Il crollo invisibile dell’economia cinese

Valentin Schmid , Epoch Times | 24/02/2017

Quando nel 2001 Gordon Chang scriveva il libro L’imminente collasso della Cina, i tempi non erano così sospetti: Chang prevedeva il crollo dell’economia cinese e la caduta del Partito comunista nel giro di dieci anni, una previsione che tarda qualche anno a verificarsi.

Gordon G. Chang autore del libro ‘The Collapse Coming of Cina’ (L’imminente collasso della Cina) a New York, il 30 settembre 2015. (Benjamin Chasteen/Epoch Times)

Ma gli argomenti principali trattati nel libro sono più attuali che mai, e Chang, autore, blogger, e opinionista americano, continua a fornire la sua visione senza censure di una politica economica cinese a molti sconosciuta.
Epoch Times lo ha intervistato sulla reale situazione di una Cina attualmente stabile solo in superficie, e sulle vere cause dei suoi attriti interni.

Nel 2016 la Cina è riuscita a stabilizzare la propria economia. Il regime sarà in grado di continuare nel 2017?

La Cina sembra forte ma in realtà è debole: ha superato il punto di non ritorno. Hanno creato un debito enorme e stabilizzato l’economia. Il settore manifatturiero ne sta beneficiando e stiamo iniziando a vedere una certa inflazione.
Ma il costo di questa operazione è enorme. È la vecchia tattica in cui si utilizza il debito per generare crescita, ma è indicativa di una grande disperazione.

La Cina dovrebbe intraprendere alcune riforme nel 2017 ma non lo farà, a causa dei suoi diktat politici. Nell’autunno di quest’anno ci sarà un evento che ricorre ogni cinque anni, il Congresso del Partito, dove potrebbe essere annunciato un nuovo leader oppure confermato Xi Jinping. Questo è un punto cruciale.

Per cui sono in stato di massima allerta: Xi Jinping ha inesorabilmente preso il controllo del portafoglio economico da Li Keqiang. Ne prende perciò i meriti, ma anche le colpe: Xi, da ora al Congresso del Partito, non vuole vedere nessun grande evento dirompente. Dovrebbe essere ovvio, ma va tenuto in considerazione.

Penso che riusciranno a mantenere la linea durante il Congresso del Partito. Dopodiché, falliranno. Finché avranno la capacità di farlo, ostacoleranno gli aggiustamenti. Cercheranno di creare posti di lavoro, di mantenere la crescita del Pil vicino al 7 per cento, tutta roba del genere… La Cina, nonostante la crescita al tasso ufficiale, sta creando un debito che aumenta cinque volte più rapidamente del tasso di crescita stesso. Pechino può far crescere l’economia con le città fantasma e le ferrovie ad alta velocità verso il nulla, ma non avviene senza prezzo, e non è nemmeno sostenibile.

Dopo il congresso del Partito, la Cina andrà in caduta libera. L’unica cosa che può cambiare l’economia cinese è una riforma economica fondamentale. Ma si stanno muovendo in maniera regressiva: Pechino sta nuovamente facendo una politica di stimolo, sta allontanando la Cina da un’economia di consumo avvicinandola a un’economia di Stato, lontana dalle aziende private.

Il ‘sogno cinese’ vuole uno Stato forte e questo non è compatibile con la riforma del mercato. Anche se Xi fosse per liberalizzazione e il cambiamento, sarebbe troppo poco e troppo tardi: lo stimolo è destinato ad aumentare gli squilibri sottostanti e quindi sta diventando sempre più difficile fare un aggiustamento.

Cosa sta succedendo in profondità?

Guardate quello che è successo l’anno scorso: i deflussi di capitali erano probabilmente superiori al 2015 e quell’anno era stato senza precedenti, con 900/1000 miliardi di dollari.

Il popolo cinese vede quello che anche altri hanno visto, un qualcosa ormai privo di senso: l’economia non cresce. Le persone sono preoccupate per la direzione politica del Paese, e il popolo, vedendo la fine, che non è poi così lontana, trasferisce i propri soldi.
Ora la gente se ne sta anche andando via: i giovani cinesi una volta andavano in America per ricevere un’istruzione e poi tornavano. Ora i cinesi ricevono un’istruzione fin da bambini, poi cercano di entrare in una banca d’investimento e provano a rimanerci. Le cose non vanno così bene come sostiene Pechino.

Per fermare le fughe dei capitali e mantenere la stabilità, hanno imposto dei severi controlli sui capitali a partire da ottobre/novembre 2016. Hanno creato alcune limitazioni reali sugli investimenti in uscita per le imprese e le multinazionali. Possono farlo, ma per quanto tempo ancora? Stanno disincentivando la gente a investire i soldi in Cina, perché gli investitori esterni non sanno se quei soldi alla fine potranno riprenderseli o meno. Nonostante i controlli, hanno registrato deflussi record. I deflussi di capitali nel secondo trimestre, quando sono stati avviati i controlli, sono stati superiori rispetto alla prima metà.

Vogliono continuare ad appianare le cose dopo il Congresso ma non avranno la possibilità di continuare questo gioco. Tutto gira intorno alla fiducia, ma in Cina non c’è più fiducia.

Stanno anche utilizzando le loro riserve di valuta estera per gestire il declino della moneta. Per esempio il Fondo monetario internazionale dice che i tremila miliardi di dollari che hanno sono sufficienti per far funzionare l’economia

Possono solo fornire dei numeri ma non sanno se sono corretti, proprio come il Pil. Non è possibile andare all’ente cinese responsabile delle norme che regolano i cambi e guardare i loro numeri. Possono dirti qualsiasi cosa senza farti sapere nulla. Hanno un elevato incentivo a falsare i numeri.

Sappiamo anche che in generale hanno una posizione insufficiente poiché stanno vendendo prodotti derivati ​​attraverso le banche statali. Se ogni mese si osservano le stime delle riserve valutarie, hanno sempre superato i sondaggi. La Cina li supera sempre, non ci vuole un genio per capire che il numero di riserve in valuta estera non può essere giusto. Quando dicono che le riserve in valuta estera sono diminuite – facendo riferimento a numeri errati – questo ha l’effetto di minimizzare la portata apparente dei problemi e così la gente continua a credere nella valuta.

Quindi penso che non abbiano tremila miliardi di dollari. Hanno elaborato il trucco che il Brasile aveva tirato fuori nel 2014, vendendo derivati ​​anziché in dollari reali. Secondo le mie fonti, ci sono 500 miliardi di dollari ancora da contabilizzare.
Poi esistono gli investimenti illiquidi delle riserve valutarie cinesi, circa mille miliardi di dollari. Secondo le mie stime, hanno meno di 1500 miliardi di dollari in denaro da utilizzare per difendere la moneta. Le riserve in valuta estera non sono grandi e liquide quanto Pechino vuole far credere.

Quindi dovranno svalutare, prima o poi…

Non credo che abbiano intenzione di fare una svalutazione prima del diciannovesimo Congresso del Partito entro la fine dell’anno.

Inoltre stanno svalutando ma a un tasso non superiore all’otto [il tasso attuale è di 6,9 yuan per un dollaro ndr], come sarebbe necessario. La svalutazione insufficiente causerà sfiducia: la gente pensa che sia insufficiente, che debba essere superiore. Alla fine, qualcuno sta iniziando a capire che il dato delle riserve in valuta estera è errato. Ma l’unica cosa di cui hanno bisogno per difendere la loro valuta è la valuta estera.

Xi Jinping dice che il sogno cinese è una Cina forte. Lui è il responsabile di ogni cosa. E la svalutazione non avvantaggia mai i consumatori cinesi. Continuano a prendere decisioni stupide.
È il sistema politico: il diktat politico è troppo forte. Sarebbe troppo imbarazzante fare una riforma totale. [Xi, ndt] vuole apparire forte e ha sempre cercato di evitare degli aggiustamenti economici naturali, generando squilibri sottostanti ancora più grandi.

E alla fine la Cina non vivrà un altro 2008, ma un 1929.

Per approfondire:

Articolo originale: ‘Gordon Chang: “China Is Going to Go Into Free Fall

Traduzione di Massimiliano Russano

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/gordon-chang-la-cina-e-in-caduta-libera-4326.html

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