Close the Laogai!Free Tibet!Free Karen!Free Press in China!

In Nome di tutti coloro che non possono più parlare

“Assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani”. Con queste parole, nell’aprile del 2001, Kiu Jingmin, vice presidente del Comitato Olimpico di Pechino, riuscì a convincere il Comitato Olimpico Internazionale ad assegnare alla Cina i Giochi Olimpici 2008. La situazione dei diritti umani nel Paese sta, invece,  peggiorando di giorno in giorno: i più di mille Laogai, le migliaia di esecuzioni capitali con relativa vendita degli organi umani, le centinaia di migliaia di aborti forzati e sterilizzazioni, la repressione della libertà di stampa, la persecuzione di tutte le chiese e di tutti i dissidenti sono i crimini perpetrati dal regime di Pechino. Quel regime che sostiene con armi e finanza la giunta dittatoriale e narcotrafficante di Myanmar e il regime che massacra i cristiani nel Darfur. In Birmania orientale il popolo Karen combatte una battaglia disperata contro la giunta militare, appoggiata anche da multinazionali come la Chevron. I Karen sono pronti a morire per difendere la loro cultura e tradizioni e distruggono le industrie che producono la droga destinata a uccidere i nostri figli.

Dal 10 marzo al 27 luglio sono state registrate rivolte in 76 centri in Tibet, nel Qinghai,
nel Guansu,  nel Sichuan, nello Xinjiang (Turkestan orientale) e nella Mongolia meridionale. La Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano (CISL), con il Governo Tibetano in esilio, hanno  identificato più di trecento morti per torture, sevizie, fame o semplicemente uccisi dal piombo della polizia nelle suddette regioni. Migliaia sono stati arrestati. Le persecuzioni, gli arresti e gli eccidi continuano. Monaci vengono arrestati e torturati. La campagna di “rieducazione patriottica” continua.  In Tibet vi sono almeno 24  Laogai dove i Tibetani vengono detenuti, costretti al lavoro forzato e spesso uccisi.  Drapchi, Chushur, Bomi/Powo, le prigioni di Lhasa e di Shengyebo sono alcuni tra i tanti Laogai stracolmi di patrioti  tibetani. Sono ancora fresche nelle nostre menti le foto del massacro al Monastero di Kirti nella provincia tibetana di Amdo, che attualmente fa parte della provincia cinese del Sichuan come quelle del massacro del 3 aprile di 11 Tibetani nel Sichuan anche loro caduti sotto le pallottole della polizia comunista. E’ per loro che ci dobbiamo battere, per tutti coloro che non possono più parlare !
Nonostante ciò, le autorità politiche ed economiche nazionali ed internazionali occidentali continuano imperterrite a collaborare con Pechino. I mass media presentano, prevalentemente, l’immagine di una Cina in prodigiosa crescita economica e con un promettente progresso sociale. Sia le une che gli altri, quindi, alimentano il consenso e l’ammirazione per questo paese dove una dittatura commette crimini mostruosi e sfrutta il proprio popolo a vantaggio di una ridotta nomenklatura di partito.

Il mondo deve essere molto riconoscente ai martiri Tibetani e non solo per la giusta causa del Tibet ma perchè è grazie a questi martiri che i crimini del regime di Pechino sono di nuovo apparsi sulle pagine dei nostri giornali ed solo grazie a loro che  l’ipocrisia delle Nazioni Unite e delle istituzioni sportive, politiche e finanziarie internazionali diventa sempre più palese . E’ solo grazie a loro che molti, di diverse opinioni politiche, si riuniscono in questa giusta grande battaglia ideale.

Ricordiamo che Solzenicyn ha ripetutamente dichiarato che il regime sovietico si reggeva solamente grazie all’aiuto tecnologico e finanziario dell’Occidente. Lo stesso vale per la Cina capital-comunista di oggi. Nel suo libro “Vodka Cola” il famoso sindacalista americano Charles Levinson ha denunciato come sin dagli anni ’20 del secolo scorso le banche americane ed europee collaboravano con il regime sovietico per produrre nei Gulag e vendere in occidente.

I popoli baltici lo insegnano. Nonostante cinquant’anni di oppressione comunista sovietica, di persecuzioni, con centinaia di migliaia di lituani, lettoni e estoni  spariti nell’inferno dei gulag e nonostante il tradimento dell’occidente,  i paesi baltici vivono oggi in libertà, pregano in pace, parlano le loro lingue e sventolano le proprie bandiere.
Sono molti i popoli del mondo che rifiutano di essere omologati come semplici “statistiche” o “consumatori” alla mercè del “mercato globale” ma che vogliono, invece, essere veri e propri popoli orgogliosi delle loro tradizioni e della propria identità.

Nonostante la forte repressione, le rivolte popolari contro lo sfruttamento, la corruzione, gli aborti, le sterilizzazioni e gli sfratti forzati aumentano in Cina.  L’imbarazzo tra i circoli politici e finanziari internazionali aumenta perchè tutti sanno che sono i cinesi che si fanno beffe dei principi olimpici che parlano di valori etici e di dignità umana, quella dignità umana che il CIO ha ignorato e il regime di Pechino ha insanguinato. Tutti hanno una coscienza e non è sempre facile metterla a tacere. Anche gli atleti: “Per il Tibet libero rinuncerei ai giochi” ha recentemente dichiarato Margherita Granbassi, candidata all’oro del fioretto. Imke Duplitzer, un atleta tedesco riferendosi a Gao Zhisheng., l’avvocato recentemente sparito nell’inferno dei Laogai ha chiesto “Tutti e due ci battiamo per qualcosa  : io mi batterò per una medaglia, lui per la giustizia. Che cosa è più importante ?” Il tentativo di Pechino e dei suoi complici occidentali di fare delle Olimpiadi una grande campagna di immagine per la Cina sta fallendo e si sta rivelando un boomerang. Come  nel caso dell’URSS nel 1991,  le banche e le multinazionali non riusciranno a salvare il regime cinese, quel regime che è stata fonte, per decenni, di grandi profitti prodotti letteralmente sul sangue e sulla pelle di milioni di lavoratori e detenuti sfruttati e di centinaia di migliaia di disoccupati in occidente.

Per i martiri tibetani, cinesi e karen vale quello che Tertulliano disse dei martiri cristiani : il loro sangue è seme, da cui potranno crescere le radici di una nuova Cina, di un nuovo Tibet e, infine, di un nuovo mondo dove sarà ristabilita la predominanza di valori etici e morali su tutte le altre considerazioni di carattere  materiale e utilitaristico.

Solamente allora i martiri potranno riposare in pace !

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