Francia: “Sanzioni all’Iran entro fine mese”, la Cina “pronta a discutere nuove idee”

Dopo l’allarme lanciato ieri dal presidente degli Stati Uniti Barak Obama, la Cina si è detta pronta a discutere “nuove idee” per regolare la questione del programma nucleare iraniano, pur continuando a privilegiare la soluzione del dialogo, come ha precisato ieri sera a Washington il vice ministro degli Esteri cinese, Cui Tiankai. Secondo il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, l’accordo in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe essere raggiunto “entro la fine del mese”.

Il capo della diplomazia di Parigi ha ammesso di non essere sicuro che l’intesa venga effettivamente chiusa in  termini di sanzioni, ma i principali Paesi sembrano comunque volerne accelerare le conclusioni, sulla scia del summit sulla sicurezza nucleare, promosso da Obama, che ha visto riuniti a Washington i leader di 47 Paesi.

Dal comunicato finale del vertice è emerso l’impegno comune contro il terrorismo nucleare e la messa in sicurezza dei materiali radioattivi entro quattro anni: “Accogliamo l’appello del presidente americano Barack Obama per alzare il livello di sicurezza nucleare. I partecipanti si impegnano a rafforzare la sicurezza e ridurre la minaccia di terrorismo nucleare”, con “azioni responsabili e una collaborazione internazionale decisa ed efficace”, comunque sempre nell’ambito di un più organico sforzo comune contro il terrorismo nucleare.

A margine della conferenza di Washington, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto che i provvedimenti contro Teheran vengano adottati “in aprile o maggio, ma non più tardi”. Kouchner ha accolto con favore l’apertura della Cina – fin qui contraria all’ipotesi delle sanzioni – pur sottolineando come si sia ancora lontani da un accordo completo non solo con Pechino ma anche con Mosca: “La Russia in particolare rifiuta ogni sanzione che colpisca il settore energetico: occorrre discutere a livello di esperti su quale tipo di misure adottare, forse graduali e con delle scadenze precise”.

Il ministero degli Esteri iraniano si dice invece fiducioso nel fatto che la Cina non approverà  nuove sanzioni. D’altronde, anche la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Jiang Yu, ha ricordato che “la Cina ha sempre sostenuto che il dialogo e il negoziato sono il miglior modo di trovare una soluzione a questo problema, che pressioni e sanzioni non possono risolvere alla radice”.

Ma intanto l’Iran ha presentato presso le Nazioni Unite una protesta ufficiale per il “ricatto nucleare” da parte degli Stati Uniti: lo ha annunciato l’agenzia ufficiale iraniana Irna. Il 6 aprile scorso infatti l’amministrazione Obama aveva annunciato le nuove regole di ingaggio nucleare, che non si applicherebbero agli “stati canaglia”: la Casa Bianca ha infatti stabilito di non poter usare armi atomiche – salvo come rappresaglia per un attacco nucleare – contro quei Paesi che ne siano privi o che comunque rispettino il trattato di non proliferazione, il che lascerebbe fuori sia Teheran che Pyongyang.

“I Paesi membri dell’Onu non possono tollerare o ignorare un tale ricatto nucleare nel XXI secolo: gli Stati Uniti, in maniera illegittima, hanno identificato un Paese non nucleare come bersaglio per le proprie armi atomiche e su questa base preparano dei piani militari”, si legge in una lettera consegnata dall’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Mohammad Khazai.

Fonte: La Repubblica.it, 14 aprile 2010

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