Finisce in Cina il fiume dell’evasione

Sono dieci gli imprenditori cinesi arrestati dalla Finanza a Prato nell’ambito dell’inchiesta sui soldi spediti in Cina, 39 le aziende sigillate, 104 le auto di lusso sequestrate. Si dirà che è la scoperta dell’acqua calda. Che un po’ tutti sapevano che c’era l’evasione fiscale, e dunque il riciclaggio, e nient’altro, dietro all’abnorme flusso di capitali in fuga da Prato, dove le rimesse all’estero dei cinesi, nel 2009, sono state di oltre 40.000 euro. Ma è sempre bene mettere i puntini sulle i.  D’altronde già scorrendo le dichiarazioni dei redditi del 2006, con quelle lugubri sfilze di zeri accanto ai cud e ai 730 degli orientali, si capiva che c’era un fiume carsico di soldi che sarebbe spuntato da un’altra parte, in Cina.  Dietro all’operazione “Cian Liu”, fiume di denaro, c’è un’analisi di questo tipo. I cinesi detengono ormai circa la metà delle imprese del settore pelle e confezioni tra Prato e Firenze, ma producono solo il 16% del volume d’affari e il reddito medio dichiarato dagli imprenditori orientali, secondo la Finanza, è di 7.600 euro. Era chiaro che qualcuno stava nascondendo soldi, molti soldi. Le Fiamme gialle fiorentine calcolano oltre il 90% dei guadagni, forse è una stima per eccesso, ma rende l’idea. L’immagine che più colpisce, tra quelle diffuse ieri, sono le mazzette sparse sulla scrivania del money transfer di via Filzi come fossero noccioline.  Secondo il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso c’è anche un problema di ordine pubblico. Sia lui che il sostituto procuratore Suchan negano qualsiasi collegamento tra i recenti omicidi nella comunità cinese e gli affari sporchi su cui ha alzato il velo l’inchiesta della Dda, ma per Grasso gli ultimi fatti di sangue «sono scontri tra bande di tipo mafioso. Sarà difficile dimostrarlo, ma le caratteristiche sono quelle: intimidazione, soggezione, sfruttamento, omertà».  Gli osservatori attenti della comunità cinese fanno notare un’apparente stranezza. Sembra che nella lista degli arrestati e dei 108 che hanno subìto sequestri non figurino i personaggi più in vista, né quelli che godono di maggiore prestigio. Sembra che sia stata colpita una sorta di “classe media”, signor nessuno che però dispongono certamente di una straordinaria liquidità.  Un’altra curiosità è costituita dalla curiosa vicenda della Libreria “Ou Hua” con sede in via Cavour 13. Oltre a essere una libreria era uno sportello finanziario attraverso il quale Wu Xhengmian e Alessia Wu avrebbero trasferito in Cina, nel solo periodo dal 27 aprile al 21 maggio 2009, la bellezza di 7.610.000 euro.  Ancora meglio ha fatto Cai Jianhan, il vero capo del gruppo criminale: nello stesso periodo ha spedito oltre 12 milioni e in otto giorni, nell’ottobre del 2008, ne spedì oltre otto.

Fonte: Il Tirreno Prato, 5 luglio 2010

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