Hu Jintao al G20 per difendere lo yuan

Il presidente cinese Hu Jintao è arrivato ieri in Canada per una visita di Stato e per partecipare personalmente, nel fine settimana, al vertice del G20 di Toronto. Previsti diversi incontri bilaterali, in particolare quello con il presidente americano Barack Obama, che in agenda hanno la politica monetaria della Cina e le intenzioni di Pechino nei riguardi della Corea del Nord.

La mossa a sorpresa della vigilia – l’annuncio dato dalla Banca centrale cinese su una “maggiore flessibilità” della valuta cinese – è stata infatti tradotta in pratica in un modo che ha sollevato perplessità. Inoltre non è stata considerata sufficiente dai “falchi” americani, che accusano Pechino di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta.

Alcuni di loro, sia democratici che repubblicani, affermano che il valore di mercato dello yuan dovrebbe essere del 40% superiore a quello imposto dalla Cina, che fissa ogni giorno un tasso di cambio di riferimento intorno al quale consente oscillazioni dello 0,50% in più o in meno. Al momento, il cambio rispetto al dollaro è al livello più alto da anni: 6,7896 yuan per un “biglietto verde”

In prima battuta l’annuncio cinese ha suscitato euforia nei mercati e lo ha toccato il suo valore più alto da quasi due anni. Nei giorni successivi, massicci acquisti di dollari da parte delle grandi banche pubbliche cinesi hanno riportato indietro di qualche punto il tasso di cambio della moneta cinese. Troppo poco per mettere a tacere i politici americani, che chiedono vengano prese severe misure legislative per alzare il costo delle esportazioni cinesi.

Secondo il portavoce del governo cinese Qin Gang, il G20 di Toronto “ha il compito di rafforzare le comunicazioni e la collaborazione per assicurare slancio al processo di ripresa economica globale, considerato che la ripresa stessa è ancora instabile e poco equilibrata, non quello di discutere del problema del tasso di cambio della valuta di un singolo Paese”.

In un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano Global Times, il professor Niu Xinchun dell’Istituto per lo studio delle relazioni internazionali contemporanee di Pechino sottolinea che “negli ultimi tre summit del G20, raggiungere accordi sui pacchetti di stimolo è stato relativamente facile, dato che tutti erano intrappolati nella crisi”.

Ora che tutti sono in ripresa, “anche se con diverse intensità, tutti riprenderanno di nuovo a fare dei calcoli egoistici”, aggiunge. Il G20 dovrebbe quindi essere considerato, conclude il professore, “una piattaforma per il dialogo, piuttosto che un meccanismo internazionale che impone obblighi legali”.

A conferma di questa analisi sono arrivate le dichiarazioni del presidente americano Obama, che ha detto: “L’impegno preso dalla Cina a consentire una maggiore flessibilità dello yuan è un progresso positivo, ma è ancora troppo presto per dire se le mosse di Pechino saranno sufficienti. Le oscillazioni valutarie saranno giudicate nel corso di anni, non dalla sera alla mattina”.

Fonte: Asia News, 25 giugno 2010

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