I martiri tibetani lo chiedono : giustizia per il nostro popolo !

“Assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani”. Con queste parole, nell’aprile del 2001, Kiu Jingmin, vice presidente del Comitato Olimpico di Pechino, riuscì a convincere il Comitato Olimpico Internazionale ad assegnare alla Cina i Giochi Olimpici 2008. Come denunciano Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters Senza Frontiere e la Laogai Research Foundation, la situazione dei diritti umani sta, in realtà, peggiorando di giorno in giorno in Cina : i piu’ di mille Laogai, le migliaia di esecuzioni capitali con relativa vendita degli organi umani, le centinaia di migliaia di aborti forzati e sterelizzazioni, la persecuzione di tutte le chiese e di qualunque dissenso sono alcune delle violazioni dei diritti umani perpretate dal regime di Pechino e di cui i mass media parlano poco per non disturbare i commerci internazionali. Quando, recentemente, gli Stati Uniti e l’UE hanno chiesto insieme l’apertura di una concertazione sincera sul Tibet, le autorità cinesi hanno respinto l’appello, considerandolo un’ingerenza negli affari interni del Paese.Dal 10 marzo alla fine di giugno sono state registrate rivolte in 71 centri in Tibet, nel Qinghai, nel Guansu e nel Sichuan. La Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano (CISL), con il Governo Tibetano in esilio, hanno identificato più di duecento morti per torture, sevizie, per fame o semplicemente uccisi dal piombo della polizia nelle suddette regioni. Migliaia sono stati arrestati. Le persecuzioni e gli eccidi continuano. Monaci vengono arrestati, torturati ed uccisi. La campagna di “rieducazione patriottica” dei monaci continua. In Tibet vi sono almeno 24 campi Laogai dove i Tibetani vengono detenuti, costretti al lavoro forzato e spesso uccisi. Drapchi, Chushur, Bomi/Powo, la prigione di Lhasa e Shengyebo sono alcuni tra i tanti Laogai stracolmi di monaci e laici tibetani. Il 21 giugno, durante il passaggio della torcia a Lhasa, Zhang Qingli, capo del Partito comunista del Tibet, ha pronosticato che “la bandiera rossa con 5 stelle sventolerà sempre su questa terra” e che “possiamo sconfiggere in modo definitivo il complotto secessionista della cricca del Dalai Lama”.

Persino il Comitato Olimpico Internazionale, in una rara protesta ufficiale presso il cinese Comitato organizzatore delle Olimpiadi (Bocog), ha “deplorato che dichiarazioni politiche siano state fatte nella cerimonia” per la torcia, ha “rammentato la necessità di separare sport e politica e ha chiesto di vigilare che ciò non accada più”.

Sono anni che il Dalai Lama non pretende l’indipendenza del Tibet (ne chiede solo l’autonomia). Nonostante ciò Pechino continua a dire che accetterà di discutere con il Dalai Lama quando lo stesso smetterà di chiedere l’indipendenza !!! E’ come se le due parti giocassero con un diverso mazzo di carte. Una parte pratica la buona fede, l’altra ne è talmente distante da non capire nemmeno le parole che il primo dice…Il 22 Giugno è deceduto un altro giovane monaco di Drepung detenuto in un carcere dell’Amdo, soggetto a maltrattamento e tortura.

La Francia ha assunto la presidenza dell’Unione Europea. In vista delle Olimpiadi di Pechino le relazioni con la Cina costituiscono una delle tematiche più delicate che Nicolas Sarkozy ed i suoi collaboratori dovranno affrontare.

Il presidente francese ha precedentemente dichiarato che la sua partecipazione alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi è condizionata dalla ripresa del dialogo tra Pechino e il Dalai Lama. Altri politici europei si sono dichiarati pronti a non partecipare alla cerimonia d’apertura l’8 agosto a Pechino. Fra questi Angela Merkel, Gordon Brown, Hans Gert Poettering (presidente del Parlamento Europeo), Donald Tusk (PM Polacco), Vaclav Klaus (presidente ceco) e Toomas Hendrik (presidente estone).

In Italia e in Europa la maggioranza dei politici e dell’opinione pubblica chiedono diritti umani e giustizia per i tibetani. Anche gli atleti: “Per il Tibet libero rinuncerei ai giochi” ha recentemente dichiarato Margherita Granbassi, candidata all’oro del fioretto. Lo scopo non è di boicottare le Olimpiadi ma di ottenere che la Cina riapra il Tibet alla stampa straniera senza restrizioni, accetti una delegazione dell’Unione Europea, liberi i prigionieri politici e dedichi diversa attenzione ai diritti umani. La minaccia della politica della “sedia vuota” per il prossimo 8 agosto nello stadio olimpico di Pechino rappresenta probabilmente l’unico mezzo per ottenere gesti concreti e reali dalle autorità cinesi. Senza questa dialettica di forza ogni sforzo è vano e Pechino potrà continuare ad ignorare le richieste dell’UE in materia di diritti umani.sono i cinesi che guastano la festa. Sono loro che si fanno beffe dei princìpi olimpici. Quei principi olimpici che si basano, innanzitutto, sulla dignità umana, quella dignità umana che Pechino oggi nega al popolo Tibetano.I responsabili politici italiani ed europei devono, quindi, dimostrarsi decisi e forti ed esigere dalle autorità cinesi il rispetto degli impegni presi nel 2001 in merito ai Diritti Umani.

Non chiediamo il boicottaggio dei Giochi. Gli atleti non devono essere presi in ostaggio: la scelta di Pechino e stata loro imposta . Come ha giustamente osservato il filosofo B.H.Levy, sono i cinesi che guastano la festa. Sono loro che si fanno beffe dei princìpi olimpici. Quei principi olimpici che si basano, innanzitutto, sulla dignità umana, quella dignità umana che Pechino oggi nega al popolo Tibetano.I responsabili politici italiani ed europei devono, quindi, dimostrarsi decisi e forti ed esigere dalle autorità cinesi il rispetto degli impegni presi nel 2001 in merito ai Diritti Umani.

Toni Brandi
Vedi link ai principi Olimpici, pag 11

Principi Olimpici

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