Google sceglie Honk Kong per sottrarsi alla censura cinese

Google.com.hk. è’ il nuovo sito per gli utenti cinesi, dopo la decisione del gigante informatico californiano  di chiudere ogni rapporto con Pechino e dirottare i clienti su Hong Kong. La decisione dopo due mesi di aspri confronti,  in seguito alla censura attuata dal governo di Pechino su  Google per il controllo del traffico di internet.  I dirigenti del motore americano da Honk Kong offriranno delle ricerche libere, non più filtrate in cinese, per circa 400 milioni di utenti.

Su Google.com.hk,  già si puo’ leggere  “Benvenuti a Google Search nella nuova casa della Cina”. Da Hong Kong Google smettera’ di censurare i risultati delle ricerche su Internet degli utenti cinesi. “Decidere come tenere fede alla nostra promessa e smettere di censurare le nostre ricerche su Google.cn e’ stato difficile”, ha spiegato David Drummond, il direttore legale di Google in un blog della societa’, “Vogliamo che il maggior numero possibile di persone al mondo abbia accesso ai nostri servizi, compresi gli utenti cinesi, ma il governo cinese e’ stato molto chiaro durante le nostre trattative sul fatto che l’autocensura e’ un requisito legale non negoziabile”. La decisione dopo un duro e aspro scontro tra il gigante californiano e Pechino di due mesi e mezzo. A gennaio, infatti, si è verificato  un potente attacco di hacker partito dalla Cina, su ispirazione del governo centrale,  contro i siti di Google e di altre 20 societa’ Internet americane. Adesso siamo in attesa delle reazioni del governo cinese, che si è sempre dimostrato contrario alla circolazione di idee, informazioni sul proprio territorio. Da quando il partito comunista è andato al potere negli anni ’50, ogni forma di libertà è sempre stata  repressa nel sangue e a questa legge non sfugge, ovviamente la possibilità degli utenti di navigare senza il controlo del Grande Fratello. Pechino potrebbe  utilizzare filtri per bloccare l’accesso al motore di ricerca con base a Hong Kong.

NdR: Le associazioni a favore dei diritti umani hanno accolto con favore la sfida di Google alla censura cinese e invitato anche altre aziende a fare altrettanto. Sharon Hom, la direttrice di Human Rights in Cina, ha detto che la scelta di Google dovrebbe “lanciare un messaggio alle altre aziende, ovvero che ci sono soluzioni al di la’ della scelta semplicistica di restare in Cina con la censura o rinunciare e andarsene”. Wei Jingsheng, dissidente cinese che vive in esilio negli Stati Uniti e che ha scontato 20 anni di carcere nel suo Paese prima di andarsene, ha detto che non lo ha sorpreso il fallimento dei negoziati tra Pechino e il gigante informatico californiano: “Sappiamo bene che il governo cinese non cede, non ci sono compromessi possibili. Il pericolo adesso e’  che altre aziende di internet possano essere sottoposte a pressioni ancora maggiori del governo”. E Reporters sans Frontiers ha definito “coraggiosa” la scelta di Google, sottolineando che comunque e’ in gioco l’integrita’ di Internet.

Gianluigi Indri, 23 marzo 2010

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