Il “pensiero unico”

Oggi osserviamo spesso come gli interessi finanziari internazionali condizionino le nostre vite e molti pensano che sia sempre stato così. Non è vero. Nel mondo classico vi era una predominanza di valori etici. Durante le Olimpiadi cessavano le guerre e non si ammazzavano le persone. Nelle città cristiane europee dell’alto medioevo vi era una grande solidarietà sociale, un profondo spirito di comunità, un  concetto di bene comune ed una nozione strumentale della ricchezza che non era solo a scopo di profitto personale, come ha osservato persino Carlo Marx nel suo libro “Pre capitalist economic formations”.  Anche nel secolo scorso molti sono stati gli esempi dove i principi morali hanno avuto predominanza su altre considerazioni di carattere materiale. Alla fine degli anni ottanta grande fu l’indignazione per il massacro di piazza Tien An Men che  portò anche all’embargo sulla fornitura delle armi alla Cina. Oggi i crimini del regime di Pechino continuano ma poche voci si levano contro perchè tutto sembra essere condizionato dagli interessi finanziari. È errato credere che sia sempre stato così. Temo che l’umanità occidentale, anche se in buona fede, sia rimasta vittima delle teorie liberiste che hanno promosso una concezione della società ispirata all’utilitarismo, all’individualismo ed al materialismo, limitando l’oggetto delle attività economiche alla ricchezza materiale, separando l’economia dalla visione integrale dei fini etici della società. Questa erronea visione della vita ha creato un uomo che non solo consuma per esistere, ma che esiste per consumare; un “pensiero unico”,  perno soprattutto delle dittature comuniste. Le cose sono sempre più spesso considerate o nere o bianche, o buone o giuste, mentre la realtà è fatta e condizionata da tanti passaggi intermedi. Per esempio il comunismo sovietico, che è certamente stato un’esperienza molto negativa, ha, tuttavia, prodotto delle esperienze positive come il servizio pubblico alla popolazione ed il proteggere la stessa dall’attacco e la deviazione consumistica dell’occidente americanizzato. Dire ciò non significa essere comunisti. Ugualmente, il riconoscere che Mussolini ha introdotto numerose riforme sociali non può voler dire essere fascisti. Bisogna avere il coraggio e la lucidità di discernere ciò che è sbagliato da ciò che è giusto. È così che abbiamo perso il buon senso e che siamo oggi vittime di una profonda decadenza morale.
Toni Brandi

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