, per quanto è possibile).

Credo sia importante adottare un “Manifesto” condiviso tra quanti abbiano a cuore “questa” strategia (e non solo una semplice quanto generica solidarietà al Dalai Lama e al popolo tibetano come è riscontrabile nei più) e sviluppare un efficace network tra i gruppi si sostegno nel mondo. Una proposta per un simile Manifesto, sulla quale era stato raggiunto un preliminare consenso tra me, Verni, Brandi, Manera e Valcarenghi, compare sul sito www.worldactiontibet.org. Ritengo poi fondamentale il sostegno al Partito Democratico del Tibet che Claudio Tecchio sostiene da tempo e che ha trovato sostegno nelle iniziativa
di formazione intensiva alla Cultura alla Democrazia che si svolgerà a Siena nel settembre grazie al sostegno della Provincia di Siena e alla Regione Toscana. un’occasione sulla quale propongo di far convergere incontri e dibattiti che coinvolgano la classe politica ed i sostenitori dell’indipendenza del Popolo delle nevi.
 
Riccardo Zerbetto

Per il testo di Jamyang Norbu clicca qui

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.