Coldiretti: “Basta con il cibo contraffatto in campo a tutela della nostra salute”

Arezzo, 22 gennaio 2016 – “Dal finto olio extravergine al pane al carbone vegetale, che portano danni diretti a prodotti di eccellenza del nostro territorio, fino alle conserve di pomodoro cinesi, alla mozzarella con cagliate straniere e al pesce avariato di cui siamo ovviamente, purtroppo, inconsapevoli consumatori.

E’ davvero ora di dire basta”. Sono parole del presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo, Tulio Marcelli, nel commentare positivamente il bilancio degli ultimi tre anni di attività dei Carabinieri dei Nas, recentemente presentato in Commissione Agricoltura del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle frodi nel settore alimentare.

“Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto – afferma ancora Marcelli – confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare per combattere un crimine che genera un business da 15,4 miliardi. “Il risultato è che – prosegue Marcelli – gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta. Ma noi non ci fermeremo fino a quando non otterremo certezze per i cittadini su origine e provenienza del cibo, che noi però siamo in grado di garantire in tutti i nostri mercati, botteghe e agriturismi del progetto Campagna Amica”. Le frodi agroalimentari per questo “vanno perseguite – insiste Marcelli – con un sistema punitivo adeguato come opportunamente previsto dalla proposta di riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari presentata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare che è presieduta da Giancarlo Caselli”.

“Coldiretti Arezzo – afferma il direttore Mario Rossi – è davvero protagonista in questa battaglia per la legalità agroalimentare: ricordo ancora con emozione l’incontro da noi organizzato – insieme all’Osservatorio sulla Criminalità nell’Agricoltura e sul Sistema Agroalimentare – sul tema delle agromafie, che si tenne all’interno della grande kermesse di Agri Young, la festa dei giovani di Coldiretti ad Arezzo, e a cui prese parte proprio il presidente Caselli, insieme al presidente nazionale Coldiretti, Roberto Moncalvo”. “Ma la nostra battaglia, la battaglia di tutta la Coldiretti per promuovere la legalità in campo agroalimentare non si ferma – continua Rossi – va avanti perché vogliamo tutelare la salute dei cittadini, il nostro cibo. Di fatto combattiamo le Agromafie insieme per dare un futuro alle giovani generazioni. Attraverso il nostro progetto di Campagna Amica garantiamo maggiore sensibilità, maggiore conoscenza dei prodotti, maggiore attenzione del consumatore nelle scelte d’acquisto. Registriamo – conclude Rossi – una crescita culturale ed un interesse costante verso l’eccellenza della nostra enogastronomia.

La concorrenza ha creato interessanti opportunità di spesa per i cittadini che hanno premiato un modello che valorizza il Made in Italy e garantisce sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente al giusto prezzo”. C’è, infatti, ancora molto da fare, visto che, dai dati Coldiretti risulta che quasi la metà della spesa è anonima per colpa della contraddittoria normativa comunitaria che obbliga a indicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, ma non per i prosciutti, per l’ortofrutta fresca, ma non per quella trasformata, per le uova, ma non per i formaggi, per il miele, ma non per il latte.

La Nazione.it,22/01/2016

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