Gli aiuti di Pechino allo Sri Lanka “costruiscono una nuova guerra”

Cina, India e Pakistan “si stanno sforzando per aiutare in tutti i modi lo Sri Lanka, ma le loro motivazioni non sono nobili. Con grandi investimenti sperano di divenire in futuro i ‘padrini’ di quest’isola di smeraldo, una postazione strategica per le strategie navali dell’area”. È la dura critica mossa da padre S. Nithiya, segretario esecutivo della Commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale indiana, alla notizia che sarà Pechino a finanziare un nuovo aeroporto in Sri Lanka.

La Cina ha annunciato un primo investimento di 200 milioni di dollari, che Colombo userà per costruire il secondo aeroporto internazionale nella parte meridionale del Paese. In un secondo momento, il governo cinese stanzierà altri 100 milioni per rimodernare le ferrovie nazionali. La strategia di investimento cinese cerca di ridurre l’influenza indiana nell’area, strategica per questioni militari e commerciali.

Secondo il sacerdote, “la cosa triste è che le autorità cingalesi conoscono la situazione, ma non fanno altro che sfruttare a loro vantaggio, e non per la popolazione, questo fattore. La Cina avrà un porto sicuro per le sue armi e aumenterà la sua egemonia nello Sri Lanka. Questo provocherà un nuovo riarmo dell’India, che si giustificherà citando l’avvicinamento di Pechino. Questi sono indicatori che dobbiamo tenere in considerazione, che ci devono far stare all’erta”.

New Delhi, visti i nuovi equilibri, “spenderà altri miliardi di dollari in armi, invece che in sviluppo interno. Certo, il motivo è quanto meno comprensibile: ma perché un Paese grande come l’India non riesce a pensare a metodi migliori per risolvere questi potenziali conflitti? Perché non usa il dialogo? Perché non ci sono iniziative di pace?”.

Secondo p. Nithiya, il nuovo interesse cinese in Sri Lanka “dovrebbe essere risolto con un intervento delle Nazioni Unite. L’India, ad esempio, potrebbe chiedere al Consiglio di Sicurezza di esprimersi sull’argomento. Ma, sfortunatamente, Delhi non ha la coscienza pulita per fare una cosa del genere, e lo stesso vale per il Pakistan. Queste tre nazioni, insieme, bloccano ogni intervento internazionale sul Paese, e questo dimostra quanto siano colpevoli”.

Per il sacerdote cappuccino, “è incredibile che queste nazioni, e penso soprattutto alla Cina, diano tanti soldi all’estero sapendo che finiranno in poche tasche, quando hanno tante situazioni disperate all’interno dei propri confini. Il militarismo non costruisce la pace, ma crea altra violenza. Io spero che i prossimi investimenti siano diretti al benessere, non alla guerra”.

Fonte: AsiaNews, 12 marzo 2010

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