Commercio, così la Cina falsifica il marchio CE

La Cina invade il mercato Ue con prodotti riportanti un finto marchio CE, acronimo di China Export. Un danno per consumatori e imprese. La denuncia della Lega.

Il marchio CE é una garanzia per il consumatore europeo. Due lettere che dicono all’acquirente di un qualsiasi prodotto che l’industria in questione ha seguito le rigorose leggi europee in materia di tutela del consumatore. Significa niente vernici tossiche, sostanze chimiche vietate, niente pericolo di incendio o di esplosione. Il marchio CE alle imprese costa molto in termini economici e amministrativi. Eppure nei negozi e sulle bancarelle dell’Europa troviamo migliaia di prodotti provenienti dalla Cina con impresso il marchio China Export, abbreviato con CE. Nulla a che vedere con la sigla europea, ma che porta gli ignari acquirenti ad acquistare prodotti tarocchi.

Cosí la Cina truffa i consumatori europei

Un danno per il consumatore, di fatto truffato, e un danno per le imprese europee che si trovano in una situazione di concorrenza sleale. “In Italia è tuttora diffusa la vendita illegale dei più svariati prodotti cinesi che, per aggirare la normativa europea sull’etichettatura CE, riportano un marchio quasi identico all’originale e giustificato come acronimo di China Export”, denunciano Angelo Ciocca e Matteo Salvini, eurodeputati della Lega Nord.

Interrogazione della Lega Nord alla Commissione

Sul tema l’eurodeputato e il segretario del Carroccio hanno presentato una interrogazione alla Commissione europea. “Il consumatore spesso e volentieri viene ingannato da un marchio fraudolento e di conseguenza acquista prodotti non garantiti dal punto di vista sanitario e confezionati con materiali pericolosi. Si tratta di una vera e propria truffa che causa un’illecita concorrenza e un grave danno ai commercianti italiani rispettosi delle leggi e sottoposti a severi controlli sul prodotto”.

Sanzioni previste dalla legge, ma non applicate

Le sanzioni ci sarebbero, ma, denunciano i due eurodeputati, sembra che nessuno faccia niente. “Nonostante esista un decreto relativo alla conformità europea che prevede sanzioni amministrative che vanno da mille a 6 mila euro per chiunque utilizzi sigle confondibili con la marcatura europea questo non pare sufficiente a reprimere il commercio di prodotti contraffatti riportanti il citato marchio non originale”.

I deputati della Lega chiedono alla Commissione di intervenire

Per questo i deputati europei chiedono alla Commissione di fornire dati e statistiche relative alle sanzioni effettivamente erogate per la contraffazione del marchio CE. Inoltre chiedono se l’Istituzione guidata da Jean Claude Juncker intenda sollevare la questione delle merci contraffatte nel prossimo vertice UE – Cina che avrà luogo, presumibilmente, a giugno 2017. Vertice in cui si parlerà proprio di commercio. Pechino infatti vorrebbe vedersi riconosciuto lo status di economia di mercato. Riconoscimento che lascerebbe alle merci e alle imprese cinesi una maggiorare libertà di azione ingiro per il mondo. Con conseguenze negative per l’economia europea che si deve confrontare ogni giorno con un concorrente sleale.

Affari Italiani,17 marzo 2017

 

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