Il fragile ecosistema del Tibet è in pericolo. La Cina deve cambiare la sua politica ambientale difettosa

L’innalzamento delle temperature sul tetto del mondo rendono il Tibet sia un pilota che un amplificatore del riscaldamento globale. Occorre disciplinare l’attività estrattiva incontrollata e la costruzione di dighe da parte Cina.

Mentre l’Australia continua a combattere contro una crisi idrica e le sfide che si devono affrontano nel continente abitatopiù secco del mondo, il Tibet, dall’altro lato, è la riserva d’acqua dell’Asia, il principale generatore di pioggie e la più grande fonte di acqua dolce, che alimenta oltre un miliardo di vite in Asia tra cui la Cina.

A un’altitudine media di 4.000 metri sul livello del mare e con un’area di 2.5 milioni di metri quadri, il Tibet è il plateau più alto e più grande del mondo. È quasi due terzi del continente europeo. Se il Tibet fosse ancora una nazione indipendente, sarebbe il decimo paese più grande del mondo. Ha la più grande concentrazione di montagne più alte del mondo ed è chiamato terzo polo della terra perché ha il più grande serbatoio di ghiaccio glaciale, dopo i due poli. Il Tibet è anche un tesoro di minerali, riserve di petrolio e gas naturale e uno dei principale produttore di litio in Cina.

Gli scienziati cinesi nel corso degli anni hanno proposto un aumento delle riserve naturali in tutto il Tibet, prendendo in considerazione il fragile ecosistema dell’altopiano. Ad aprile di quest’anno la Cina ha presentato il grande progetto per trasformare l’intera zona del Tibet in parco nazionale.

Negli ultimi anni il governo cinese ha dichiarato sempre più parchi nazionali e riserve naturali in tutto il Tibet e questo è un gesto prezioso. Il governo cinese deve tener conto della fragilità e della natura delicata dell’ambiente tibetano, e controllare i fattori che contribuiscono alla crisi ambientale in Tibet: la rapida urbanizzazione, il trasferimento della popolazione cinese in Tibet, l’attività estrattiva incontrollata nelle montagne sacre del Tibet e la costruzione di dighe sui fiumi tibetani, per facilitare la realizzazione di progetti idroelettrici.

Alla luce di tali grandiosi progetti, i tibetani non solo sono privati ​​del loro modo di vivere tradizionale, ma non sono resi altro che beneficiari periferici dei progetti.

I beneficiari reali sono i funzionari cinesi che intascano la loro parte del guadagno, le società cinesi e i datori di lavoro cinesi che beneficiano delle opportunità economiche.

Non siamo contro progetti di sviluppo cinesi in Tibet a prescindere, ma proponiamo che i veri beneficiari di ogni sviluppo siano i tibetani del Tibet. Tutti i progetti che la Cina intraprende devono essere ecologicamente sostenibili, culturalmente sensibili ed economicamente vantaggiosi per i tibetani locali.

La corsa della Cina ai suoi imperativi strategici ed economici in Tibet ha implicazioni più grandi, su più vasta scala, e innesca conseguenze ambientali più gravi, causate dal cambiamento climatico.

Oggi le politiche ambientali e di sviluppo improprie del governo cinese hanno trasformato questo altopiano, ricco di risorse e dal fragile ecosistema, in centro di attività mineraria e di costruzione di dighe. Ciò non solo altera la mappa delle acque dell’Asia in modo drammatico, ma contribuisce anche a una crisi ambientale, che a sua volta si aggiunge al cambiamento climatico in tutta l’Asia. L’innalzamento delle temperature sul tetto del mondo fanno del Tibet sia un elemento chiave che un amplificatore del riscaldamento globale.

Il 2016 è stato un anno di disastri naturali: una valanga glaciale ad Aru nella regione di Ngari (Tibet occidentale), inondazioni di fango e una frana in Amdo (Tibet orientale). Soltanto tra giugno e luglio 2017, quattro casi distinti di inondazioni sono stati segnalati a Kham (regione sudorientale del Tibet). Questi sono l’effetto cumulativo dei cambiamenti climatici.

Altri casi di catastrofi naturali sono imminenti. Il governo cinese deve considerare queste prossime minacce e orientare il proprio progetto di sviluppo urbano di conseguenza, per attenuare le crescenti minacce causate dal cambiamento climatico.

La Cina ha rafforzato il controllo militare delle frontiere tibetane, ha intensificato l’estrazione mineraria delle ricche risorse dell’altopiano tibetano per alimentare lo sviluppo economico della Cina e ha ampliato notevolmente le infrastrutture con una rete strategica di strade e ferrovie. Cerca di aumentare la produttività delle città industriali di Xi’an, Chongqing e Chengdu ai piedi dell’altopiano tibetano e di affrontare la progressiva scarsità di risorse idriche nel nord e nord-est della Cina con acqua proveniente dal Tibet.

Il Tibet sta affrontando due questioni critiche: il suo futuro politico e ambientale. Di questi due, l’ultimo è una questione più grande dato le implicazioni che ha per l’Asia e per il resto del mondo.

Il Tibet simboleggia le tre crisi che l’Asia affronta oggi: una crisi delle risorse naturali, una crisi ambientale e una crisi climatica. Queste tre sono interconnesse e potenzialmente costituiscono una minaccia per il benessere ecologico e la sicurezza climatica non solo dell’Asia ma anche dell’Europa, del Nord America e dell’Australia. Secondo i più importanti scienziati, le recenti ondante di caldo in Europa sono legate alla perdita di ghiaccio sull’altopiano tibetano. Una squadra guidata da Hai Lin, scienziato atmosferico presso Environment Canada in Quebec ha scoperto che maggiore è la copertura di neve in Tibet e più caldo è l’inverno in Canada.

Tali formidabili scenari richiedono una maggiore attenzione globale e una classe dirigente che guarda al futuro, per assorbire i più importanti effetti di una crisi ambientale che colpisce il Tibet. I leader mondiali devono agire prudentemente e non permettere ai vincoli politici di sminuire i meccanismi istituzionali necessari ad affrontare un’imminente crisi ambientale globale.

Veerabhadran Ramanathan, del Centro per le Scienze Ambientali dell’Istituto di Oceanografia di Scripps, presso l’ Università della California a San Diego, ha giustamente affermato che “la nostra comprensione del cambiamento climatico globale sarebbe incompleta se non prendessimo in considerazione ciò che sta succedendo sull’altopiano tibetano”.

Traduzione di Andrea Sinnove, LRF Onlus Italia


Fonte: The Guardian, 7 agosto 2017

English article: The Guardian, Tibet’s fragile ecosystem is in danger. China must change its flawed environmental policy

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