CONFARTIGIANATO: le imprese lucane vittime dei prodotti contraffatti

La Cina è il principale paese di origine dei prodotti contraffatti con il 80,1% dei prodotti sequestrati. L’11,3 per cento delle imprese lucane del comparto manifatturiero sono esposte “a rischio contraffazione”. Complessivamente quelle artigiane che subiscono maggiormente le conseguenze dell’illegalità di produzione e vendita in Basilicata sono 282 (194 in provincia di Potenza e 88 in quella di Matera).
BASILICATA- Sono i dati più significativi del rapporto che il Centro Sudi Confartigianato dedica al fenomeno della contraffazione con la conclusione cui perviene: complessivamente nel Paese le imprese regolari perdono 9,9 miliardi di euro di vendite e 88mila posti di lavoro.

Tra i comparti interessati, al primo posto l’abbigliamento con 155 imprese artigiane in Basilicata, seguito da gioiellerie e pietre preziose  (52) e dal tessile (29).

Sono dati – commenta Antonio Miele, presidente Confartigianato – che ci impongono di accrescere ogni attività di contrasto all’illegalità. Dati che rappresentano solo un elemento indicativo perché il fenomeno non è di facile studio e nel comparto agro-alimentare, che per noi rappresenta una buona base produttiva, ha raggiunto da anni livelli allarmanti. In sette anni mentre il PIL scende di 19,1 miliardi di euro si cumulano sequestri di beni contraffatti per 4,4 miliardi. Mediamente in un anno – riferisce il Centro Studi Confartigianato – sequestrati 23.122.367 articoli di abbigliamento e accessori, calzature e occhiali, al ritmo di 2.640 articoli all’ora.

Concorrenza sleale in un mercato in cui operano 63 mila imprese artigiane che danno lavoro a 189 mila addetti: una impresa artigiana manifatturiera su cinque (19,8%) potenzialmente danneggiata dalla contraffazione.

La contraffazione – continua Miele – minaccia i diritti di proprietà intellettuale su 1.096.978 marchi depositati dalle imprese italiane negli ultimi quindici anni. Cresce la contraffazione on-line: triplica la quota di sequestri di merci trasportate con corriere espresso e posta, che passa dal 5,7% del 2010 al 16,3% del 2014. Potenzialmente esposti al rischio di acquistare on-line prodotti contraffatti 3.125.000 utenti internet che acquistano in Rete prodotti di Abbigliamento e 2.734.000 che acquistano Apparecchiature elettroniche.

Nel corso di due cicli recessivi (2008-2014) che hanno messo a dura prove le imprese italiane l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza hanno effettuato 115 mila sequestri, intercettando oltre 337 milioni di beni contraffatti, per un valore stimato di 4,4 miliardi di euro mentre, nello stesso arco di tempo il Pil calava di 19,1 miliardi di euro.

La Cina è il principale paese di origine dei prodotti contraffatti con il 80,1% dei prodotti sequestrati, a cui si aggiunge un 8,0% proveniente da Hong Kong. (Commissione europea, 2015).

Il fenomeno della contraffazione si manifesta in modo crescente anche sul mercato delle vendite on-line: in soli quattro anni, infatti, triplica la quota di sequestri nell’Unione europea relativi a merci trasportate con corriere espresso e posta, passando dal 5,7% del 2010 al 16,3% del 2014. A questo proposito al consumatore viene fatto credere, in modo non corrispondente al vero, che i prodotti commercializzati sono originali, facendo uso di siti che apparentemente, per la loro presentazione grafica, sembrano riconducibili al produttore stesso (Agcm, 2015), con un evidente impatto negativo sulla qualità del prodotto e, più in generale, sul nostro Made in Italy. Recenti evidenze (Mise, 2014) indicano che il 16,6% dei giovani ha acquistato merce contraffatta in Internet.

Regione Basilicata, 16/03/2016

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