“Deve considerare i nostri sentimenti”: per gli studenti cinesi lo stato è un’estensione della famiglia

Gli studenti cinesi reagiscono con grande emozione se sentono che la Cina è criticata. Cresce la preoccupazione che questo scoraggi la libertà di parola nei campus australiani.

«Secondo loro, lo stato era un’estensione della famiglia e pertanto deve ricevere tutti gli obblighi e la fedeltà tradizionalmente dovuti alla famiglia.»
La registrazione, pubblicata recentemente, dello studente cinese che ha una discussione con il suo insegnante sull’uso della parola “Taiwan”, illustra come le questioni della sovranità e della territorialità possono essere fonte di forte emotività per gli studenti cinesi.

Nel video, lo studente cinese dice, con voce calma: “Deve considerare tutti gli studenti… Gli studenti cinesi sono un terzo di questa classe. Ci fa sentire a disagio”. Prosegue argomentando: “Deve mostrare rispetto”. La discussione diventa poco chiara, ma sembra che lo studente dica: “Questo ci fa stare davvero male”. Nel commento successivo sembra che stia diventando frustrato e arrabbiato: “Perché lo dice sempre? ‘Taiwan’, come se fosse un Paese separato”.

L’insegnante risponde: “Dal mio punto di vista, Taiwan è un paese separato. Se ti senti offeso, questa è una tua opinione”.

Lo studente risponde: “Deve considerare i nostri sentimenti. Non deve ripeterlo più volte e continuare a farci male”. Egli termina dicendo: “È il nostro limite di sopportazione, e lei continua a toccarlo”.

Dal video non è esattamente chiaro cosa abbia detto l’insegnante per causare nello studente una tale offesa; tuttavia, l’Università di Newcastle ha dichiarato che il docente stava utilizzando come materiale una relazione di Transparency International, “che usa il termine ‘paesi’ per descrivere sia paesi che territori”.

Quello che cattura immediatamente l’attenzione è che lo studente non è soddisfatto della posizione dell’insegnante, ma non tenta nemmeno di utilizzare fatti rilevanti o argomentazioni razionali per sostenere il proprio caso. Non cerca di attingere alla sua comprensione della storia, né di definire ciò che potrebbe vedere come i dettagli pertinenti dell’approccio “un paese due sistemi”, che attualmente disciplina il rapporto tra la terraferma e l’isola.

Piuttosto, lo studente ripetutamente si appella all’emozione, in particolare, a come riferirsi a “Taiwan”, come paese separato, ferisca i sentimenti degli studenti cinesi.

Il mantra di “danneggiare i sentimenti del popolo cinese” non è nuovo. Questa frase emotivamente carica  viene usata regolarmente dalla stampa cinese, con diversi gradi di vetriolo quando, ad esempio, un politico straniero si incontra con il Dalai Lama. In un altro caso, il cantante Bob Dylan è stato avvertito di non “ferire i sentimenti del popolo cinese”, quando è stato in tour in Cina, già prima che arrivasse nel paese. Similmente, i miei amici e colleghi cinesi tenderebbero a reagire con grande emozione se ritenessero che uno straniero sia critico verso la Cina  – persino su argomenti come il tempo o il traffico.

Una ricerca di Victor Mair nel 2011 su questo fenomeno ha scoperto che cercando su Internet la frase “ferire i sentimenti del popolo cinese” dava 17.000 risultati; sostituendo “popolo cinese” con “popolo giapponese”,(secondo in graduatoria per numero di risultati) i risultati erano 178 ; con altre 17 nazionalità i risultati erano zero. In una precedente ricerca su google.cn dei termini “umiliazione” o “bullismo” (qifu: 欺负)) e “mancanza di rispetto” o “guardare dall’alto verso il basso” (kanbuqi: 看不起), l’antropologo e storico Pal Nyiri ha trovato 623.000 risultati con il termine ” qifu Zhongguo “(欺负中国, fare del bullismo verso la Cina) e 521.000 con” kanbuqi Zhongguoren “(看不起中国人, guardare dall’alto verso il basso il popolo cinese).

Questa tendenza a offendersi facilmente fa parte della narrazione dell'”umiliazione nazionale” a cui molti cinesi aderiscono – l’idea che il mondo esterno abbia deliberatamente sfregiato la Cina durante le guerre dell’oppio della metà del 1800, lasciandola debole e vulnerabile. Il “sogno cinese” del presidente Xi Jinping di rinvigorimento è una risposta diretta a questa visione.

Alcuni cinesi mi hanno spiegato che la tendenza a offendersi quando un estraneo fa commenti sulla Cina, in un modo che loro percepiscono come critica, deriva dall’idea che il paese e la famiglia sono concettualmente fusi, e sono percepiti come meritevoli di uguale fedeltà. In una conversazione con uno studioso cinese sulla questione, ho fatto presente che quando la politica del governo australiano è stata criticata internazionalmente, in generale gli australiani non si sono sentiti “feriti”, come invece il popolo cinese sembra reagire quando viene criticata invece la Cina. Ha risposto: “Perché, sai, tante persone (occidentali) non capiscono come la relazione tra il popolo e lo stato in Cina sia uguale a una famiglia!”. Mi ha spiegato come anche la parola cinese per paese, “guo jia”, sia composta dai caratteri paese/stato, e il carattere famiglia (国家).

Anche gli studenti cinesi a cui insegnavo a Pechino sentivano molto forte l’idea che “guojia”, o “paese-famiglia”, esprimesse molto bene la relazione tra la gente e lo stato in Cina. Secondo loro, lo stato era un’estensione della famiglia e pertanto deve ricevere tutti gli obblighi e la fedeltà tradizionalmente dovuti alla famiglia. I miei studenti credevano profondamente che, anche se può essere accettabile che loro o altri cinesi commentino le carenze o gli errori dello stato-nazione cinese, è assolutamente inopportuno lo facciano gli estranei. Gli studenti prendevano molto personalmente le critiche esterne alla Cina, spiegando la loro risposta emotiva con termini quali essere “offesi” o sentirsi feriti.

Ufficialmente, lo stato di Taiwan è un “interesse fondamentale” per la Cina. Cioè, la maggior parte dei cinesi ritiene indiscutibilmente sacrosanto che Taiwan sia una parte della Cina. Lo imparano a scuola, e in quasi tutto ciò che vedono e ascoltano mentre crescono. Per loro, Taiwan è un membro della famiglia; è per questo che le discussioni sulla sua sovranità tendono a farsi emotive. Molti studenti cinesi hanno difficoltà a spiegare perché si sentono così verso la questione Taiwan – soprattutto perché non hanno avuto formazione per discutere o dibattere criticamente su un argomento. E per loro è impossibile immaginare che gli stranieri non possano capire la loro posizione su Taiwan.

C’è un’altra domanda affascinante che questo video solleva: perché lo studente ha registrato e pubblicizzato questo momento? Cosa voleva ottenere?

Il docente dello studente cinese aveva ragione nel dire che il suo corso non poteva rispondere a nessun gruppo particolare, e che affrontare opinioni e pareri differenti è una parte integrante dell’esperienza dell’apprendimento. Ma è molto difficile per molti studenti cinesi accettare che “la questione Taiwan” sia, in qualche modo, una questione di opinione.

Traduzione di Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: The Guardian, 8 agosto 2017

English Article: The Guardian, ‘You should consider our feelings’: for Chinese students the state is an extension of family 

 

Condividi:

print print
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.