Grazie alla riuscita operazione d’immagine delle Olimpiadi la Cina continua i suoi traffici di morte

Dopo le Olimpiadi continua il traffico degli organi dei condannati a morte in Cina. Ethan Guttmann della rivista statunitense “Weekly Standard”, scrive in un suo articolo del 24 novembre 2008, che fonti tibetane affermano che 5,000 dimostranti sono scomparsi nel giro di vite di quest’anno. Molti sono stati trasferiti nel Qinghai, una provincia conosciuta per i suoi centri di trapianto degli organi. Afferma Guttman che “sia i medici Taiwanesi, sia chi indaga sul traffico degli organi e chi organizza il trapianto degli organi per i propri pazienti in Taiwan è d’accordo sul fatto che la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici di Pechino ha provocato ancora una volta l’apertura della stagione della raccolta degi organi umani”. Il giornalista elenca una serie di interviste da lui fatte a sopravvissuti cinesi dei LAOGAI che raccontano storie orribili di visite mediche prima dell’esecuzione e del successivo trapianto degli organi (l’articolo è reperibile su http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/015/824qbcjr.asp Infatti, in Cina, se incutere paura al popolo è il primo scopo delle esecuzioni capitali, il secondo è l’espianto di organi freschi a scopo di vendita, di frequente senza il consenso delle vittime o dei parenti. Migliaia di fegati, reni e cornee cinesi sono immessi nel mercato inter­nazionale del traffico d’organi, anche via internet. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali, il 95% viene dai corpi dei condannati a morte.

Il governo cinese ha sempre negato queste accuse. Solo nel novembre del 2006 un altissimo funzionario del Ministero per la Salute, Huang Jefu, ha riconosciuto, durante una conferenza di chirurghi a Guangzhou, che “ a parte un piccolo numero di vittime di incidenti di traffico, la gran parte di organi espiantati viene da prigionieri uccisi” (vedi comunicato su http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=7771&size=A). Harry Wu, il famoso dissidente cinese e presidente della Laogai Research Foundation di Washington ha recentemente dichiarato che la Cina è ormai il secondo paese al mondo per i trapianti degli organi. Sussiste tuttavia una piccola differenza : nel 2006, in America, paese che mantiene il primato dei trapianti, si sono svolti 15,000 trapianti, tutti da donatori volontari. In Cina, nello stesso anno, ve ne sono stati 13,000 ma quasi tutti espiantati dai corpi dei condannati a morte. Harry nel suo rapporto sul traffico degli organi in Cina descrive i retroscena ed i dettagli di questo commercio con numerose testimonianze di medici e familiari delle vittime. Il rapporto è stato pubblicato dalla Guerini e curato dalla Laogai Research Foundation Italia con il titolo “Cina, traffici di morte”. Aggiornamenti appaiono regolarmente sul sito http://www.laogai.it/

Gli organi vengono frequentemente espiantati subito dopo l’esecuzione e trasportati in apposite ambulanze. Vi sono oggi almeno 600 ospedali specializzati in questo traffico ed i relativi profitti sono altissimi, se si considera il prezzo di vendita degli organi che spesso arriva a numerose decine di migliaia di dollari. Nel 2006, il governo cinese ha approvato alcune leggi atte a regolarizzare il “mercato nero” degli organi umani. Secondo queste normative,  la precedenza nella distribuzione degli organi andrebbe ai cittadini cinesi, i chirurghi cinesi non potrebbero viaggiare all’estero per effettuare espianti e, soprattutto, il  consenso del prigioniero per la donazione dei propri organi dopo la morte dovrebbe essere obbligatorio. Il risultato, secondo Guttman, è stato che la fornitura degli organi si è ridimensionata, i prezzi sono aumentati e gli espianti dai corpi dei condannati a morte sono continuati. Infatti, come denuncia Human Rights Watch in un reportage della CNN dell’11 febbraio 2007, “…parliamo di condannati a morte che possono essere soggetti a qualunque pressione, e quindi il loro non può essere un gesto volontario” . Soprattutto in Cina dove, spesso, le confessioni sono ottenute mediante la tortura. Ricordiamo inoltre che la cultura tradizionale cinese è contraria a qualunque manomissione del corpo, e quindi all’espianto, perché la salma del defunto deve essere integra e intatta, per il rispetto dovuto agli antenati. Questo vero e proprio traffico di morte è anche aiutato dal fatto che in Cina la morte cerebrale non è legalmente riconosciuta. Quindi il prigioniero può essere ucciso ed i suoi organi espiantati prima che il cuore cessi di battere. Come alternativa si può somministrare un anestetico, espiantare l’organo e, successivamente, amministrare una medicina che fermi il battito cardiaco. Ancora più spietata appare perciò la persecuzione contro i Falun Gong o Falun Dafa. E’ questo un movimento religioso non violento, basato sulla tolleranza, la ricerca della verità e la compassione. Riunisce aspetti del Confucianesimo, del Buddhismo e del Taoismo, e insegna metodi di meditazione attuati attraverso esercizi ginnici, che hanno lo scopo di migliorare il benessere fisico e spirituale dei praticanti, preservandone la salute.

Alla fine degli anni Novanta in Cina vi erano quasi 100 milioni di praticanti del Falung Gong, inclusi numerosi gerarchi del partito. Il Partito Comunista, però, non poteva accettare il fatto che, dopo 40 anni di martellante indottrinamento marxista, ancora tante persone ricercassero altrove una guida morale e spirituale. Jang Zemin, perciò, iniziò dal 20 luglio del 1999 una persecuzione efferata contro i praticanti del Falun Gong. Da allora i Falung Gong vengono arrestati, imprigionati nei campi di lavoro forzato, i laogai,  uccisi, e i loro organi espiantati e venduti sul mercato internazionale degli organi.  Successivamente spesso i loro corpi vengono cremati per cancellare la prova del crimine commesso. Dal 1999 il movimento denuncia le migliaia di esecuzioni capitali ed espianti di organi alla comunità internazionale.

David Kilgour, ex membro del Parlamento Canadese ed ex segretario di stato dello stesso governo canadese, con David Matas, avvocato, ha pubblicato nel luglio del 2006 un rapporto sulla “Conferma di espianti di organi a praticanti del Falun Gong”. Questo rapporto è stato rivisto ed aggiornato nel gennaio 2007 (vedi http://organharvestinvestigation.net/report0701/report20070131-eng.pdf). Nel documento si elencano le prove degli arresti di massa, delle repressioni, delle uccisioni, si documentano le salme private di organi e i corpi cremati dopo l’esecuzione, si intervistano le vittime e si forniscono i prezzi di vendita degli stessi organi. Poiché, ricordiamolo, nella Cina capital-marxista oggi il nuovo Dio è il Denaro. Gli autori concludono il rapporto confermando che, sulla base della loro investigazione, le accuse sono vere e il governo cinese dal 1999 ha fatto uccidere innumerevoli praticanti del Falun Gong, facendo espiantare, contro la volontà dei proprietari, i loro organi vitali, inclusi il cuore, i reni, il fegato e le cornee, per poi metterli in vendita ad alti prezzi sul mercato degli organi. Tale pratica satanica continua tuttora. Nel mese di agosto di quest’anno Matas e Kilgour hanno rilasciato un comunicato con nuove prove sul traffico degli organi. Il comunicato (vedi http://organharvestinvestigation.net/release/pr-2008-08-22.htm) riferisce di un’intervista registrata di un medico cinese coinvolto in questo traffico orribile. Anche il Comitato contro la Tortura dell’ONU, nel suo ultimo rapporto del 21 novembre 2008, ha espresso preoccupazione per le “informazioni ricevute secondo le quali i praticanti del Falun Gong sono stati ampiamente soggetti a torture e maltrattamenti nelle prigioni e che alcuni di loro sono stati usati per i trapianti di organi.” Il Comitato ha quindi richiesto un’indagine indipendente sulla raccolta illecita di organi da praticanti del Falun Gong. (il rapporto del Comitato contro la Tortura è reperibile su http://www2.ohchr.org/english/bodies/cat/docs/CAT.C.CHN.CO.4.pdf ). Secondo il giornale giapponese Yomiuri Shimbun del 12 novembre 2008, Hiroyuki Nagase, un giapponese responsabile del “China International Organ Transplant Centre” di Shenyang nella provincia di Liaoning, è attualmente indagato per la sua attività di mediatore nel traffico degli organi umani tra Cina e Giappone.

Il Centro vendeva anche organi umani via il web. Reni a 7,800,000 yen (cca 57,000 euro) e fegati a 13,000,000 yen (circa 96,000 euro). Il prezzo includeva il reperimento degli organi e tutte le spese di trapianto. Le operazioni avevano luogo in ospedali specializzati a Shanghai, Shenyang ed altre città cinesi. Al suo arrivo all’aereoporto di Narita (Tokyo) Nagase ha dichiarato al Yomiuri Shimbun di aver fatto da tramite per il trapianto di 108 organi (vedi l’articolo su http://www.yomiuri.co.jp/dy/national/20081112TDY01304.htm). Purtroppo, la vendita degli organi e le esecuzioni capitali sono solo una parte dell’attuale realtà cinese e della pedagogia del terrore, coperta da segreto di stato, che in Cina si pratica. Al settembre del 2008, sono almeno 1422 i LAOGAI, i campi di concentramento dove sono costrette al lavoro forzato milioni di persone a vantaggio economico del regime comunista e di numerose multinazionali che investono o producono in Cina. Centinaia di migliaia sono gli aborti e le sterilizzazioni forzate. La persecuzione sistematica contro i credenti di tutte le religioni, le torture e gli arresti di dissidenti, avvocati e giornalisti e l’abuso della psichiatria a scopo repressivo politico. Questi sono i crimini del regime comunista di Pechino di cui si parla poco oggi, per non “disturbare” i traffici internazionali. Poche sono le voci che oggi protestano contro questi crimini. Scarse le testate italiane che pubblicano queste notizie. Nonostante ciò l’interesse degli italiani per questi crimini sembra aumentare. A novembre Asiaticafilm ha portato a Roma un film “Lettere dal braccio della morte” sulle esecuzioni capitali in Cina. Il film non racconta tutto quello che dovrebbe descrivere ma, tuttavia, riporta la storia di una dozzina di detenuti cinesi che aspettano il loro turno, stipati in un’affollata cella della morte. E’ il primo film sulla situazione della pena di morte nel paese asiatico. Buon segno. Ricordiamo che la catastrofe ambientale provocata a scopo di profitto, l’invasione dei mercati occidentali da parte dei prodotti (spesso tossici e gravemente nocivi per la salute) del lavoro forzato, e l’imperialismo economico e militare cinese in Asia, Africa e Sud America hanno, e continueranno ad avere,  un impatto  sempre più negativo sulle nostre vite e su quelle delle future generazioni. Cosa si potrebbe fare contro il traffico degli organi ? Molto ! L’Unione Europea potrebbe  bloccare i contributi di centinaia di milioni di euro erogati al regime cinese. Se non ritenesse opportuno interromperne il flusso, potrebbe almeno vincolarlo, per esempio alla raccomandazione di Manfred Nowak, inviato dell’ONU, di non uccidere persone per crimini non violenti o per motivi di natura economica. L’ONU e il Parlamento Europeo potrebbero emanare una legislazione extra-territoriale che vieti la partecipazione a espianti senza il consenso consapevole e volontario del donatore e neghi i visti ai medici cinesi che viaggiano all’estero per formarsi nel campo dei trapianti.

Si potrebbero boicottare le conferenze mediche cinesi e mettere un embargo sull’esportazione verso la Cina di materiale chirurgico per trapianti. Il personale sanitario estero potrebbe non collaborare con le istituzioni mediche cinesi e le case farmaceutiche potrebbero non esportare in Cina farmaci antirigetto o altre medicine usate nelle operazioni di espianto di organi.

In breve, le autorità politiche, mediche ed economiche internazionali possono, se vogliono, fermare questo traffico di morte.  Ciò che sembra inspiegabilmente mancare, quindi, è la volontà di prendere le necessarie misure. Perché? La ragione principale sembra essere che vi sono forti interessi finanziari che legano le banche e le multinazionali al regime comunista di Pechino. Quindi non è “politicamente corretto” parlare dell’altra faccia della Cina. Comunque, coraggio ! Anche se oggi non s’insegna piu’ a scuola…. Il male può essere sconfitto ! Talvolta, ognuno di noi pensa di essere solo una goccia nell’oceano. Non dimentichiamo che l’oceano è fatto da tante gocce e tutti, dico tutti, possono fare qualcosa.

Toni Brandi

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.