Contadini, operai, laureati cinesi: milioni di nuovi disoccupati ogni mese

Pechino, Cina – Cresce la disoccupazione in Cina. Secondo l’Accademia cinese per le scienze sociali (Acss) a fine novembre sono già tornati a casa 4 milioni di migranti licenziati dalle fabbriche in crisi, il 3% del totale, ma molti ritengono il dato sottostimato perché non considera i lavoratori in nero. Intanto oltre un milione di laureati è disoccupato e molti tornano a lavorare in campagna.

Nelle aree costiere, specie nelle zone del Fiume Yangtze e del Delta del Fiume delle Perle, hanno chiuso migliaia di fabbriche e si prevede che molte altre non riapriranno dopo la vacanza del Nuovo Anno Lunare.

Liu Guoquan, direttore dell’Ufficio per lo sviluppo delle risorse rurali umane a Zhaotong (Yunnan), prevede il ritorno di 330mila lavoratori entro il 2008, il 30% dei migranti della zona, e di oltre mezzo milione entro maggio se la crisi continua. Ma a casa i migranti non trovano abbastanza lavoro e il loro ritorno causa un minor reddito “collettivo” di 540 milioni di yuan a Zhaotong, circa 1.000 yuan annui (100 euro) per migrante.

Il 95% di loro non ha terminato le scuole secondarie, né ha specializzazioni. Ora le autorità organizzano corsi per insegnare a fare mobili di bambù, ricamare, soffiare vetro e altri mestieri che – dice Liu al South China Morning Post – “fanno guadagnare 50 yuan al giorno”.

Il governo di Qujing progetta nuove infrastrutture per occupare almeno 20mila persone, mentre nel capoluogo Kunming ci sono corsi per operaio specializzato e anche sussidi annuali di studio per 1.500 yuan a persona.

Liu dice che c’è persino un problema alimentare, dato che il loro ritorno “ha portato il consumo locale di grano a 500mila tonnellate al giorno”, al punto che occorre importarlo da altre province.

La situazione è peggiore in province come Henan, Hubei, Hunan e Sichuan che hanno un maggior numero di migranti.

Intanto la disoccupazione dilaga anche tra i laureati: l’Acss stima che ci siano già oltre un milione di laureati disoccupati, prevede che altri 6,1 milioni entreranno nel mondo del lavoro nel 2009 e circa un quarto avranno difficoltà a trovarlo.

Chen Giangqing della National Association of Vocational Education dice che “la situazione occupazionale è peggiore che [durante la crisi asiatica] negli anni ’90”.

La disoccupazione urbana è stimata del 9,4%, ma è molto maggiore nelle regioni centrali e occidentali che hanno economie più arretrate.

Molti laureati cercano intanto lavori temporanei, magari in zone rurali: in una vera migrazione spontanea, 40 anni dopo che Mao Zedong costrinse milioni di giovani a lasciare famiglie e scuole per andare nelle campagne.

Il governo è preoccupato che la crescente disoccupazione alimenti maggiori proteste sociali e il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese, invita le autorità locali “ad affrontare i problemi sul nascere” per “mantenere la stabilità sociale”. Il Partito teme che la disoccupazione evidenzi ancora di più le disuguaglianze sociali: il 20% fra i più ricchi ha un reddito 17 volte superiore a quello del 20% fra i più poveri.

(Fonte: AsiaNews)

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