Hong Kong, falliti tre media di regime in una settimana

Lin Yi, Epoch Times | 13/04/2016
Nella prima settimana di aprile tre media di Hong Kong – la storica Asia Television (AV), la rivista Face di Next Media e il giornale The Sun – hanno definitivamente abbandonato il mercato. Recentemente le perdite evidenziate dai bilanci di esercizio rilasciati da questi tre media avevano evidenziato la difficile situazione in cui versa l’industria dei media tradizionali.

Tre media di Hong Kong – la storica Asia Television (AV), la rivista Face di Next Media e il giornale The Sun – hanno detto addio al mercato dei media locali nella prima settimana di aprile. (Immagine Epoch Times)

Gli analisti dei media e i consulenti di alto livello ritengono che la causa principale della perdita di lettori e spettatori sia il crescente allineamento dei media di Hong Kong a quelli della Cina continentale: gli esperti credono che diventeranno sempre più popolari quei media che difendono i valori fondamentali del popolo di Hong Kong. Quelli che invece sono ridotti a organi di propaganda del Partito Comunista Cinese e strumento controllo, non hanno più futuro.

IL SUN

L’uscita di scena del Sun è cominciata il 29 marzo, quando l’Oriental Press Group annunciava la decisione del consiglio d’amministrazione di sospendere la pubblicazione del giornale e del sito a partire dal primo aprile, a causa del recente clima economico sfavorevole di Hong Kong.

Il 30 marzo, il Sun e l’Oriental Daily News hanno poi pubblicato gli avvisi di sospensione di stampa sulle loro prime pagine, porgendo le scuse del gruppo e dichiarando che la decisione non avrebbe escluso la possibilità futura di riprendere l’attività, in caso di ripresa economica (era comunque noto da tempo che il giornale avesse problemi finanziari). Nessun riferimento, invece, alla sorte del personale.

Il Sun è il secondo giornale a pagamento che cessa la pubblicazione in meno di un anno, dopo la chiusura dell’Hong Kong Daily News a luglio 2015.

Lo scorso ottobre, l’Oriental Press Group annunciava di essere in negoziazione con un soggetto indipendente per la vendita di una Testata; ma a febbraio era arrivata notizia che le parti non erano giunte a un accordo e che l’affare sarebbe saltato.
Inoltre a novembre 2015, l’Oriental Press Group aveva pubblicato la sua relazione finanziaria provvisoria: la perdita semestrale ammontava a 700 mila euro, mentre l’utile era diminuito dell’85,5 per cento.

Infine, prima dell’annuncio della chiusura del Sun, a inizio marzo l’Oriental Press Group annunciava che la pubblicazione del settimanale gratuitoGood News (pubblicato ogni venerdì assieme al Sun) sarebbe stata interrotta a partire dall’11 marzo, e che avrebbe anche revocato il finanziamento delle attività a due sue associazioni di beneficenza, l’Oriental Daily e la Charitable Sun Foundation, sospendendo quindi le donazioni.

FACE e ATV 

Il 29 marzo anche la rivista Face di Next Media ha dato l’addio ai lettori, pubblicando sulla copertina dell’ultimo numero il titolo: ‘Un’ultima volta’. I lettori di Face erano principalmente costituiti da giovani e da studenti di scuola secondaria.
Già a febbraio, Next Media aveva diramato una nota interna ai propri dipendenti in cui dichiarava che Face avrebbe cessato la pubblicazione a fine marzo.

Inoltre, il primo aprile anche ATV, stazione televisiva fondata quasi sessant’anni fa, ha chiuso. Per quanto riguarda le motivazioni, si è diffusa la voce che fosse in debito; quello che è invece certo, è il contenzioso con i dipendenti per il mancato pagamento degli stipendi.

Sin Chung-kai, ex presidente per molti anni del Consiglio legislativo su Information Technology e Trasmissione, ha detto di essere favore della sospensione della licenza di ATV. Tuttavia, ritiene che il governo non abbia fatto abbastanza dopo la sospensione; per esempio, ha permesso a Viu TVe Fantastic TV di subentrare, ma non ha dato la possibilità ad altre stazioni televisive di fare un’offerta.
Sin ha poi chiarito, in merito al fatto che Hong Kong Tv non è stata in grado di ottenere una licenza free-to-air, che «l’Amministratore delegato ha soffocato tutti i media. Si tratta di una questione di gestione e non ci si può aspettare molto da questa amministrazione».

LA PRIMA PERDITA DI TVB 

Anche il gigante Television Broadcasts Limited (TVB) non è in buone condizioni: il 23 marzo, il suo bilancio 2015 indicava una perdita pari a 430 mila euro, quando nello stesso periodo del 2014 il suo utile netto ammontavano a 139 milioni di euro. Il 2015 è stato il primo anno di perdita in 27 anni, da quando aveva ottenuto la quotazione in Borsa nel 1988. 

COSA VOGLIONO I LETTORI

Lai Chak-fun, noto analista di attualità, ha osservato che il Sun era stato fondato a suo tempo per competere contro l’Apple Daily, fallendo allo scopo per anni, e arrivando a essere chiuso solo ora.
Lai ritiene che in un prossimo futuro chiuderanno anche altre pubblicazioni sulla carta stampata, in parte per motivi economici; al giorno d’oggi, infatti, i giovani utilizzano gli smartphone per leggere le notizie online, le abitudini di lettura sono cambiate e molti non comprano più i vecchi giornali.

L’analista ha poi aggiunto che esiste anche un motivo politico; molti contenuti dei media tradizionali non attirano più i lettori: «Con i cambiamenti politici, sempre più persone sono insoddisfatte del governo, ma i media di regime vengono utilizzati come strumento di mantenimento della stabilità, con conseguente calo dei lettori». Lai ha portato l’esempio della televisione TVB, osservando come di recente il suo contenuto sia sempre più lontano dalla realtà di Hong Kong, e come abbia comprato diverse serie Tv e programmi dalla Cina.

Secondo Lai, infine, nonostante ATV sia fuori gioco, il gigante mediatico TVB non avrà ugualmente molti spettatori.

FONDI TAGLIATI

Nel corso dell’ultimo anno, un certo numero di organizzazioni mediatiche pro-comuniste ha avuto difficoltà finanziarie o ha addirittura chiuso. Questo è certamente dovuto alla difficile situazione di mercato, ma c’è anche un retroscena: l’interruzione dei fondi da parte del ‘finanziatore occulto’; un fatto che ha suscitato molta attenzione.

Prendendo come esempio ATV, nel 2010 il misterioso magnate della Cina continentale Wang Zheng aveva acquisito con successo una partecipazione in ATV, diventandone il maggiore azionista. In seguito, i programmi di ATV sono diventati rapidamente sempre più ‘comunisti’.

Secondo alcune voci, Wang sarebbe il nipote dell’ex leader del Pcc Jiang Zemin. Wang, durante l’acquisizione di azioni della società, aveva anche ottenuto un finanziamento da cinque enti statali, tra cui la Banca di Pechino. Ma cinque anni più tardi, la catena di finanziamenti per ATV si è interrotta, forse a causa dell’indebolimento della fazione di Jiang nello scenario politico attuale.
Alla fine ATV (emittente fondata 56 anni fa a Hong Kong e di proprietà del ricco uomo d’affari Albert Yeung) ha chiuso lo scorso luglio. Yeung è affiliato con l’ex vicepresidente cinese Zeng Qinghong, anche lui parte della fazione di Jiang.

Quanto invece all’Hong Kong Daily News, questo giornale ha agito come uno strumento di propaganda per il famigerato Ufficio 610 di Jiang Zemin, un’organizzazione extralegale creata per perseguitare la pratica spirituale del Falun Gong. Il Daily News ha infatti sostenuto l’Hong Kong Youth Care Association (un’organizzazione sostenuta dal Pcc) e diffamato il Falun Gong in prima pagina.

Lai Chak-fun ritiene che la chiusura dei media filo-governativi possa essere correlata al collasso delle forze politiche che stanno dietro a questi media. E non mancano i commenti secondo cui il controllo dei media e dell’opinione pubblica siano sempre stati importanti per il regime comunista, che li considera strumenti di manipolazione del pensiero della gente.

È noto per esempio che il governo cinese, soprattutto durante il periodo in cui Jiang Zemin era al potere, avesse speso decine di miliardi di euro per acquistare media esteri avvalendosi di noti uomini d’affari (a loro volta all’estero): era la cosiddetta strategia della ‘grande propaganda’.
A dimostrazione di questo, il Washington Post dopo le dimissioni nel 2012 dell’ex segretario del Pcc di Chongqing Bo Xilai, aveva rivelato che Bo pagava annualmente decine di milioni di euro al giornale di SingaporeLianhe Zaobao (attraverso Tiong, proprietario del giornale Ming Pao) e una sezione del giornale veniva dedicata alla città di Chongqing.

Ma dal 2015 la fazione di Jiang si è parecchio indebolita nello scenario politico di Pechino, senza contare l’incarcerazione del fido Zhou Yongkang. Per questo, il taglio dei fondi ai media pro-comunisti è in realtà legato al ‘finanziatore occulto’ ora in difficoltà.

VERITÀ SENZA FILTRI: EPOCH TIMES VA IN STAMPA

A partire dal 21 marzo, nel bel mezzo del declino della carta stampata di Hong Kong, è stata ufficialmente messa in vendita nelle edicole l’edizione cinese di The Epoch Times.
Secondo Lai Chak-fun, Epoch Times può crescere in questi tempi difficili, principalmente perché «riporta notizie che altri media non scrivono».

Lai ha poi sottolineato che la funzione principale dei media è di veicolare la verità, ma a causa dell’inclinazione politica e degli interessi, anche i media non svolgono più questa funzione: «Hanno il coraggio di censurare le notizie; non fino al punto di inventarle, finora; ma in futuro potrebbero arrivarci».
Lai sostiene che il ruolo dei media sia quello di trasmettere il fatti e «fornire aggiornamenti tempestivi su quello che la gente avverte come importante e riportare il pensiero dell’opinione pubblica».

Ma i media possono anche avere un ruolo di controllo, di «osservazione dell’operato del governo e di controllo sulle élite, al fine di scoprire la verità» sostiene Lai, che conclude: «A un livello leggermente più alto di classificazione, i media possono guidare le tendenze e riformare la società».

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/hong-kong-chiudono-tre-media-in-una-settimana-3501.html

Articolo in inglese: ‘Three Media Closures in Hong Kong in a Week

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.