Il 90% del Made in Italy taroccato è cinese

ll Made in Italy ‘taroccato’ muove un giro di affari di 49 miliardi di euro, esporta oltre frontiera per 3,5 miliardi, piccola ma consistente parte dei 200 miliardi di in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati dell’Ocse.


Fenomeno associato allo sviluppo e all’internazionalizzazione del commercio e dell’economia, all’apertura dei mercati e ai profitti generati dai diritti di proprietà intellettuale generati dai diversi settori, la contraffazione colpisce soprattutto l’Europa e l’Italia, principale punto di entrata dei prodotti contraffatti destinati anche ad altri paesi europei.

La maggiore parte dei prodotti taroccati arriva dalla Cina che, dal 2004 ad oggi, “firma” oltre il 90% dei prodotti contraffatti del Bel Paese. Nell’ultimo rapporto della Direzione nazionale Antimafia la Triade cinese e’ al primo posto delle organizzazioni criminali coinvolte nella contraffazione seguita dalla Yakuza giapponese, la Camorra napoletana e la Mafia russa.

Della contraffazione e delle politiche e strategie per combatterla si e’ parlato in un seminario a Roma ospitato dalla Rappresentanza britannica e organizzato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e dall’organismo britannico Uk Trade & Investment.

“La contraffazione – ha detto l’ambasciatore Edward Chaplin – e’ ormai un problema globale che coinvolge tutti gli stati e settori industriali con notevoli danni al sistema economico”.

Secondo i dati forniti dal sostituto nazionale Antimafia, Fausto Zuccarelli, nel 2007 sono stati sequestrati 105 milioni di pezzi in Italia. Di tutto il traffico di prodotti contraffatti il 75% viene intercettato con un incremento pero’ del 1850% negli ultimi dodici anni.

In Italia il Centro nevralgico della contraffazione resta Napoli dove la camorra detiene le redini dell’attività con ormai evidenti connessioni anche con la Triade cinese. Una indagine della Direzione Nazionale Antimafia ha scoperto che la contraffazione viene spesso gestita in connessione con altre attivita’ legali come il traffico di narcotici e che i proventi della contraffazione vengono reinvestiti in altre attività.

Tra i prodotti più contraffatti abbigliamento e generi alimentari: il Parmigiano reggiano resta il prodotto piu’ ‘copiato’ seguito da grana, mozzarella, Prosciutto di Parma e San Daniele. “La contraffazione – ha detto Zuccarelli – rappresenta un reato senza vittime perche’ il consumatore stesso richiede i prodotti con una bassissima percentuale di denunce”. “Bisogna sensibilizzare gli utenti – ha detto il direttore dell’Unicri, Sandro Calvani – e fargli percepire la contraffazione come un danno alla propria economia e a quella del Paese”.

In un rapporto la Federalimentare spiega il fenomeno dell'”Italian Sounding”, un vero e proprio supermercato del falso con prodotti made in Italy che di italiano non hanno nulla ma che, grazie a una normativa internazionale un po’ lacunosa, vengono venduti come italiani. Negli Stati Uniti, Messico e Canada l’Italian Sounding vale la meta’ delle vendite complessive. In Francia i prodotti Italian Sounding sono il doppio degli originali.

Secondo l’Union des Fabricants, l’associazione europea che raggruppa i principali produttori di merci in Ue, la maggior parte dei prodotti contraffatti in Europa proverrebbe da fonti esterne all’Ue e, precisamente, da Cina, Thailandia, Marocco e Turchia. L’Ue a sua volta pero’ costituisce un centro di produzione moto attivo per una serie di prodotti replicati.

Paesi come Italia e Portogallo vengono associati alla contraffazione dei capi di abbigliamento, per quanto riguarda invece i falsi ricambi di automobili i paesi europei piu’ coinvolti sono la Spagna e, ancora una volta, l’Italia.

Business contraffazione organizzazioni criminali del falso L’Italian sounding

Agi China,10/112/2014

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