Dal 2008, 50 intellettuali tibetani arrestati per critiche a Pechino

La polizia cinese ha arrestato nell’ultimo anno circa 50 tibetani, fra scrittori e artisti, per il loro ruolo nelle proteste anti-governative avvenute in Tibet e nelle province cinesi a maggioranza tibetana nella primavera del 2008. L’arresto del noto scrittore Shogdung, avvenuto lo scorso 23 aprile, dimostra che il governo continua la sua politica di repressione contro quella fascia della società civile che ha usato i propri canali per comunicare al mondo la vera situazione della regione e criticare le politiche “coloniali” di Pechino.

I cinquanta intellettuali fermati, spiega ad AsiaNews una fonte locale, “sono coloro che hanno dimestichezza con il computer e che hanno qualche contatto con l’Occidente. Buona parte dei tibetani non soltanto non parla inglese, ma non conosce neanche i caratteri occidentali: loro, invece, sono stati in qualche modo il megafono delle proteste locali. Proteste che il governo cinese dimostra di non aver ancora dimenticato”.

Nel frattempo il “secondo” Panchen Lama – quello scelto da Pechino – ha compiuto la sua prima visita ufficiale nella zona della prefettura di Yushu, devastata lo scorso 14 aprile da un terremoto. Secondo Pechino il sisma ha provocato circa 2.110 vittime, mentre gli attivisti locali parlano di una cifra che oscilla fra i 4 e i 10mila morti e puntano il dito contro i soccorsi, inadeguati e lenti.

Il contestato leader buddista, scelto di imperio dai funzionari centrali dopo il rapimento del primo Panchen (riconosciuto invece dal Dalai Lama), ha tenuto una funzione funebre per i defunti ma non ha voluto commentare l’arresto degli artisti e nemmeno quello dei monaci tibetani, che volevano portare aiuto e soccorso ai terremotati e sono stati allontanati con la forza dalla pubblica sicurezza.

Secondo un rapporto presentato ieri dall’International Campaign for Tibet – intitolato “Una tempesta di rabbia: la repressione di artisti e scrittori tibetani dopo le proteste del 2008” – continua dunque la politica cinese contro la regione e i suoi abitanti. Secondo gli autori, però, “queste repressioni non fanno altro che incoraggiare il dissenso, rendendolo sempre più difficile da controllare. Nonostante, ma forse proprio a causa della severità del governo, i dissidenti continuano a esprimersi in pubblico, in modo particolare con la parola scritta”.

Per il rapporto, fra gli arrestati vi sono “13 scrittori, mentre gli altri sono coinvolti nelle arti e nella sfera pubblica. Non sappiamo molto di coloro che sono stati portati via, ma alcuni testimoni parlano di torture e molestie contro chi ha espresso il proprio punto di vista”.

Fonte: Asianews, 18 maggio 2010

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