Human Rights Watch: I governi del mondo affossano i diritti umani

Washington (AsiaNews/Hrw) – Da ieri è disponibile sul sito dell’organizzazione Human Rights Watch il loro 19° rapporto mondiale, che elenca la situazione dei diritti umani in più di 90 paesi del pianeta (v. World Report 2009). Nelle oltre 500 pagine del rapporto, il gruppo domanda al neo-presidente eletto Barack Obama di “voltare pagina” sugli abusi contro i diritti umani prodotti dall’era Bush in nome del contro-terrorismo; accusa la Cina di aver “tradito le promesse” fatte prima delle Olimpiadi, opprimendo ancora di più la sua popolazione; critica Hamas e Israele per la disastrosa situazione di Gaza.

Oltre alle denunce Paese per Paese, il rapporto presenta un’acuta analisi introduttiva del direttore Kenneth Roth, che fa una specie di bilancio sul valore dei diritti umani a 60 anni dalla Dichiarazione universale. Roth dice subito che “il rispetto di un governo per i diritti umani si misura non solo dal modo in cui esso tratta la sua popolazione, ma anche dal modo in cui esso protegge i diritti nel rapporto con altri Paesi”. Egli passa in rassegna l’Onu e la Commissione per i diritti umani, gli Stati Uniti, l’Unione europea, Cina, Russia, India, ecc… e sottolinea che “i governi che hanno la visione più chiara sulla protezione dei diritti umani, sono purtroppo proprio quelli che cercano di limitare la loro applicazione”. Egli parla di “ipocrisia” degli Stati Uniti e di “abdicazione” della Comunità europea sui valori dei diritti umani, ma punta il dito soprattutto sui molti Paesi del Sud del mondo che sfruttano gli errori delle grandi potenze, il loro atteggiamento ideologico o interessato, per avallare violazioni nel loro Paese o in quelli dei loro alleati. “Questi governi – spiega Roth – tendono a dire che essi sostengono i diritti umani, ma si oppongono solo al modo in cui tali diritti sono stravolti, usati, o pervertiti dalle nazioni più potenti. Essi usano il linguaggio dell’anti-imperialismo, anti-colonialismo, o la solidarietà con gli oppressi, ma nei fatti, questi oppositori non sono amici dei perseguitati. Essi fanno causa comune con i dittatori e i tiranni del mondo, non con la gente comune di fronte all’oppressione. Essi invocano la solidarietà [fra i Paesi] del Sud del mondo, ma dietro una vuota retorica, la solidarietà che hanno in mente è quella con i governi repressivi, non con le loro vittime del Sud [del mondo]”.

Fra i Paesi che mettono “i bastoni fra le ruote” nell’attuazione dei diritti umani, Roth cita Algeria, Cina, Egitto, India, Pakistan, Russia, Sud Africa. Nel 2008 essi hanno collaborato ad affossare o a svuotare di contenuto discussioni all’Onu sui diritti umani in Congo (Rep. Democratica), Iran, Uzbekistan, Nord Corea, Darfur, Myanmar.

La Cina viene anche criticata per aver bloccato la visita in Tibet di ben 5 inviati dell’Onu dopo il massacro del marzo 2008 e per aver spinto il Nepal a reprimere le dimostrazioni dei tibetani a Kathmandu (Nepal).

Non va meglio l’India. Oltre a permettere violenze – contro cristiani, musulmani, minoranze – al suo interno, nelle Commissioni Onu per i diritti umani New Delhi ha frenato risoluzioni contro il Sudan, Cuba, Nord Corea, Bielorussia, e ha protetto sempre il governo del Myanmar.

La Russia viene criticata per la sua difesa a spada tratta del governo ceceno, il cui capo è vicino allo stesso Putin.

L’analisi di Roth si conclude con una richiesta alle democrazie occidentali a fare di più e subito per difendere nella realtà i diritti umani e a tutti di fare un esame di coscienza per rendere il rispetto dei diritti un valore davvero universale.

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